Il Roi e la reputazione del brand nel social media marketing

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I manager anche in Italia iniziano a trovarsi più a proprio agio con l’approccio a blog e social network intesi come parte delle loro comunicazioni di marketing ed hanno naturalmente rivolto la loro attenzione anche alle domande riguardanti il ​​ritorno nell’investimento dei social media. Chiaramente non c’è carenza di interesse per l’argomento nemmeno all’estero dove su Google la chiave “Roi social media” è stata cercata milioni di volte. Innumerevoli sono poi, sia in Italia che all’estero, il numero delle conferenze in cui viene trattato l’argomento roi e social media marketing.

Eppure, nonostante la grande quantità di dati e di ricerche, la risposta alla domanda “come calcolare il roi di una campagna di social media marketing?” rimane in gran parte insoddisfacente e approssimativa.

Le difficoltà nel calcolo del Roi nel social media marketing

Una parte del problema dell’utilizzo del social media marketing nell’ambito della strategia aziendale è che il ritorno degli investimenti sui social media non sarà sempre misurato in denaro, ma anche per mezzo dei comportamenti dei clienti legati a particolari aspetti delle applicazioni social multimediali: un esempio sono gli obiettivi proposti nelle campagne pubblicitarie facebook come l’aumento dei “mi piace” alla pagine, il numero di click verso il sito web dell’azienda, il numero di impression o la generica interazione.

La maggior parte dei manager vorrebbe enfatizzare gli obiettivi tradizionali come le vendite dirette, le riduzioni dirette dei costi e gli aumenti in quota di mercato utilizzando i social media.
In definitiva, però, pur essendo vero che risultati come questi sono la linea di fondo per qualsiasi manager e che un marketer che vorrebbe sempre sapere l’effetto immediato sulle vendite di una particolare campagna, legare azioni dei social media direttamente alle vendite risulta particolarmente difficile.

Un aspetto sottovalutato è che tramite i social media sia possibile apportare risparmi reali alle aziende ad esempio migliorando l’efficienza delle ricerche di mercato: è l’esempio di Vitabiotics, che riuscì a risparmiare cifre notevoli e migliorare la ricerca di nuovi prodotti con la creazione di una community.

Un metodo per tracciare il roi del social media marketing può essere l’uso dei dati storici: conoscendo il valore di ciascun cliente (il così detto life time value) e sapendo, ad esempio, che il life time value medio è di 100 euro, e che una persona su 30 che hanno visto il tuo portfolio/video diventano tuoi clienti puoi rapportare 100/30 = 3,33€ per ogni visione del video/portfolio.

Altri aspetti da considerare nel ROI del social media marketing: la reputazione del brand

Naturalmente ormai l’esigenza di essere presenti nei canali sociali va al di là delle esigenze classiche e misurabili di roi ma va a combaciare con l’immagine dell’azienda, andando a toccare tutti quei tasti che prevedono l’opinione dei consumatori rivolta al proprio brand.

Numerosi sono poi i servizi dedicati all’acquisto di followers, basti pensare ad esempio a buzzoid, così come sono molti anche i servizi, come Magicviral, su come comprare visualizzazioni.

Questi servizi sono utili per il tuo business? Sì, anche se non è una buona idea affidarsi completamente alla compravendita di followers, visualizzazioni e così via.

Comprare followers e visualizzazioni: alcune “regole del gioco”

Le impressioni di Instagram ad esempio hanno un impatto sulla qualità del tuo prodotto o servizio? Certamente no. Ma una pagina con impressioni basse può comunque offrire un ottimo rapporto qualità-prezzo ai clienti. Le metriche come le impressioni non sono importanti perché migliorano il tuo prodotto. Piuttosto, sono importanti perché fanno sembrare il tuo prodotto migliore.

Questo può sembrare illogico, ma è del tutto vero che chi visita la tua pagina di Instagram guarderà cose come impressioni, reach, numero dei like e di condivisioni per valutare la credibilità del tuo sito, e di conseguenda la credibilità del tuo brand. Ora, questi numeri non hanno nulla a che fare con ciò che offri ai tuoi clienti e clienti. Eppure, le persone cercheranno conferme da altri visitatori del tuo sito.

Cosa succede se hai appena configurato la tua pagina? Spesso le persone semplicemente la evitano fino a quando non accumulerà i numeri giusti per essere “accettabile”.

Il trucco per creare la giusta percezione è giocare in modo intelligente. Per alcuni brand minori questa strategia può funzionare, ma è ovvio che si parla solo di una veloce partenza: nessun azienda dovrebbe mai pensare di affidarsi solamente all’acquisto di followers, piuttosto deve prendere questo tipo di servizio come avviamento e spingersi a conquistare veri utenti interessati alle proprie attività. Avere molti fan ad esempio, ma non profilati, può anche essere un problema: avere 100000 fan e ricevere 2 like a post può essere molto sospetto e ispirare poca fiducia nei consumatori.

Se la tua priorità è semplicemente avere un grande follower, questi servizi possono sicuramente aiutare, ma ricordate i rischi: questi follower probabilmente non apprezzeranno mai o commenteranno un post, e se hai preso da una tonnellata di follower falsi, potresti rovinare la tua credibilità di fronte al tuo vero pubblico. D’altro canto, questi servizi possono anche servire per “riparare” a un post o un video di minore successo, cercando di “correggere” i numeri per non diminuire il valore della percezione del brand nel suo complesso.

   
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