Il primo conflitto Greco-Persiano (Maratona): riassunto breve università

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Anche se la ribellione e le rivolte ioniche erano statate represse, coloro che l’avevano supportata, Atene ed Eretria, erano ancora impunite. Inoltre Atene nel 507 a.c. si era virtualmente sottomessa al Gran Re offrendo terra ed acqua, anche se l’assemblea popolare non aveva ratificato la cosa, perciò poteva essere vista come una traditrice.
Mardonio, genero di Dario, fu inviato nel 493-492 a.c. a capo di una spedizione il cui compito principale era ristabilire la dominazione persiana in Tracia e Macedonia, coinvolte nelle rivolte; inoltre ristabilì la pace in molte città ioniche e assunse il controllo dell’Ellesponto, concentrandovi truppe e navi.
La tesi che questa fosse la base per un attacco alla Grecia era solo propaganda ateniese costruita sulla base delle invasioni successive, Mardonio infatti tornò a casa dopo aver completato la propria missione in Macedonia e Tracia, senza toccare l’Ellade
Le guerre persiane influenzarono pesantemente l’evoluzione politica di Atene, a partire dalla salita al potere di Temistocle fino al suo esilio.
Temistocle assunse la carica di Arconte eponimo (la carica suprema di Atene, quella che dava il nome all’anno in corso) nell’anno 493-492 a.c; anche se Atene era ufficialmente portata verso la mediazione o comunque l’evitare tensioni con la Persia, Temistocle era fondamentalmente anti-persiano. L’importanza di Temistocle fu l’aver richiamato l’attenzione sull’importanza della flotta.
L’arcontato di Temistocle fu l’atto di nascita della potenza marittima ateniese e uno dei sui maggiori lasciti fu l’ampiamento del Pireo (che comprendeva 3 porti naturali).Temistocle fu però sconfitto dagli oppositori, che portarono al potere Milziade, capo di un orientamento totalmente anti-persiano, senza compromessi che puntava ad una strategia militare difensiva basata sulla falange oplitica.
Il riarmo navale fu interrotto e riprese solo nel 483 a.c. e la prima invasione persiana in terra greca non fu una sorpresa ma fu preparata a lungo.

Gli avvenimenti della prima guerra persiana secondo Erodoto

Secondo Erodoto, il Gran Re Dario preparò l’invasione sin dall’attacco ionico-ateniese a Sardi del 498, ordinando che gli fosse ricordato ogni giorno da un servo. Secondo Erodoto Dario aveva varie motivazioni come vendicare la distruzione del tempio di Kybele operata dai greci, distruggendo i loro templi e vendicare il tradimento di una città virtualmente a lui sottomessa.
Secondo Erodoto, sempre in tema pro-ateniese, l’attacco punitivo verso Atene ed Eretria era in realtà votato a conquistare tutta la Grecia anche perché la semplice distruzione di Atene, al ritiro dei persiani, avrebbe generato un vuoto di potere in Grecia che avrebbe potuto favorire la pericolosa Sparta. I Persiani si erano dunque allineati con Ippia, tiranno scacciato da Atene, e volevano sfruttarlo per ripristinare una tirannide filopersiana ad Atene e da essa influenzare la Grecia, in modo da mettere Sparta in minoranza.
Dario inviò messaggeri in tutta l’Ellade per pretendere dalle varie città la cessione simbolica di terra ed acqua (sottomissione), nel tentativo di isolare Atene. Molte di queste città accettarono, tra cui Egina, la cui posizione era molto pericolosa per Atene.
A sorpresa intervenne Sparta che impose il proprio potere ad Egina, togliendo al Gran Re una posizione importante. Questo era una segno che tra Atene e Sparta esistevano già degli accordi.

La Spedizione contro Atene del 490 a.c. e fu affidata a Dati al genero del gran re Artaferne.
Partita a fine primavera la flotta persiana, invece che puntare all’Ellesponto decise di attraversare l’Egeo, puntando su Nasso che venne sottomessa ed i templi dati alle fiamme (dopo il fallimento di Aristagora anni prima).
La flotta proseguì poi attaccando isole minori ed infine attaccò Eretria che, abbandonata da Atene, cadde dopo una settimana, con i suoi templi bruciati e gli abitanti deportati. La flotta proseguì ancora e verso gli inizi di settembre gettò l’ancora di fronte a Maratona (Attica nord-orientale).

Lo scontro dei persiani con Atene nella prima guerra persiana

Cogliere Atene di soprpresa non era possibile ed a stagione così avanzata la mossa di Artaferne e Dati era chiaramente un gesto intimidatorio: si volevano logorare gli ateniesi, tra minaccie e promesse, per dividere la città e far salire la fazione filopersiana/filotirannica, permettendo così la reinstallazione del Tiranno da loro auspicato.
La piana di Maratona era l’ideale per la potente cavalleria persiana perciò i persiani potevano attendere la resa di Atene oppure aspettare l’uscita dell’esercito per permettere ai filotirannici di prendere il potere nella città sguarnita di truppe.
Atene si era preparata da tempo all’arrivo dei persiani ed infatti quando giunse la flotta l’esercito si diresse subito verso Maratona.
La decisione fu presa dall’Assemblea del popolo e dal Consiglio di Guerra dei Dieci Strateghi, organo fondato circa 10 anni prima.
Capo di questi strateghi era Milziade, che ordinò la liberazione degli schiavi per rafforzare la falange e SI DICE che mandò un corridore di nome Filippide a chiedere aiuto a Sparta. Non si sa per quanto i due contendenti si fronteggiarono, ma fu stranamente Milziade a prendere l’iniziativa anche se i rinforzi spartani non erano ancora giunti poiché erano nel sacro periodo di non belligeranza delle Carnee sacre ad Apollo.

La versione di Erodoto rende Atene molto eroica, mentre una tradizione secondaria ionica racconta che alcuni schiavi ionici fuggirono dal campo persiano e informarono i greci che i persiani stavano caricando le truppe sulle navi per attaccare Atene dal mare.
Approfittando della debolezza delle linee nemiche Milziade attaccò con gli opliti, dando inizio ad una lunga battaglia che fu vinta quando gli ateniesi e plateesi sfondarono i persiani dai lati ed aiutarono i compagni in difficoltà al centro.
Furono però catturate solo 7 navi mentre il resto della flotta fuggì illeso. Le stime che parlano di 6400 soldati nemici sconfitti sono esagerate. Gli spartani giunsero sul campo poco dopo la fine della battaglia.
È probabile che i persiani non fuggirono terrorizzati, anzi per loro era stato solo un breve attacco alla loro retroguardia, il grosso della flotta era già in mare pronta ad attaccare Atene. Se Dati e Artaferne rinunciarono all’attacco fu solo perchè la fazione filotirannica non era riuscita ad imporsi all’interno delle mura cittadine.

Tra le famiglie filotiranniche fu inclusa la famiglia degli Alcmenoidi , la famiglia di Pericle.

   
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