Il mesolitico riassunto breve (ricerca per elementari, medie e superiori)

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Il mesolitico corrisponde alla fase di adattamento degli ultimi gruppi di cacciatori-raccoglitori europei ai cambiamenti climatici ed ambientali che interessano la prima parte del Postglaciale. Le mutate condizioni climatiche, determinando lo scioglimento delle lingue glaciali sulle principali catene montuose e della calotta che ricopriva la parte centro-settentrionale del continente, provocano la progressiva risalita del livello marino e l’assentarsi delle linee di costa sui livelli attuali. La vegetazione ritorna a colonizzare le aree precedentemente occupate dai ghiacci e il bosco si diffonde, con modalità differenti. Il popolamento umano si estende verso l’Europa settentrionale e sui territori montani, che non rappresentano più ostacoli invalicabili, mentre si amplia la varietà di nicchie ecologiche e di risorse vegetali ed animali che l’uomo può sfruttare.

Il mesolitico (dal greco μὲσος, mesos=medio e λίθος, líthos=pietra) o epipaleolitico è il periodo intermedio dell’Età della pietra che va dal 10.000 al 8000 a.C, definito per questo l’età della pietra di mezzo.

Il Mesolitico in Europa viene suddiviso in quattro periodi, ciascuno caratterizzato da conoscenze e tecniche leggermente diverse:

  1. Maglemosiano
  2. Aziliano
  3. Sauveteriano
  4. Tardenoisiano

Durante il Mesolitico si elaborano tecniche sofisticate di lavorazione della pietra, come quella della “microlitica“, nella quale piccole schegge di selce fissate a manici in legno o in osso sono utilizzate per costruire utensili per la caccia e la raccolta dei vegetali.

Si ha inoltre uno sviluppo delle armi da lancio e in particolare si generalizza l’impiego dell’arco e della freccia, soprattutto in Europa. Ciò è dovuto a rilevanti cambiamenti nella composizione delle prede, tra le quali spariscono i grandi migratori, in seguito al riscaldamento del clima. L’uomo deve adattarsi al nuovo ambiente di foreste e conosce una crescita demografica senza precedenti.

Nell’Italia settentrionale, in particolare nell’area nord-orientale compresa tra lo spartiacque alpino e quello appenninico, le ricerche condotte negli ultimi 40 anni hanno restituito una notevole mole di dati, permettendo di delineare un quadro di sintesi sul popolamento durante questo periodo.

In ambito emiliano, gruppi diversi appaiono insediati nei principali bacini idrografici appenninici, di cui le comunità mesolitiche, ancora caratterizzate da uno stile di vita fondato su u accentuato nomadismo, sfruttavano le diverse nicchie ecologiche secondo un ritmo dettato, almeno in parte, dal succedersi delle stagioni.

I ritrovamenti di tracce più o meno consistenti di accampampenti o postazioni di sosta si collocano in divrse posizioni altimetriche e topografiche, in prossimità dello spartiacque, in corrispondenza di passi o piccoli ripiani localizzati vicino a bacinetti lacustri, su pianori lungo la prima fascia collinare, fino a oltre 700 metri di altitudine, e nella prima pianura.

Questi ultimi in particolare sonon ben documentati nell’area di Bologna, dove la localizzazione degli insediamenti riflette la tendenza dei gruppi mesolitici a sfruttare le aree ubicate in corrspondenza dello sbocco in pianura dei corsi d’acqua appeninici costellati di zone umide, ricche di risorse vegetali e animali: è il caso di Colunga e di Casalecchio del Reno.

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