Il contratto collettivo di lavoro: riassunto e schema diritto del lavoro

La contrattazione collettiva, dà regole comuni: è una fonte autonoma di produzione normativa che si interseca con le disposizioni legali, è uno strumento utilizzato per definire bilateralmente le conduzioni economico-normative dei rapporti di lavoro.

È un accordo tra un gruppo di lavoratori e un datore di lavoro o un gruppo di datori di lavoro per determinare le condizioni applicabili ai rapporti di lavoro individuale.

In genere è specificamente disciplinato solo nel settore pubblico.

Il contratto collettivo è uno strumento per definire bilateralmente le condizioni economico-normative dei rapporti di lavoro; rappresenta il raggiungimento più o meno stabile dell’equilibrio tra i contrapposti poteri sociali, rappresenta dunque un punto di equilibrio tra le contrapposte aspettative sociali dei diversi gruppi di interesse attraverso clausole obbligatorie, con esso abbiamo la composizione principale del conflitto di interessi tra datori di lavoro e lavoratori, inoltre rappresenta l’attività attraverso la quale il sindacato tutela gli interessi dei soggetti che rappresenta.

Esso è formato da una PARTE NORMATIVA e una PARTE OBBLIGATORIA:

  1. Parte normativa: è finalizzata alla disciplina dei rapporti individuali, essa contiene le clausole che regolano i rapporti di lavoro fissando i diritti e gli obblighi del datore di lavoro e del lavoratore, vengono disciplinati minuziosamente tutti gli aspetti del rapporto di lavoro.
  2. Parte obbligatoria: è la parte che apre il contratto, definisce le relazioni tra i soggetti collettivi ed introduce gli obblighi tra le parti che hanno stipulato il contratto (es. clausole di regolamentazione del conflitto collettivo + clausole istituzionali: le parti creano un organismo per eleggere le rappresentanze sindacali + clausole che riguardano l’interpretazione del contratto nel caso in cui ci siano problemi di questo genere): regolamenta i rapporti tra le parti, disciplina cioè l’attività di negoziazione che si svolge tra i sindacati e i datori di lavoro

Evoluzione storica del sistema di contrattazione collettiva in Italia

  • ANNI 50’ prevalenza livello interconfederale: debolezza contrattazione nazionale di categoria, contrattazione aziendale inesistente
  • FINE ANNI 50’ INIZIO ANNI 60’, contratti stipulati dalle commissioni interne (su istituti retributivi, quindi premi e incentivi) con disconoscimento della natura collettiva e riconoscimento della natura asindacalecontratti plurisoggettivi
  • ANNI 60’ i CCNL diventano il fulcro della struttura contrattuale, affiorano i primi contratti aziendali soprattutto grazie all’intervento del sindacato esterno, per lo più quest’ultimi si riferivano ai cottimi, a forme retributive incentivanti diverse rispetto a quelli nazionali
  • PROTOCOLLO INTERSIND-ASAP 1962 contrattazione aziendale svolta dai sindacati provinciali di categoria, in cambio del loro riconoscimento questi sindacati dovettero accettare l’inserimento nei contratti delle “clausole di pace sindacale” che regolano il diritto di sciopero.
  • FINE ANNI 60’- INIZIO ANNI ’70 contrattazione non vincolata, ciascuno dei due livelli di contrattazione è formalmente autonomo inoltre la contrattazione aziendale può essere aperta in qualsiasi sede e momento e per qualsiasi momento, durante la vigenza del CCNL forte decentramento; la contrattazione aziendale svolge un ruolo non più meramente integrativo ma prevalentemente modificativo-sostitutivo rispetto a quello nazionale
  • ANNI 80’ centralizzazione del sistema, il CCNL torna al centro della struttura contrattuale
  • PROTOCOLLO 23/07/1993 protocollo come “carta costituzionale” delle relazioni industriali italiane, si formalizza la struttura basata su due livelli: nazionale di categoria e aziendale (per materie e istituti diversi e non ripetitivi, rispetto a quelli del contratto nazionale + gestione degli effetti sociali connessi alle trasformazioni aziendali come le innovazioni tecnologiche, organizzative e i processi di ristrutturazione che influiscono sulle condizioni di sicurezza, lavoro e occupazione anche in relazione alla legge sulle pari opportunità), previsto un periodo di vigenza dei CCNL (4 anni per parte normativa e 2 anni per parte economica). Vengono inoltre identificati nelle RSU i soggetti competenti a stipulare contratti nazionali.

STRUTTURA DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA:

È articolata verticalmente su tre livelli

  1. Interconfederale (accordi interconfederali)
  2. Nazionale di categoria (CCNL)
  3. Decentrato (contratti decentrati)

Livello interconfederale: accordi stipulati a livello nazionale dalle confederazioni di sindacati e dei datori di lavoro per fornire una disciplina uniforme con riferimento ad un determinato istitutoregolazione uniformi per una pluralità di professionisti. (es. licenziamenti, RSU…)

Livello nazionale di categoria (CCNL): stipulato con periodicità fissa dalle federazioni nazionali di categoria delle parti; disciplina per ciascuna categoria sia i minimi di trattamento economico-normativo applicabili ai rapporti individuali di lavoro, sia le relazioni tra i soggetti sindacali stipulanti: Sono compilati dai sindacati a seconda del settore produttivo (es metalmeccanici, CGL), molte organizzazioni sindacali possono contrattare, non c’è una legge che limita chi può o meno contrattare.

*I contratti nazionali si distinguono in contratti per i lavoratori e per i dirigentitutelano diritti diversi

*contratti in base al tipo di impresa (sia settore privato che pubblico)

Livello decentrato (secondo livello):

  1. Livello territoriale (provincialeedilizia, agricoltura, commercio o regionaleartigianato)
  2. Livello aziendale (singola o gruppi di imprese) e sub-aziendalefiliale, reparto, stabilimento

Non c’è l’obbligo di inserire un contratto di secondo livello, esso ha infatti la funzione di integrare e completare la disciplina dettata dal Contratto nazionale nelle materie eventualmente non trattate a livello nazionale, talvolta interviene su singoli problemi di gestione aziendale (contratto aziendale gestionale)

Efficacia soggettiva: limitata ai soli lavoratori e datori iscritti alle organizzazioni sindacali stipulanti;

Consenso bilaterale: entrambe le parti devono avere la volontà di sottoporsi alla disciplina collettiva (rinvio formale); i soggetti stipulanti, stipulano per i loro iscritti, i diritti dei lavoratori sono garantiti solo se egli è iscritto a quell’associazione in virtù della rappresentanza. Se non si è iscritti, si può comunque estendere tali contratti ad opera della giurisprudenza e del legislatoreper il contratto individuale, si fa riferimento al contratto collettivo di categoria, gli viene applicato anche se non è iscritto. Se il datore di lavoro è iscritto invece, i contratti stipulati si applicano a tutti i dipendenti.

*C’è una retribuzione minima che deve spettare a ciascun lavoratoretrattamento minimo fissato dal contratto collettivo nazionale che va a sostituire o integrare quello fissato nel contratto individuale per raggiungere il trattamento minimo

Efficacia oggettiva: indica il rapporto tra contratto collettivo ed individuale:

-INDEROGABILITÀ IN PEIUS DEL CONTRATTO COLLETTIVO DA PARTE DEL CONTRATTO INDIVIDUALE: il contratto individuale non può disporre trattamenti economici e normativi peggiori per il lavoratore automatica sostituzione delle clausole con contenuto peggiorativo

-AMMESSA LA DEROGABILITÀ IN MELIUS DEL CONTRATTO COLLETTIVO DA PARTE DEL CONTRATTO INDIVIDUALE: il contratto individuale può introdurre deroghe migliorative

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