Il consiglio europeo – definizione e riassunto – appunti diritto europeo

Unfinished European Union Flag puzzle

Il consiglio è il protagonista principale, quando non unico, dell’esercizio del potere decisionale dell’UE: da un lato, spetta ad esso dare, in coordinamento con il CEU, gli indirizzi politici dell’UE e prendere quelle decisioni istituzionali non riservate al CEU; dall’altro, è esso che, insieme al PE, esercita il potere legislativo.

Il consiglio è composto dai rappresentanti dei ministeri dei vari SM (art. 16 TUE): prende infatti il nome di Consiglio dei ministri. Da qui, le diverse formazioni in cui il CM può riunirsi (Eco-Fin, Eurogruppo, giustizia-affari interni, Affari esteri con Alto Rappresentante, Affari generali ecc.).

La struttura del consiglio assomiglia ad una piramide : 1) alla base vi sono gruppi di lavoro, specializzati per materia e composti da funzionari degli SM, ai quali è affidato l’esame tecnico dei singoli dossier; 2) quando il testo è quasi pronto viene esaminato dal COREPER (Comitato dei rappresentanti permanenti: ambasciatori degli SM), I e II, il quale cerca di trovare soluzioni a punti eventualmente lasciati irrisolti dai gruppi; 3) infine, ai ministri spetta soltanto risolvere i (pochi) punti eventualmente lasciati irrisolti dal COREPER.

Risulta evidente come non del tutto infondata risulta essere l’affermazione per cui le norme dell’UE sarebbero fatte dai tecnici e non dai politici, posto il “grosso” del lavoro viene svolto dai gruppi.

Il CM, nelle sue varie articolazione, è presieduto a turno dagli SM sulla base di un sistema di rotazione semestrale (cd. Presidenza europea); fa eccezione la presidenza del Consiglio Affari esteri, la quale è riservata all’Alto Rappresentante (salvo per quanto riguarda il COREPER).

Il CM è, infine, assistito da un apparato amministrativo, il Segretariato generale, al cui vertice è posto il Segretario generale nominato a maggioranza qualificata.

In alcuni casi espressamente previsti, i ministri rappresentanti degli SM si riuniscono e deliberano in quanto tali e non in quanto componenti del consiglio: in questo caso la decisone non è presa dall’istituzione comunitaria, ma da un organo intergovernativo (es. nomina giudici CG).

Il consiglio decide, generalmente, a maggioranza qualificata (pochi sono oggi i casi in cui decide a maggioranza semplice: è stata sostanzialmente invertita la regola); per quanto attiene all’unanimità, contrariamente al passato ove era prevista in maniera diffusa, è ora confinata alle sole decisioni politicamente sensibili (fra tutte, la PESC e la materia fiscale) .

Oggi il consiglio decide a porte aperte, salvo che per alcune decisioni (cd. a sorpresa).

A differenza della maggioranza semplice e dell’unanimità, ove il voto di ciascun SM ha un peso identico, la maggioranza qualificata nel caso del consiglio (ma anche del CEU), si basa su un sistema che tiene conto della diversa grandezza degli SM.

Inizialmente, i Trattati si limitavano a prevedere per per ciascun SM un certo numero di voti commisurato, con qualche aggiustamento, al peso economico e demografico.

Con il Trattato di Nizza sono stati riassegnati i voti ponderati (si spiega la litigiosità di questo Trattato) e si sono aggiunti due ulteriori criteri: oltre alla maggioranza dei voti, serve il 55 % degli SM e il 62 % della popolazione totale dell’UE (quest’ultimo criterio soltanto se invocato). Questo sistema di voto è rimasto applicabile al CEU fino al 31 Ottobre 2014, mentre rimarrà applicabile per il consiglio fino al 31 Marzo 2017.

Il Trattato di Lisbona ha sostituito il precedente criterio con un meccanismo di doppia maggioranza (eliminando la maggioranza dei voti ponderati): esso richiede il 55 % degli SM (di almeno 15 di questi) e la rappresentanza del 65 % della popolazione totale dell’UE. In ogni caso, l’eventuale minoranza di blocco deve essere rappresentata da almeno 4 SM, altrimenti la maggioranza qualificata si considera raggiunta anche se le soglie di cui sopra non sono rispettate.

Tuttavia, anche un solo SM può chiedere, in deroga, l’applicazione dei criteri di Nizza.

Il paradosso è che raramente si vota (più o meno, solo nel 15 % dei casi): sovente, la presidenza di turno porta un testo e afferma di avere un consensus; se poi non incontra obiezioni, il testo si considera approvato anche senza votazione.

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