Il codice delle pari opportunità nell’ordinamento italiano (riassunto diritto del lavoro)

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impresa-familiare in diritto commerciale spiegazione

Nell’ordinamento italiano, le direttive antidiscriminatorie sono state recepite dal codice della pari opportunità.
1. Parità retributiva: generale divieto di qualsiasi discriminazione diretta e indiretta, inoltre i sistemi di classificazione professionale devono adottare criteri comuni per uomini e donne ed essere elaborati in modo da eliminare le discriminazioni.
2. Parità di trattamento: divieti di discriminazione nell’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale e nelle condizioni di lavoro, parità di accesso agli organi delle società per risolvere il problema dello squilibrio di genere ai vertici delle imprese italiane (legge del 2011), ovvero le quotate e le controllate dalle PA devono introdurre disposizioni statutarie in grado di riservare una quota paria a 1/3 del CDA e del collegio sindacale al genere meno rappresentato.
3. Parità di genere nei regimi obbligatori di sicurezza sociale: non è stato necessario trasporre nessuna normativa in quanto nell’ordinamento italiano esisteva già.
Nelle forme pensionistiche complementari collettive, è vietata qualsiasi discriminazione diretta o indiretta per quanto riguarda, il campo di applicazione di tali forme pensionistiche, l’obbligo di versare i contributi, il calcolo delle prestazioni comprese le maggiorazioni da corrispondere per il coniuge e per le persone a carico e le condizioni relative a durata e mantenimento al diritto alle prestazioni.
La procedura di infrazione (2008) ha riaperto il dibattito sulla diversa età pensionabile tra uomini e donne in particolare nel lavoro pubblico (gestione Inpdap), mediante una sentenza di accertamento, si è qualificato il lavoro pubblico come un regime professionale in quanto destinato a una particolare categoria di lavoratori, la pensione versata da tali dipendenti è stata qualificata come forma di retribuzione ai sensi del Trattato, dunque l’Italia è stata chiamata a rimediare alla disparità retributiva rappresentata dalle differenti età di accesso al trattamento previdenziale, in quanto tali disparità pregiudicavano le opportunità professionali delle donne
4. Mediante raccomandazione dell’UE c’è stata un’esortazione ad adottare azioni positive ovvero provvedimenti diretti a neutralizzare o compensare gli effetti negativi derivanti dalla suddivisione tradizionale dei ruoli sociali e lavorativi, e ad incoraggiare la partecipazione delle donne ai settori lavorativi in cui risultassero sottorappresentate; tali azioni positive hanno la funzione di assicurare l’effettiva e completa parità tra uomini e donne.

   
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