Il “bisante”: la moneta medievale bizantina, islamica e veneziana (coniata a Cipro)

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Nel medioevo, il termine “bisante” (dall’antico francese besant, derivante dal latino “bizantius aureus”) era usato nell’Europa occidentale per descrivere diverse monete d’oro originarie dell’est, tutte derivate in ultima analisi dal solido romano (una valuta romana usata nel tardo impero). La parola stessa deriva dal greco Byzantion, antico nome di Costantinopoli, la capitale dell’impero bizantino.

I “bisanti” originali erano le monete d’oro prodotte dal governo dell’impero bizantino, prima del nomisma e dell’iperpiro. Più tardi, il termine fu usato per indicare i dinari d’oro prodotti dai governi islamici. A loro volta, le monete d’oro coniate nel regno di Gerusalemme e nella contea di Tripoli venivano definite “Bisanti saraceni”, poiché erano modellate sul dinaro d’oro, una moneta di elettro (una lega di oro e argento) completamente diversa basata sulla “trachea” (un’altra valuta) bizantina coniata nel Regno di Cipro e denominata “bisante bianco”.

Due bisanti coniati a Cipro

Il termine “bisante” in riferimento alle monete è comune nelle fonti dal X al XIII secolo. Successivamente venne principalmente impiegato come moneta di conto e in contesti letterari e araldici.

Le monete d’oro venivano coniate raramente nell’Europa occidentale durante il primo Medioevo, fino al tardo XIII secolo; infatti solitamente l’argento e il bronzo erano i metalli scelti con più frequenza per i soldi. I bisanti quindi, che erano appunto monete d’oro, furono quasi continuamente prodotte dai bizantini e dagli arabi medievali.
I bisanti circolavano nel commercio dell’Europa occidentale con numeri modesti, provenienti dalle zecche delle monete del Mediterraneo orientale.

La storia dei Bisanti

Vediamo di fare dell’ordine dunque: i primi “bisanti” erano le monete solide bizantine; in seguito il nome fu applicato all’iperpira, che sostituì i solidi a Costantinopoli alla fine dell’XI secolo. Il nome hyperpyron era usato dai greci del tardo medioevo, mentre il nome bisanti era usato dai mercanti latini del tardo medioevo per la stessa moneta. Gli italiani usavano anche il nome perpero o pipero per la stessa moneta (una riduzione del nome hyperpyron).

In media, dal XII secolo in poi (se non prima), il termine europeo occidentale “bisante” indicava anche le monete del dinaro d’oro coniate dai governi islamici. Le monete islamiche furono originariamente modellate sul solido bizantino durante i primi anni dopo l’inizio dell’Islam. Il termine bisanti fu usato anche nella Repubblica del tardo Medioevo di Venezia per riferirsi al dinaro d’oro egiziano. Marco Polo usò il termine Bisanti nel resoconto dei suoi viaggi in Asia orientale quando descriveva le valute dell’Impero Yuan intorno all’anno 1300. Le sue descrizioni erano basate sulla conversione di 1 bisante = 20 groats = 133⅓ tornesi. Un manuale del commerciante italiano datato intorno al 1340 usava il termine “bisanti” per indicare le monete provenienti del Nord Africa (incluse Tunisi e Tripoli), Cipro, Armenia e Tabriz (nell’odierno Iran nord-occidentale), mentre usava il termine perpero/pipero per i bisanti bizantini.

Bisante di Gerusalemme

Sebbene di solito il “bisante” medievale fosse semplicemente una moneta d’oro, i testi latini medievali indicavano spesso anche monete d’argento. I bisanti d’argento venivano spesso chiamati “bisanti bianchi”. Occasionalmente in latino venivano chiamati anche “miliaresion bisanti”. Come per i bisanti d’oro, i bisanti d’argento per definizione erano monete emesse dal governo bizantino o da un governo arabo, e non di un governo latino, e l’uso del termine era limitato appunto all’Occidente latino.

I bisanti nell’araldica

Lo stemma di Calendasco , dotato di 3 bisanti.

In araldica spesso cerchi di colore oro indicano dei bisanti e rappresentano quindi la moneta vera e propria. Come molti altri carichi araldici, i bisanti vennero introdotti durante l’epoca delle crociate, quando i cavalieri dell’Europa occidentale entrarono per primi in contatto con le monete d’oro bizantine e furono forse colpiti dalla loro eccellente qualità e purezza. Durante la quarta crociata la città di Costantinopoli fu saccheggiata dalle forze occidentali; durante questo saccheggio della città più ricca d’Europa, il bisante d’oro sarebbe stata la valuta principalmente saccheggiata.
Questo evento diede inizio a una diffusa adozione del bisante da parte della classe cavalleresca, e quindi fu un ovvio simbolo per molti crociati ritornati da usare nelle loro nuovi stendardi e blasoni.

Due bisanti
   
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