Il 1600 in breve: riassunto di storia europea

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All’inizio del 1600, a causa della crescita avuta nel corso del 1500, la popolazione europea riuscì a raggiungere i 100 milioni di abitanti; si pose a questo punto il problema di una produzione agricola invariata rispetto ai tempi precedenti e quindi insufficiente per la popolazione dell’epoca.

Il problema della scarsa produzione agricola non faticò a trasformarsi in causa di carestie e pestilenze, proprio per via della malnutrizione; il periodo più critico per l’Italia da questo punto di vista si raggiunse nel nord negli anni 1630-31, mentre per l’Europa settentrionale il picco venne raggiunto durante il 1624-25. La bilancia delle morti pesò di più in paesi travolti anche dalle guerra, come ad esempio la Germania, già sottoposta al peso grave della guerra dei 30 anni, che vide diminuire di oltre il 50% la sua popolazione.

Oltre alla piaga sociale delle guerre e della carestia, nel seicento si dovette affrontare un rigido peggioramento del clima, che portò a un secolo freddo e umido, cosa che fu di supporto alle carestie, in particolare durante l’inizio del secolo, negli anni 20 del seicento, e nei quattro anni compresi tra il 1647 e il 1651. Ad aggravare ulteriormente il già grave problema alimentare fu che le vittime principali delle carestie furono i contadini, e quindi la manodopera stessa dei campi, che in questo modo non riuscirono a dare il massimo possibile alla produzione, che nel frattempo calava complice l’alto numero di morti.

Ad ogni modo l’insieme di morti avutosi nel 1600 causò un crollo della domanda e pertanto una diminuzione significativa dei prezzi, che portò infine alla deflazione economica, che degenerò infine in stagnazione e indebolimento dei mercati.

Vi era poi durante il seicento un ulteriore problema economico: i detentori di capitale preferivano l’acquisto di terre e proprietà rispetto ad altri tipi di investimenti, motivo per cui la struttura precapitalistica del seicento non riuscì a emergere e si affermò invece, specialmente nell’Italia del meridione e nella Spagna di allora, a un periodo di rifeudalizzazione.

La tendenza quindi era quella di uno sfruttamento gravoso dei contadini, che spesso arrivavano a compiere delle rivolte o a trasformarsi in briganti. Fu questo uno dei modi per reagire all’aumento del divario tra ricchi e poveri del seicento dei contadini.

Altro scenario degradato nel seicento fu quello delle città, spesso riempite da masse popolari nullatenenti, che risultavano essere buona parte della popolazione cittadina urbana. Un interessante reazione a questo ammassarsi di vagabondi nelle città fu l’istituzione negli stati di Inghilterra e Francia, di istituzioni come le case-lavoro.

Nella Francia di Luigi XIV, in particolare tramite il ministro Colbert, si tentarono una serie di riforme pensate per reagire alla grave situazione economica, ispirate alla teoria del mercantilismo, secondo cui il volume della produzione e del commercio è stabile, ponendo quindi l’obiettivo di accrescerlo rimuovendo una quota del commercio alle nazioni estere.

Con queste riforme quindi si attuò il protezionismo, vietando l’importazione delle mercia dall’estero e concedendo il monopolio ai mercanti che operavano col consenso e il controllo statale; a questi sotto forma di monopolio fu dato in modo particolare il mercato dei metalli preziosi, vista la necessità strategica di usufruirne per finanziare le guerre, oltre che il mercato dei tessuti di pregio e delle spezie.

Diversamente dagli altri paesi europei solo l’Olanda (la quale peraltro si distinse nel commercio dei tessuti) e l’Inghilterra riuscirono a mantenere una crescita nonostante le ripetute crisi: i Paesi bassi erano ormai autonomi a causa delle rivolte del cinquecento e vi si trasferirono numerosi calvinisti, perseguitati in Spagna. Amsterdam assunse sempre maggiore importanza come porto principale del Baltico.


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