Ibico: frasi, poesie e frammenti del poeta greco

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In questa pagina puoi trovare le frasi più famose di Ibico assieme ad alcune delle sue poesie più note; speriamo che questa raccolta ti possa piacere e ti invitiamo a condividere con noi nei commenti altre frasi e poesie dello stesso autore per migliorare l’elenco delle migliori frasi e poesie di Ibico su Infonotizia.

Frasi e poesie di Ibico

Una lite non ha bisogno di ragioni, e neanche di amicizia
Uccisi i giovani dai bianchi cavalli
i figli di Molione:
gemelli cui il capo spuntava
da un unico corpo
nati da un uovo d’argento.

Non esiste alcun rimedio per una vita che è sfuggita via.

Nuovamente Eros di sotto le palpebre nere
mi guarda struggente
e con variegate malie mi spinge
tra le inastricabili reti di Cipride.
Io tremo quando lo vedo venire,
come un corsiero già vecchio
allenato a molte vittorie
contro sua voglia
s’avvia alla gara dei carri veloci.
Laggiù tra le ultime foglie
posano cangianti folaghe
dal collo screziato,
larghe ali d’alcioni lucenti.

sempre, animo mio,
come quando la folaga ad ali distese…
Non possono trovare i morti
un farmaco che li riporti alla vita.
Una riva di pietre
lavorate da mani mortali:
lì un tempo, vicino alle conchiglie,
pascolavano pesci crudivori.
Sopra l’ondata
spunta indenne la sartia.
Un ultima poesia di Ibico qui.
In me Eros, che mai alcuna età mi rasserena, come il vento del nord rosso di fulmini, rapido muove: così, torbido spietato arso di demenza, custodisce tenace nella mente tutte le voglie che avevo da ragazzo.
Mi toccasse sempre questa fatica!
E se qualcuno degli uomini
mi biasima in segreto,
vanto ancora maggiore ne avrò.

In me Eros, che mai alcuna età mi rasserena, come il vento del nord rosso di fulmini, rapido muove: così, torbido spietato arso di demenza, custodisce tenace nella mente tutte le voglie che avevo da ragazzo.
Io temo che una colpa verso gli dei mi valga presso gli uomini onore.

Riassunto su Ibico, sulla sua vita e sulle sue opere

Annoverato dagli alessandrini tra i nove poeti eccelsi della lirica greca, ”Ibico” (da “íbyx” che in greco significa gru) nacque a Rhegion (oggi Reggio Calabria) da una famiglia aristocratica. Figlio di ”Fitio”, si formò alla famosa scuola poetica di Stesicoro, in età adulta andò a vivere a Samo presso la corte del tiranno Policrate dove incontrò il poeta Anacreonte. Antiche fonti indicano che nella biblioteca di Alessandria d’Egitto le opere di ”’Ibico”’ fossero raccolte in sette libri, ma purtroppo il tempo ha disperso la maggior parte della sua produzione. Delle sue composizioni poetiche celebrative sono stati ritrovati solo una sessantina di frammenti. Secondo gli antichi compilatori erano riunite in sette libri; si trattava di carmi lirici di contenuto eroico (encomii) e poesie d’amore soprattutto in lode della bellezza degli efebi. Uno di essi permette di leggere la fine del carme ””a Policrate””, dove ”Ibico” elenca situazioni ed eroi della Guerra di Troia aggiungendo però di non volersi occupare di questo argomento, poiché preferisce paragonare Policrate a due eroi troiani di grande fama.

Dai frammenti trovati possiamo ritenerlo anche un esperto artigiano di strumenti musicali. inoltre testimonia ”Ateneo di Naucrati”.

“Ma quest’ultimo strumento (la Lira fenicia, o sambuca) Neanthes di Cizico, nel libro primo dei suoi Annali, dice che fu ideato da Ibico, il famoso poeta di Reggio; così come Anacreonte inventò il ‘barbiton’ (strumento dalle molte corde)”

Alcmano pure asserisce che gli dei “mangiano nettare”, ed anche Saffo:

“qui rimase una coppa per miscelare ambrosia, piena, mentre Ermes afferrò la brocca per servire gli dei”.

Comunque Omero sapeva che il nettare era solo una bevanda divina; ed abbiamo Ibico che afferma, esagerandone le doti, che l’ambrosia è nove volte più dolce del miele, quando dice che il miele è la nona parte in dolcezza dell’ambrosia.

E lo stesso non sa se attribuire il poema ”I Giochi” a ”Ibico” od a Stesicoro:

Stesicoro o Ibico, nel poema intitolato I Giochi, ha detto che i regali vennero portati alle donne, ‘dolci al sesamo, cereali, dolci di olio e miele, altre buone paste e miele giallo.

Un tema comune in molte opere è quello della possessione amorosa, a cui però il poeta risponde stancamente poiché colpito dall’amore in vecchiaia. Un altro carme proclama radiosamente che ogni stagione è tempo d’amore, così forte da gelare il corpo, a differenza della primavera che feconda la terra. La poetica di ”Ibico” è caratterizzata da un grande uso degli aggettivi e dalla particolarità di inserire il significato del componimento nei versi centrali, anziché nelle battute finali, in un uso discostato dalla poetica lirica saffica. Cicerone lo lodò considerandolo poeta d’amore più ardente degli altri poeti della Magna_Grecia:

Il Reggino Ibico tra tutti il più infiammato d’amore. E vediamo che gli amori di tutti costoro sono sensuali

O Ibico, che cogliesti il soave fiore di Peito e dei fanciulli|Palatim – IX, 184

Queste cose si riferiscono anche agli amori, che riguardano Alceo e Ibico e Anacreonte.

 

La curiosa leggenda della sua morte è così riportata da Plutarco:

Ferito a morte dai ladri nei pressi di Corinto, il poeta in punto di spirare vide uno stormo di gru e le pregò di vendicare la sua morte. I ladri nel frattempo giunsero a Corinto e, poco dopo seduti nel teatro, videro le gru sopra le loro teste. Uno di loro sorpreso esclamò “guardate, i vendicatori di Ibico!”, così la gente capì cosa era successo accusando gli autori del delitto.

Plutarco, nel “De Garrulitate” dice che forse tale leggenda nasce per l’analogia tra il nome del poeta ed il nome di una specie di gru.

   
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