I principi di radioprotezione: quali sono? Spiegazione riassuntiva

Principi di radioprotezione:

  1. Ci deve essere un buon motivo per fare diagnostica per immagini, non possiamo adottare nessuna pratica se non siamo sicuri che si traduca in un beneficio. La giustificazione all’indagine radiodiagnostica può essere perché si sceglie la terapia, perché si cambia la terapia, perché si può acquisire delle informazioni magari anche importanti non solo per la terapia ma anche per il paziente stesso che deve sapere determinate cose, insomma in questi ambiti noi abbiamo la ragionevolezza della prescrizione dell’indagine diagnostica. Un’indagine che espone a radiazioni ionizzanti non deve essere fatta a caso o così, tanto per fare contento il paziente che vuole farsi una radiografia o una TC perché gli fa male il ginocchio o cose di questo tipo.
  2. Ottimizzazione, cioè noi dobbiamo fare l’esame nel modo migliore possibile per assicurare che si usi la quantità minore di raggi. Quindi mentre la giustificazione la facciamo insieme al medico curante o allo specialista, l’ottimizzazione la facciamo noi specialisti in radiologia, e questo significa anche ad un certo punto avere macchine nuove: oggi ci sono apparecchi TC del torace che ad un bambino possono dare una dose che equivale a 2 radiografie. Certo, non abbiamo soldi, ma il motivo per il quale noi dobbiamo cambiare le macchine oggi è questo: assicurare al paziente la dose più bassa di radiazioni. Principio ALARA (As Low As Reasonably Achievable): ogni esposizione deve essere contenuta al livello più basso possibile. Se io posso avere informazioni con 2 radiografie ne faccio 2, non 3-4-5; se devo fare la TC del torace, faccio solo quella, non quella dell’addome o la total body.
  3. Il rispetto dei limiti di dose individuali, cioè appunto quello detto prima (il lavoratore non può prendere più di 20 mSv). Una volta stabilito a logica che noi dobbiamo giustificare e ottimizzare, poi dobbiamo mettere dei paletti. I paletti però riguardano l’operatore perché il paziente non ha limitazioni, quindi sta alla scienza e coscienza del medico l’uso delle indagini sul paziente: non esiste un limite di dose da erogare al paziente, dobbiamo definire noi quello che è necessario ed opportuno fare.

Naturalmente poi ci sono le applicazioni nella pratica di questi principi e i criteri fondamentali su cui si manovra nella radioprotezione sono il tempo e la distanza.Tempo: è quasi banale, se io mi devo trovare esposto a delle radiazioni, per meno tempo ci sto meglio è. Distanza: più lontano sto dalle radiazioni meglio è; come dicevo prima, se raddoppio la distanza, diminuisco di un quarto l’entità delle radiazioni. Un paziente che deve fare per esempio una TC è giusto che sia assistito, ma chi si trova dentro la sala raggi prenderà le dovute precauzioni, indosserà dei camici di gomma piombifera che il personale indossa quando fa procedure di assistenza al paziente oppure procedure di radiologia interventistica, in cui la radiologia assiste ad un intervento diagnostico e terapeutico. Altri meccanismi di protezione sono i guanti, gli occhiali anti-X e il collarino (in quanto la tiroide è un organo radiosensibile). Poi naturalmente le barriere sono anche quelle che frapponiamo tra il tecnico che comanda la macchina e il paziente dall’altra parte: c’è in genere una parete protetta da piombo, ma c’è anche un vetro piombato contenente piombo che non fa passare i raggi (se voi vedete le sale radiologiche, non c’è un vetro comune ma un vetro con alto contenuto di piombo).

 

(appunti)

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