Gli schieramenti della battaglia navale di Lepanto: resoconto della battaglia

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Gli ottomani hanno già dovuto superare lo sbarramento di fuoco delle quattro galeazze veneziane posizionate davanti al centro e alla sinistra della flotta della Lega; hanno subito perdite e hanno avuto i ranghi scompaginati, ma continuano ad avanzare. Tra la pioggia di frecce degli arcieri, il fuoco dei possenti cannoni di corsia e dei pezzi minori posizionati a prua della galee, le due schiere hanno ridotto sempre più la distanza. All’approssomarsi del nemico le galee passano alla voga arrancata, per arrivare al momento del cozzo alla massima velocità in modo da sfruttare al meglio l’urto e passare poi all’arrembaggio

Le destra ottomana, guidata dall’abile Mehemet Soraq, tenta aggirare la sinistra cristiana comandata dal veneziano Agostino Barbarigo. Barbarigo è altrettanto abile, si è schierato sottocosta in modo che le secche alla foce del fiume che sbocca in quella zona coprano il suo fianco. Soraq (chiamato Scirocco dagli italiani) conosce però bene quelle acque. Siamo in Grecia, la Grecia è territorio ottomano, i cristiani combattono quindi nelle acque del nemico e il nemico conosce quelle acque molto meglio di loro. Soraq sa che tra le secche passa uno stretto canale navigabile che può portare le sue galee direttamente alle spalle di quelle del Barbarigo. Barbarigo non sa dell’esistenza di quel canale e lo ha lasciato incustodito. Soraq si porta all’interno del canale e sfila lungo il fianco cristiano. Barbarigo vede il pericolo, essere presi sul fianco vorrebbe dire sconfitta sicura, e per scongiurarlo fa cambinare fronte a parte delle sue galee. Barbarigo sa che rischia di finire sulle secche, ma il rischio va corso, punta la prua verso nord e attacca le galee del Soraq. Le prende sul fianco: le galee di Soraq da aggiranti si ritrovano aggirate, strette fra il Barbarigo e la costa, e vengono annientate

Lungo tutto lo schieramento tra la costa e il centro della due flotte la battaglia prende la forma di una caotica mischia. L’ala sinistra ottomana di Ulugh Alì sta in questo momento cercando di aggirare verso il mare aperto la destra cristiana di Giovanni Andrea Doria, ma il Doria si allarga e scongiura il pericolo. Ulugh Alì e il Doria manovrano quindi e non vengono a contatto. Ma nel resto del campo di battaglia (o meglio, del mare di battaglia) è mischia: le galee si abbordano, i fanti combattono sui ponti, arcieri e archibugieri colpiscono a brevissima distanza: un massacro di immani proporzioni, da cui le galee della Lega (veneziane, spagnole, genovesi, napoletane, siciliane, pontificie, toscane, maltesi e sabaude) usciranno vittoriose, non senza aver versato un cospicuo e drammatico tributo di sangue

La flotta ottomana è distrutta, quando Ulugh Alì riesce a divincolarsi dalla guardia del Doria e converge verso il centro la battaglia ormai è persa. Alì Pascià, gran ammiraglio ottomano, è morto, le sue galee catturare o affondate. Ulugh Alì cerca di ribaltare le sorti scontro, ma è bloccato dalla riserva del marchese di Santa Cruz e preso alle spalle dal Doria, non gli resta altra soluzione che fuggire.

   
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