Gli annali di bambù sepolti assieme a Xiang di Wei (296 a.C.) e riscoperti nel 281 d.C.

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Una foto raffigurante i famosi “annali di bambù”, antichissimi testi storici cinesi

Il testo originale degli Annali di bambù fu sepolto con il re Xiang di Wei (morto nel 296 aC) e fu tuttavia riscoperto circa sei secoli dopo nel 281 d.C. (dinastia Jin). Per questo motivo, la cronaca sopravvisse alla combustione dei libri dell’imperatore Qin Shi Huang. Altri testi recuperati dalla stessa tomba includevano Guoyu, I Ching e la Storia del Re Mu. Questi testi furono scritti su foglietti di bambù, il materiale con cui veniva scritto di solito durante il periodo degli “stati Combattenti”, ed è da questo che il testo deriva il proprio nome appunto dal bambù. Le strisce furono ordinate e trascritte dagli studiosi di corte, che identificarono il lavoro come la cronaca di stato di Wei. Secondo Du Yu, che ha visto le strisce originali, il testo è iniziato con la dinastia Xia e ha usato una serie di diversi calendari pre-Han. Tuttavia, rapporti successivi indiretti affermano che è iniziato con l’Imperatore Giallo. Questa versione, composta da 13 pergamene, sfortunatamente fu persa durante la dinastia Song. Una versione a 3 giri degli Annali è menzionata nella “Storia di Song” (1345), ma la sua relazione con le altre versioni non è nota.

Il “testo corrente” (今 本 jīnběn) è una versione a due spirali del testo stampato alla fine del XVI secolo. Il primo rotolo contiene una narrativa sparsa degli imperatori pre-dinastici (a cominciare dall’Imperatore Giallo), la dinastia Xia e la dinastia Shang. La narrazione è intervallata da passaggi più lunghi sui portenti, che sono identici ai passaggi del Libro della Canzone del tardo V secolo. La seconda pergamena contiene un resoconto più dettagliato della storia del Western Zhou, dello stato di Jin e del suo stato successore Wei, e non ha passaggi portentosi. Discrepanze tra il testo e le citazioni del testo precedente nei libri più antichi indussero studiosi come Qian Daxin e Shinzō Shinjō a respingere la versione “attuale” come un falso, una visione ancora ampiamente diffusa. Altri studiosi, in particolare David Nivison e Edward Shaughnessy, sostengono che alcune parti sostanziali sono copie fedeli del testo originale.

Il “testo antico” (古 本 gǔběn) è una versione parziale assemblata attraverso un minuzioso esame delle citazioni dell’originale perduto in opere pre-Song di Zhu Youzeng (fine del XIX secolo), Wang Guowei (1917) e Fan Xiangyong (1956). Fang Shiming e Wang Xiuling (1981) hanno sistematicamente raccolto tutte le citazioni disponibili, invece di seguire gli studiosi precedenti nel tentativo di unire le forme varianti di un passaggio in un unico testo.

   
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