Giambattista Vico: elenco mappe concettuali e schemi riassuntivi

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Giambattista Vico (Napoli, 23 giugno 1668 – Napoli, 23 gennaio 1744) è stato un filosofo, storico e giurista italiano.

Purtroppo non abbiamo mappe concettuali su Vico ma possiamo comunque proporti un breve riassunto di filosofia da leggere velocemente qui sotto; se hai a disposizione una mappa concettuale o uno schema da segnalare scrivi ad assistenza@infonotizia.it

Schema riassuntivo pensiero di Giambattista Vico

I filosofi devono trovare l’origine della conoscenza umana nella mente degli uomini primitivi ( bestioni) e questa origine è una metafisica, cioè una forma di conoscenza che si trova nella mente di chi pensa perché la storia è fatta da uomini che hanno in comune con le bestie il fatto che conoscono attraverso i sensi.

Per questo la sapienza poetica fu la prima forma di conoscenza della civiltà e fu metafisica, perché non
raggiunta attraverso il ragionamento, ma attraverso l’immaginazione e la fantasia, come è logico quando
non si conoscono le cause dei fenomeni.

Il fatto che fossero ignoranti li portava a meravigliarsi di tutto e a dare valore di verità

( come nei bambini)a ciò che li stupiva. Proprio perché capaci di grandi stupori erano
anche capaci di poesia sublime. Essi erano poeti creatori di realtà, nel senso completo
della parola greca (poietés- significa creatore di cose immaginarie, ma anche materiali.
In questo contestolinguistico risulta più comprensibile il mito di Orfeo) e la grande
poesia deve: raccontarefavole comprensibili al popolo in modo da commuoverlo e insegnargli ad agire bene.

Riassunto sul pensiero filosofico di Vico in breve: la dimostrazione

Con uomini così ignoranti si trovarono a convivere i primi poeti delle civiltà, quando
(100 o 200 anni dopo il diluvio) il cielo di nuovo pronto a mandare fulmini ed essi allora
volsero il pensiero al cielo e, poiché erano uomini di natura robusta e brutale, pensarono per
conseguenza, ad un cielo governato da un Giove di grande potere e guidato da grandi passioni.
Oggi però, poichè siamo uomini raffinati dall’uso della ragione e dalle sue astrazioni e
soprattutto dalla matematica, ci è impossibile credere ad una Natura simpatetica
(simpatheìa- unione concordanza). Non possiamo cioè sentirci in unione con essa e
quindi entrare nella fantasia di quei primitivi immersi nei sensi e nelle passioni dei corpi.
Possiamo capire gli antichi, ma non averne un’esperienza completa.
E’ in questo modo che primi poeti teologi si immaginarono un Giove padre di uomini e
di dei e dopo averlo immaginato, ci cedettero e lo venerarono con riti terribili. Giove era
per loro il Tutto, cioè l’universo, e ogni sua parte era animata.

Platone poi trasformò questa entità in etere e pensò che penetrasse dappertutto e riempisse
ogni cosa. Per i greci però Giove era nella Natura e quindi non se estendeva oltre i
monti più alti. Da lì emanava i suoi cenni- voleri ( numen) attraverso gli elementi della natura,
che era quindi la sua lingua. La scienza che si occupava della lingua degli dei era la
divinazione (Studio dei fenomeni e dei voleri degli dei – uccelli, fegati), che i greci chiamavano teologia.

Opere filosofiche di Vico

 

   

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