Gente in Aspromonte – analisi temi del libro di Corrado Alvaro – appunti università

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Gente in Aspromonte – analisi temi del primo racconto di Corrado Alvaro – appunti università

Gente in Aspromonte è una raccolta di tredici racconti di Corrado Alvaro, considerata tra le più alte espressioni della letteratura meridionalistica e tra le più significative del nuovo realismo del Novecento. – wiki

« Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque. I pastori stanno nelle case costruite di frasche e di fango, e dormono con gli animali. Vanno in giro coi lunghi cappucci attaccati ad una mantelletta triangolare che protegge le spalle, come si vede talvolta raffigurato qualche dio greco pellegrino e invernale. I torrenti hanno una voce assordante. »

(Corrado Alvaro su Gente in Aspromonte”

CORRADO ALVARO – Gente in Aspromonte – primo racconto analisi

Alvaro pubblica questo libro all’inizio degli anni trenta, un libro che rappresenta la storia dei destini paralleli di due famiglie: una umile, di pastori, che si apre con padre Argirò, pastore che precipita in un burrone i buoi affidati da Filippo mezzatesta, proprietario terriero e capofamiglia di una famiglia calabra ricca del secolo, contrapposta alla prima. Proviamo a farci domande sulla forma specifica con cui Alvaro ha privato a costruire un linguaggio.

Proviamo a cogliere alcuni aspetti di come viene raffigurato il mondo di finzione di questa opera. Quali aspetti di realismo di scrittura potremmo sottolineare? Alcuni aspetti della vita dei pastori, una serie di elementi relativi si comportamenti dei personaggi che vanno in questo senso

Chi è il protagonista di questa scena d’apertura di Gente in aspromonte?

La collettività: sono i pastori. Abbiamo dei segnali linguistici della centralità del pastori: il passo è costruito attraverso una rete di verbi che indicano azioni mentali e interiori dei pastori. C’è l’immersione nella natura sottolineata dallo scambio delle parti tra animali e uomini. “Conoscono gli animali come noi gli uomini”: cosa compare con evidenza: emerge con evidenza la fisionomia del narratore e la fisionomia del narratore che disegna il sistema dei rapporti: c’è un noi che include chi scrive e chi legge, il “loro” è quello della comunità cittadina, un mondo non ancora toccato dal movimento della modernità. Ma non si tratta di un realismo biunivoco: convergono una modalità di rappresentazioni differenza, all’interno del quale una serie di elementi coesistono.

Che tipo di modalità stilistica si riconosce? È stilisticamente ricca. Per due motivi: – presenza di figure retoriche – presenza di aggettivazione frequente. L’aggettivo arricchisce la presentazione dei diversi elementi del mondo. Ci sono similitudini e metafore? C’è il tema del mondo animale. Il narratore attraverso un figura retorica-serie di immagini (buoi come animali preistorici) che forniscono un’immagine di umanità universale. Quale elemento ricorre frequentemente? Notazioni coloristiche/cromatiche: elemento del nero che si ricollega a una serie di elementi di durezza del paesaggio: es: bianco come formaggio sul pane; sentiero come presepe, etc. Buoi come bianchi animali preistorici: due similitudini accostano la realtà storica presente dando un eco più esteso e allargato. Da un lato vuole rappresentare un mondo attuale , dall’altro vuole dare una rappresentazione da “antropologo e nitografo”, è interessato a un valore mitico che la realtà porta con sè. La storia procede con modi che sono quelli di una cronaca leggenda: da un lato ci sono una serie di eventi che configurano un tipico destino di uomini che vivono in un certo contesto storico, sociale ed economico. I modi elle racconto ne fanno una cronaca leggenda.

Ci sono punti in cui la voce del narratore si fa sentire in maniera netta: talvolta il narratore punta a valorizzare le prospettive o di singoli personaggi o della comunità di pastori. È una civiltà che scompare: il compito e quello di conservare le memorie, bisogna che qualcuno che vi è nato scriva queste cose. Il libro é attraversato così da questa trasfigurazione fantastica, un’esperienza di memoria dello scrittore-narratore, che ha vissuto l’esperienza da bambino, non è quella della razionalità analitica ma delle fantasie della primissima giovinezza. Quindi da un lato lo scrittore che decide di raccontare la storia del mondo antico, dall’altro prende il punto di vista di colui che ha vissuto questo mondo, cioè lui stesso: tutto il paesaggio è colmo di storie e ricordi che da giovane lo scrittore aveva sperimentato.

Per capire meglio la fisionomia ibrida del testo, aggiungiamo che “Gente in Aspromonte” è seguito e preceduto da altri scritti di Alvaro sulla Calabria, non di tipo narrativo ma piuttosto di tipo storico-culturale, all’interno dei quali qualche articolo con La Stampa. Si tempi le strade per mutare la sorte in Calabria, ai tempi, era o andare in seminario o trasferirsi. Antonello, uno dei due figli, chiede di poter lavorare lontano, così che il fratello possa studiare in seminario. La modalità di ripresa sociale di Argirò è quella di mandare il figlio a prete. All’interno di un romanzo, di finzione, c’è però questa componente di riflessione e indagine attenta relativa a una realtà storicamente esistente e viva. Antonello, il figlio maggiore di Argirò, capisce come la giustizia non sia uguale per tutti: i ricchi sono trattati diversamente. La sua vita e una vita di fatiche, speculare a quella del padre: viene mandato lontano per guadagnare dei soldi in favore del fratello. È un percorso lavorativo che però si conclude con la sconfitta: perde il lavoro e deve ritornare a casa. Il libri si conclude con un tentativo di Antonello, che esasperato per una serie di motivi, fa un gesto di ribellione: appicca un fuoco si beni della famiglia, e nel tentativo di fermare il fuoco perde la vista. Finale molto suggestivo in cui la voce di Antonello echeggia annunciando un carnevale imminente in cui i padrini saranno costretti a pregare. Antonello sarà una sorta di vendicatore passionevole: attende poi l’arrivo dei carabinieri per poter incontrare, finalmente la giustizia. É un grande apologo morale sul l’importanza della giustizia, una storia che si può interpretare anche in chiave politica, ma il vero fulcro é quello morale.

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