Frasi e citazioni su Spartaco – elenco

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Spartaco (Tracia, 104 a.C. – Lucania, 71 a.C.) è stato un gladiatore romano che capeggiò una rivolta di schiavi, la più impegnativa delle guerre servili che Roma dovette affrontare: viene per questo motivo soprannominato lo schiavo che sfidò l’impero.

Purtroppo non abbiamo trovato frasi e citazioni numerose, in particolare pare mancare la voce del protagonista vero e proprio della nostra pagina, Spartaco, mentre sono presenti alcune frasi su di lui.

Frasi su Spartaco

  • Con Spartaco tramonta l’utopia di rivolta di massa di schiavi […] Dopo lo sterminio dei suoi uomini per secoli non ci sarà un movimento di massa che ricerchi attraverso la sconfitta delle legioni romane una via di liberazione collettiva dalle condizioni di reificazione schiavile. (Daniele Foraboschi)
  • La guerra di Spartaco fu la più legittima che mai sia stata intrapresa. (Montesquieu)
  • Spartaco fu un vero grande generale, non un Garibaldi! (Karl Marx)
  • Spartaco, il gladiatore-generale, fu per Roma un incubo di lunga durata. (Luciano Canfora)

Nota: per far aggiungere una frase su Spartaco scrivi un commento alla fine dell’articolo.

La vita di Spartaco

Nato da una famiglia di pastori, iniziò anch’egli questa professione, ma ben presto finì in miseria. Ridotto in pessime condizioni economiche, accettò di entrare nell’esercito romano, con cui combattè in Macedonia col grado di milite ausiliario. La dura disciplina cui era obbligato e i numerosi episodi di razzismo che dovette subire all’interno della milizia lo convinsero a disertare e a scappare.

Catturato, fu bollato come un traditore e condannato prima alla schiavitù e in seguito, intorno al 75 a.C., fu destinato a fare il gladiatore. Infatti Spartaco venne venduto a Lentulo, un organizzatore di spettacoli residente a Capua. Spartaco fu obbligato a combattere contro tigri, leoni e altri gladiatori solo per far divertire l’aristocrazia italica.

Spartaco, resosi conto delle immani condizioni che Lentulo riservava a lui e ai suoi colleghi, decise di ribellarsi a questo stato di cose e nel 73 a.C. scappò dall’anfiteatro in cui era confinato. Lo seguirono 200 compagni, di cui però solo una settantina arrivarono fino al Vesuvio, la prima tappa della rivolta spartachista. Il comandante trace, infatti, si fermò ai piedi del famoso vulcano napoletano ed attaccò le città limitrofe.

Il governo di Roma inviò due pretori, Caio Clodio e Publio Vatinio, a Napoli nel tentativo di reprime la rivolta. Spartaco li sconfisse entrambi in quella che viene denominata la battaglia del Vesuvio. I successi militari ottenuti da Spartaco fecero aumentare il numero degli schiavi ribelli, che crebbe a tal punto da sconfiggere per altre due volte gli eserciti romani regolari.

Infatti, schiavi, braccianti, contadini poveri e pastori dei territori circostanti cominciarono ad aderire alla rivolta. Sicché la linea di blocco posta intorno al Vesuvio fu spezzata e più divisioni romane furono nettamente sconfitte in Campania.

Il successo militare più ecletante ottenuto dai rivoluzionari fu quello ottenuto contro il pretore Publio Varinio e i suoi luogotenenti: Spartaco non si limitò a sconfiggere i soldati, ma riuscì anche a impadronirsi persino dei cavalli e dei simboli littori dell’esercito. Da questa posizione egli riuscì a dominare su tutta la ricca regione campana.

A quel punto, Spartaco decise di estendere la rivolta anche a Sud della Campania, occupando quindi la Calabria e la Lucania (oggi Basilicata): in queste zone altri uomini si aggregarono alla sua comitiva, riuscendo ad armare regolarmente l’esercito nell’inverno 73-72 a.C. Anche un comandante celta, Crixio (detto anche Crisso), aderì alla rivolta spartachista e nel 72 a.C. egli, con 20.000 schiavi, in maggioranza celti e germanici, scese in Apulia (oggi Puglia), ma fu sconfitto dai generali romani Lucio Gellio e Gneo Cornelio Lentulo nella battaglia del Gargano. L’esito fu così disastroso che Quinto Avio, il propretore di Gellio, riuscì assolutamente indisturbato ad uccedere Crixio con un pugnale.

Spartaco non si intimorì alla notizia della morte dell’alleato, ed anzi riuscì a battere nuovamente le truppe romane. A quel punto decise di estendere la rivolta, arrivando con circa 150.000 fino a Modena. Era quindi praticamente riuscito nel suo interno, cioè quello di attraversare le Alpi e congiungersi con gli schiavi del Nord Europa in modo da formare un esercito più potente. Tuttavia una grande parte degli schiavi vittoriosi (soprattutto i contadini meridionali) volle restare in Italia o al limite marciare contro Roma, approfittando del momento di debolezza dell’esercito romano.

Spartaco inizialmente non aderì a questo progetto, convinto del suo fallimento: egli avrebbe preferito arrivare fino in Gallia, in modo da avere il sostegno della popolazione locale che già da tempo mostrava una certa insofferenza verso la dominazione romana. Decise comunque di accettare la volontà della maggioranza, a patto che essi sarebbero tornati al Sud in modo da avere più alleati (gli eserciti romani erano sempre in netta superiorità numerica): quindi guidò le sue truppe verso la Lucania.

Nel dicembre nel 72 a.C., proprio mentre Spartaco tornava in Basilicata, il Senato romano diede al grande stratega Marco Licinio Crasso l’incarico di reprimere la rivolta. Crasso pretese il comando su otto legioni, in modo tale da avere una schiacciante superiorità in termini numerici. Con tutti questi uomini egli ordinò la creazione di una grande muraglia tesa a non fare arrivare rifornimenti di alcun genere alle truppe di Spartaco.

Spartaco, preso in controtempo da questa decisione, decise allora di sbarcare in Sicilia in modo tale da unirsi a una rivolta di schiavi, indipendente alla sua, che si stava svolgendo in quel momento in Trinacria. Tuttavia, a causa del tradimento di alcuni pirati (che si misero d’accordo con il governatore della Sicilia Verre), fu costretto a rimanere fermo.

Crasso lo attaccò alle spalle, ma egli riuscì inizialmente a sconfiggerlo nella battaglia di Petilia. Tuttavia, a causa della stanchezza dei suoi uomini, Spartaco non potè sfruttare al meglio il suo successo, avvenuto nel gennaio del 71 a.C., permettendo così alle truppe di Gneo Pompeo di unirsi a quelle di Crasso: il nuovo esercito romano, numeroso e armato fino ai denti, costrinse Spartaco prima alla fuga verso Brindisi (dove due suoi ex alleati, Castro e Giaunico, vollero muovere battaglia da soli ai romani, perdendo nettamente) e poi alla ritirata, ancora verso la Lucania.

Nei pressi del fiume Sele si svolse la battaglia finale: 60.000 schiavi, tra i quali Spartaco, morirono (ma il corpo del condottiero non fu mai trovato). I romani persero solo 1.000 uomini e fecero 6.000 prigionieri, che Crasso fece crocifiggere lungo la via Appia (che porta da Capua a Roma).

Spartaco, che secondi alcuni storici testimoni oculari delle sue imprese era alto, bello, intelligente, gentile e carismatico, divenne un personaggio leggendario, un emblema dell’eroe romantico capace di lottare in nome della libertà e di sconfiggere i più forti eserciti del mondo grazie alla passione più che alle armi. La sua figura ispirò romanzi, film (tra cui Spartacus del 1960 per la regia di Stanley Kubrick) e alcuni uomini politici quali Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht che nel 1919 fondarono la Lega di Spartaco e che vennero definiti appunto “spartachisti”.

   
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