Fossile di Tetihyshadros insularis – Museo Capellini (Bologna)

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Museo Archeologico Giovanni Capellini

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Fossile di Tetihyshadros insularis

Descritto da: Dalla Vecchia nel 2009

Età Campagnano Maastrichtiano, cretaceo supriore, circa settanta milioni di anni fa

Località: formazione liburnia, villaggio del pescatore, Trieste

Circa settanta milioni di anni fa, il paesaggio della regione che oggi corrisponde al Carso Triestino, era dominato da isole tropicali che si affacciavano sul vasto cielo della Tetide, che allora separava l’Africa settentrionale dall’Europa. Queste isole erano ricche di forme di vita sia marine che terrestri e su tutte spiccavano i branchi di dinosauri erbivori.

Uno di loro vene scoperto vicino a Trieste nel 1994 in una cava abbandonata, a poca distanza dal mare, nel comune di Duino Aurisina, in località villaggio del pescatore. Lo scheletro era inglobato in tonnellate di durissima roccia calcarea e la sua mole ne ha richiesto la rimozione in sei diversi blocchi.

Una volta esaminato da preparatori esperti, il fossile di Tetihyshadros è stato rivleato dalla matrice rocciosa mediante l’uso di acidi in grado di aggredire e sciogliere la roccia senza intaccare le parti fossilizzate.

Dopo una successiva fase di consolidazione, grazie a resine speciali, il fossile di Tetihyshadros era pronto per la prima esposizione ufficiale nel 2000.

Il livello roccioso in cui è stato rinvenuto Tetihyshadros non si estendono per più di un centinaio di metri, ad indicare che l’estensione della palude non era di dimensioni eccezionali.

Sono tuttavia occorse quasi tremila ore di lavoro, un operazione di preparazione davvero notevole, adatta ad un fossile eccezionale. Il grande realismo del calco esposto al museo Capellini, realizzato con estrema perizia dalla ditta Ars Operans, di Trieste, permette ai visitatori di vedere i dettagli di questo fantastico reperto, dai tendini preservati nella coda, agli esili arti anteriori fino al cranio, dal caratteristico becco ad anatra.

Probabilmente nella regione si trovavano diverse aree analoghe e gli animali che non finivano al loro interno dopo la morte avevano minori possibilità di fossilizzarsi.

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