Filippo II di Macedonia riassunto e biografia breve (storia greca)

Busto raffigurante Filippo di Macedonia

Filippo di Macedonia, il figlio più giovane di Aminta III, salì al trono nel 359 a.C. e si trovò una situazione molto difficile, sia all’interno (pretendenti al trono) che all’esterno. La sua azione fu però estremamente decisa e con un preciso carattere espansionistico: conquistò e sottomise la Lincestide e anche Anfipoli, non rispettando un passato accordo con Atene, diffondendosi nell’area traco-macedone che interessava da molto alla città Attica.

Questa politica di inimicizia con Atene iniziò per approfittare della grave situazione in cui si trovava la città tra 357 e 355: Atene infatti era in preda alla più grave crisi della sua lega marittima sin dalla sua fondazione. La crisi era iniziata quando tre delle sue isole Egee più importanti e anche Bisanzio si rifiutarono di pagare le tasse della symmachia e volevano creare un koinon tutto loro.

Gli insorti furono supportati dai satrapi dell’Asia minore, che volevano conquistare l’autonomia dal Gran Re. La Guerra sociale tra alleati fu molto gravosa per Atene, che collezionò svariati insuccessi soprattutto in Asia Minore, finendo costretta ad accettare il distacco dalla lega dei rivoltosi, seguiti da altre isole, ad esempio Lesbo e risultando così spaventosamente indebolita.

Il Gran Re intervenne, sedando la rivolta dei satrapi, ma questo mostrò ai greci la debolezza interna dell’Impero Perisiano

Filippo il Macedone e  la terza Guerra Sacra (356-346) (riassunto)

Mentre Filippo si muoveva contro Atene, in Grecia Centrale scoppiò un conflitto per il controllo dell’Anfizionia Delfica tra Focesi e Spartani uniti contri Beoti (Tebe) e Tessali che sie estese progressivamente. Siccome la guerra si stava mettendo male, i Tessali chiamarono in loro soccorso i Macedoni: quella che era nato come un conflitto egemonico tra poleis greche stava diventando molto di più, invitando una potenza come la Macedonia ad infiltrarsi nel mondo politico greco.

Filippo approfittò subito e colpì duramente i focesi, riuscendo ad espandere la propria influenza alla Tessaglia mantenendo la carica di generale supremo anche dopo la guerra. Filippo poteva passare le Termopili per infliggere un duro colpo ad Atene e Sparta, ma decise di aspettare e puntò all’Egeo settentrionale e all’area degli Stretti, ma la sua azione non diede grandi risultati per via di una malattia, riuscendo solo ad attaccare la Lega Calcidica (349) per regolare vecchi conti.

Atene, sotto la guida di Demostene, aveva capito il pericolo Macedone e aveva inviato più di un aiuto in Calcidica, ma niente era riuscito a fermare l’avanzata di Filippo, che grazie alla sua potente Falange Macedone conquistò la Calcidica, incorporandola nel territorio macedone. Questa vittoria macedone aveva cambiato lo status quo greco e aveva dato inizio ad una nuova fase diplomatica.

Nel 346 Atene inviò a Pella (corte macedone) dei suoi ambasciatori per trattare il riconoscimento della situazione attuale con la pace di Filocrate, ma prima che fosse rattificata Filippo attaccò e devastò i focesi, occupando le Termopili e dando ai focesi un ultimatum per lasciare Delfi. Una volta disciolto il koinin focese, Filippo chiese ed ottenne che dei suoi rappresentanti prendessero il posto di quelli focesi nell’amministrazione del tempio: la Macedonia era riuscita ad infiltrarsi in uno dei centri nevralgici principali del mondo Greco e da qui Filippo costruì il suo progetto egemonico.

La pace di Filocrate venne dunque accettata, come un periodo di stallo per prepararsi ai conflitti futuri.

Dalla pace di Filocrate alla morte di Filippo (346-336) (riassunto):

La nuova posizione raggiunta da Filippo in Grecia gli permetteva di proseguire una politica di ampio respiro: ormai il re macedone aveva sostituito il Gran Re come nuovo garante e rinnovatore della pace comune. L’unico problema continuava ad essere il rapporto con Atene. Proprio in quegli anni la Persia, guidata dal nuovo re Artaserse III, essendo riuscita a mettere fine alle rivolte che ne minacciavano il potere centrale e tornò ad interessarsi al mondo Greco, promettendo aiuti anti-macedoni ad Atne nel 344, ma l’Assemblea filo-macedone li rifiutò.

Filippo a sua volta aveva raggiunto un accordo con la Persia nel 343 e perciò puntò la sua attenzione alla Tracia orentale e l’Area degli Stretti, attaccando il Bosforo, prima Perinto e poi Bisanzio. Il re ottenne consensi in Tessaglia, nell’Epiro dove salì al potere il fratello della moglio Alessandro il Molosso e in Eubea, dove fece nascere regimi oligarchici anti-ateniesi. Il piano di Filippo era chiaro: circondare e isolare Atene, occupandone aree sensibili come l’Eubea o gli Stretti per costringerla a legarsi a lui, sfruttando anche gli ambienti ateniesi filo-macedoni. Ad Atene c’era però chi aveva capito la minaccia macedone: guidato da Demostene il demos distrusse la stele che riportava l’iscrizione della pace di Filocrate.

Demostene cercò di costruire una coalizione di città e federazioni greche anti-macedoni, riuscendo tra le varia a riportare in influenza ateniese l’Eubea e l’area degli Stretti. Dato che l’azione di Demostene stava rischiando di trascinarlo in una situazione di stallo, Filippò cercò di usare l’Anfizionia Delfica per mettere in difficoltà Atene. Filippo cercò di mettere una contro l’altra Tebe e Atene ma fallì e Demostene cercò di avvicinarsi alla città beotica. Flippo scese quindi in Grecia centrale con l’esercito macedone prnto a conquistare Delfi. Inizialmente l’alleanza Ateniese-Tebana ebbe la meglio ma poi niente riuscì a fermare Filippo che conquistò prima Locri e poi Delfi, costringendo gli alleati a fuggire in Beozia.

Qui nel 338, a Cheronea avvenno lo scontro finale tra l’agosto e il settembre e l’esercito macedone, guidato da Filippo e dal figlio Alessandro, sconfisse duramente gli avversari dimostrando di essere molto più potente dal punto di vista militare. Con la sconfitta di Cheronea finiva ufficialmente l’epoca della polis classica, aprendo la via a nuove formazioni territoriali e monarchiche che si imporranno nei decenni successivi.

Posizione delle truppe durante la battaglia di Cheronea

Filippo trattò con grande moderazione le sconfitte, imponendo a Tebe una guarnigione macedone in città, cosa ripetuta in molte città chiave della Grecia, mentre con Atene trattò molto con la componente politica filo-macedone, che aveva preso il potere dopo la fuga di Demostene. Atene dovette cedere parte della Tracia alla Macedonia e sciogliere la sua lega, ma in cambio ebbe la promessa che nessun esercito macedone avrebbe oltrepassato i suoi confini. Filippo non cercò lo scontro ma la collaborazione con Atene poiché era convinto che solo mantenendo un buon rapporto con la città di maggior prestigio culturale della Grecia poteva venire riconosciuto come il legittimo rappresentante degli interessi panellenici nel mondo.

In area peloponnesiaca Filippo agì in modo più duro, penetrando l’area con l’esercito, ma riuscì a far alleare tutte lo popolazioni principali del luogo (Argivi, Messeni, Arcadi). Nel 338 Filippo convocò a Corinto un congresso di tutte le poleis eccetto Sparta che rifiutò di aderire, dove si proclamò la pace comune: si stabiliva prima di tutto la pace e l’autonomia di ciascuna poleis e stato Greco, fu poi creato un Consiglio Comune di tutti i Greci, i cui vari stati membri erano presenti in base alla loro importanza e consistenza.

Filippo non faceva parte del consiglio ma era il comandante generale di tutti gli eserciti greci e macedoni e dichiarò massimo tradimento il servizio di qualunque greco in un esercito straniero. Il Re concluse questo congresso indicendo una nuova symmachia tra la Macedonia e le città greche (Lega di Corinto).Nel 337, l’anno successivo, Filippo propose e ottenne dal Consiglio di dichiarare guerra alla Persia per punirla della distruzione dei templi greci avvenuta decenni prima durante le guerre persiane. L’esercito varcò l’Ellesponto nel 336 cogliendo la Persia in un periodo difficile dopo la morte di Artaserse III e lo scontro per l’eredità tra Arsete e Dario III. Poco dopo l’inizio della spedizione le cose subirono una brusca svolta: Filippo venne assassinato da una guardia reale a Ege durante il matrimonio della figlia con Alessandro il Molosso.

Anche se pare che l’omicidio fosse a sfondo passionale, è molto probabile che fu frutto di una congiura: Filippo aveva infatti sposato nel 337 la nobile macedone Cleopatra, scatenando le ire della prima moglie Olimpiade, dell’Epiro, e rovinando i rapporti col figlio di lei Alessandro, la cui eredità al trono venne messa in discussione. Non è strano pensare che dietro l’assassino di Filippo vi sia la mano di Olimpiade o di Alessandro stesso. Con l’attentato di Ege morì l’uomo che più di chiunque aveva messo in crisi il sistema della poleis “classica”, i cui principali modelli, ovvero Atene e Sparta avevano lasciato un vuoto enorme nel corso del IV secolo, vuoto riempito dalla Macedonia.

Ma che tipo di era la società macedone? Per gli studiosi la Macedonia era una società di carattere feudale: aveva un economia prevalentemente agricola e aveva, grazie al terreno montuoso, una grande abbondanza di legno per costruire navi negli scarsi sbocchi marini che aveva. Il Re aveva un potere monarchico di tipo patriarcale, ma era limitato dal controllo esercitato sia dai nobili che dall’assemblea dell’esercito, di estrazione popolare, anche se le limitazioni di questi organi erano meno gravose di quanto si pensasse.

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