Età preindustriale – riassunto storia economica – redditi, consumi, condizioni di vita, potenziale biotico

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Eta preindustriale riassunto storia economica

Economia preindustriale

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I fattori determinanti della crescita sono:

Terra: la potenza si misurava in base all’estensione territoriale (dal medioevo fino alle guerre mondiali), si parla quindi di Economia Agriola. Questo pensiero cambiò con l’avvento della rivoluzione industriale perchè divenne più imporante lo sviluppo del capitale umano (ma ci volle molto tempo).

Capitale e Tecnologia: alcuni stati le hanno e altri no (es Inghilterra. In questa sezione vengono comprese anche le materie prime (es miniere). L’Italia come paese di pochi capitali da sempre e qui nascono i fattori sostitutivi (banche).

Lavoro e istituzioni sociali: in epoca preindustriale ci si basava sull’agricoltura (economia agraria) e gli elementi caratteristici erano:

  1. Reddito e consumi (bassi, sopravvivenza)
  2. Potenziale biotico (basso) (o potenziale riproduttivo, tasso di accrescimento di una popolazione)
  3. Tasso di indipendenza
  4. Condizioni di vita e istruzioni

Tra il 1000 e il 1300 si passa all’economia comunale (scambi, artigiani, ecc) ma rimane l’economia di sussistenza..

  1. Redditi e consumi

La massa viveva in uno stato di fame endemica (l’unico aiuto era quello dato dalla Chiesa perché non esisteva uno stato sociale). Nel 1500 in Lombardia il reddito del contadino non bastava nemmeno per la sua alimentazione e per questo doveva mettere a lavoro anche la moglie e i figli (si parla di città o regioni perchè non si hanno documenti nazionali, le uniche informazioni vengono date dai documenti comunali che sono stati ritrovati di qull’epoca).

Dai 13 anni inizia l’età lavorativa di ogni singolo individuo quindi era normale il lavoro minorile che rimase una costante fino all’epoca industriale ( i diritti per la tutela dell’infanzia si avranno fino al 1800).

L’artigiano in città spendeva l’80% del proprio reddito solo per l’alimentazione (non esiste il risparmio). Il 10% della popolazione controllava più del 50% della ricchezza.

2) Tasso d’indipendenza

Il tasso di indipendenza rappresenta il peso della popolazione dipendente.

I giovani da 0 a 14 anni nella società preindustriale rappresentavano il 90% (oggi è il 60%).

La gravità del problema trova espressione nell’elevato numero di fanciulli abbandonati (opere pie, carità, monasteri) e la normalità del lavoro minorile.

N.B. speranza di vita: 30-40 anni con il 50% di morti infantili.

3) Condizioni di vita e istruzione

Sottonutrizione, analfabetismo, città “la frontiera medievale” (stessi diritti e doveri diversi dai feudi, corporazioni che tutelano i diritti e i bisogni come mutuo soccorso), dall’anno 1000 nei comuni: nascono scuole private e si diffondono forme di apprendistato (si parla di rivoluzione urbana). Le scuole pubbliche arriveranno solo dopo l’800.

Istruzione come investimento (formazione del capitale umano)

Il concetto di capitale umano derivava dall’investimento in:

Conoscenza (scolarizzazione)

Abilità e capacità (apprendistato e apprendimento sul campo)

Differenze di capitale umano sono le pià importanti che storicamente si sono osservate tra i paesi

N.B. bisogna tener conto dei costi effettivi e del costo di opportunità (cioè di quanto mi avrebbe potuto produrre quell’individuo se non avesse studiato ma se avesse lavorato.

4) Potenziale biotico

Il potenziale biotico è la capacità di credere che deve fare i conti con le resistenze ambientali quali:

Elevata mortalità (per cause naturali come le epidemie, le carestie o per cause umane come la guerra)

Basso tasso di natalità dovuto al ritardo dell’età matrimoniale,l’ampliamento degli intervalli intergenesici (tra un figlio e l’altro anche 3-4 anni), e l’elevata percentuale della popolazione non si sposava, questo dovuto al fatto del intraprendere un percorso liturgico (preti e suore).

Epidemie, carestie e guerre:

nel 1348 ci fu una pandemia di peste (furono i genovesi a portarla dalla crimea) che eliminò 25 milioni di persone (1/3 della popolazione europea) le cause sconosciute ai tempi (feci di pidocchi) portarono alla creazione di cure fantasiose e dannose (stregoneria).

Il percorso dell’epidemia: Kafa -> Costantinopoli -> Genova

Innovazioni istituzionali (per combattere il contagio)

Tra il 1348 e il 1700 l’Italia era considerata l’avanguardia in Europa nel settore della prevenzione sanitaria:

  • Uffici o magistrature di sanità
  • Costruzione dei lazzaretti
  • Chiusura delle case infette e creazione di cimiteri riservati ai morti di peste
  • Controlli alle frontiere, cordoni sanitari, bandi, quaratene

 

Peste del 1600: causò tassi di mortalità 600-700 per mille ma si limitò in alcune zone escluse furono: Regno di Napoli, Toscana.

 

Conclusioni:

  • Popolazione preindustriale estremamente vulnerabile
  • Guerra vettore spesso di carestie ed epidemie
  • Ristagno plurisecolare della popolazione fra il 1300 e il 1700
  • Basso potenziale biotico
  • Relativa mancanza di braccia stimola l’interesse verso le macchine
  • Solo quando il settore umano iniziò ad aumentare si potè imboccare la strada sello sviluppo economico.

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