Esportazioni ed importazioni italiane 1866 – 1913 (Riassunto storia economica italiana)

Commercio e industrializzazione italiana del 1866 - 1913 riassunto storia economica

Riassunti di storia economica – elenco dei capitoli riassunti

L’andamento del commercio estero italiano in questi 50 anni (tra 1866/68- 1913) appare positivo. Anche se l’Italia perse in questo periodo quote del commercio mondiale, non essendo riuscita a mantenere il passo dell’espansione degli scambi internazionali con gli altri paesi. In questo periodo si manifestano 2 cicli espansivi delle esportazioni:  (1867-76 (tasso di crescita del 3,7%) e 1895 -12 (tasso di crescita del 4,5%) intervallati da 20 anni di stagnazione, con anni particolarmente negativi doo il 1887 per la rottura dei rapporti con la Francia.

Si ha il declino, o la stazionarietà, delle esportazioni di materie prime (zolfo, minerali metallici) e di prodotti agricoli tradizionali  (olio, vino, zolfo, uova, riso). Queto fu dovuto al processo di industrializzazione avviato negli anni 1880 – 1913, che da un lato aveva trasformato i settori produttivi del paese e dall’altro aveva allargato la domanda interna per materie prime e derrate alimentari.

Si ha tuttavia un aumento notevole nell’importazione di materie prime tessili e ciò testimonia i progressi fatti dal paese  in tali settori.

Riguardo al gruppo di prodotti agricoli e delle industrie alimentari vede, all’esportazione, l’aumento di pasta, farina, formaggi, agrumi, frutta e verdura fresca e conservata, mentre all’importazione vi è un aumento di cereali, caffè e pesce conservato.

Riguardo al gruppo di prodotti metalmeccanici, invece si ha debolezza delle esportazioni, mentre l’importazione è imponente e in notevole ascesa.

Quindi è da notare che soltanto le industrie tesili avevano raggiunto una fase di maturità, mentre le industrie alimentari non erano riuscite ad avviare consistenti esportazioni; quelle metallurgiche avevano da poco iniziato la loro trasformazione tecnologica, mentre le industrie chimiche erano ancora più arretrate.

La sostanziale debolezza della struttura delle esportazioni e la necessità del paese di importare gran parte delle materie prime spiegano, da un lato l’impennata delle importazioni e dall’altro lato il continuo e crescente deficit della bilancia commerciale. Nel 1886: fuori dall’Europa si compravano solo cotone, pelli, cereali e si esportavano marmo, zolfo, e prodotti alimentari, specie negli USA.

All’interno dell’Europa il legame con il mercato francese era molto pronunciato. Mercati di esportazione, sempre attorno a quest’anno, venivano forniti all’Italia da parte della Geramnia, Austria, Svizzera, ma non dal mercato inglese che risultava difficile da penetrare per le merci italiane.

Nel 1913: la situazione cambia. Se, quindi, il peggioramento dei rapporti commerciali con la Francia che si ebbbe dal 1888 fu una delle ragioni della crisi che si manifestò negli anni successivi, nel lungo periodo fu l’effetto positivo di accrescere la multilateralità dei rapporti internazioni dell’Italia. Vano perciò analizzati in quest’ottica:

  1. I rapporti commerciali con la Germania dopo la scomparsa dell’egemonia francese: la Germania assorbiva dall’Italia solo prodotti agricoli (agrumi, frutta e verdura fresca, uova) materie prime e semilavorati (canapa, zolfo, seta tratta), mentre le sue esportazioni in Italia erano di prodotti metalmeccanici e chimici.
  2. La seconda caratteristica è data dall’eccezionale forzo nel reperire mercati extraeuropei per i nono troppo avanzati prodottiindustriali italiani. Si ha pertanto un aumento delle esportazioni dal 13,5 al 35,1% e delle importazioni. Tali esportazioni consistevano in filati di cotone, tessuti di cotone e lana, farina, pasta, marmo lavorato. E i paesi principalmente interessati, oltre all’Atlantico, erano USA, Argentina, Egitto, Tripolitania.

Si presentano per tale tentativo diverse difficoltà:

  • I prodotti che si cercava di collocare non erano tecnologicamente avanzati e questo significava che si dovevano trovare per essi mercati scarsamente industrializzati;
  • Anche i mercati del Sud America, Nord Africa e Balcani su cui si rivolgeva l’attenzione degli esportatori italiani erano oggetto di concorrenza da parte delle maggiori potenze industriali europee del tempo.
  • Infine la relativa fortuna delle esportazioni italiane negli USA e in Argentina era dovuta alla presenza in tali peaesi di masse di emgranti italiani incapaci di fare a meno dei prodotti a cui erano abituati.

È proprio sulla base di questa analisi che è possibile capire le interrelazioni tra il commercio estero e lo sviluppo economico dell’Italia fino alla prima guerra mondiale.

Nonostante il notevole sviluppo delle importazioni, esse non erano in grado di sostenere la crisi del 1907 che portò ad un quinquennio di stagnazione delle esportazioni, e non erano neanche in grado di offrire all’apparato produttivo italiano consistenti mercati sostitutivi o complementari del mercato interno.

La bassa produttività agricola impediva persino il raggiungimento di una “autosufficienza alimentare”, cioè le esportazioni di prodotti agroalimentari non coprivano le importazioni (arretratezza della struttura economica dell’Italia, e del sud in particolare).

Cause: generale arretratezza produttiva, un elevato costo dei trasporti delle derrate alimentari, la carenza di adeguate  strutture creditizie che finanziassero gli esportatori, un’eccessiva diversificazione dei prodotti, che impediva economie di scala nella fase di commercializzazione de infine la standardizzazione della qualità.

Un altro motivo di debolezza era il basso grado di elaborazione dei prodotti che esponeva gli esportatori ad ingenti perdite a causa dell’impossibilità di conservare le derrate per rivenderle successivamente. Gli unici settori in cui le esportazioni avevano un’importanza strategica erano il settore automobilistico e quello della gomma-cavi, ma avevano un’incidenza troppo limitata per poter mutare il quadro generale.

L’Italia, come altri paesi, ha usufruito a lungo delle esportazioni di seta greggia.

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