Esploriamo le maschere tipiche nelle compagnie teatrali: caratteristiche principali

Con la formazione delle compagnie teatrali si intravede per la prima volta del teatro realizzato con scopo di lucro; molto importanti le maschere- servivano a far riconoscere da lontano l’attore e ad amplificarne la voce (come nel teatro antico). Le maschere dei comici dell’arte erano realizzati in materiali differenti perché dovevano aderire al viso (di solito costruite in cuoio) e in qualche modo doveva “stilizzare i ruoli” ma al contempo limita la visibilità degli attori- che favorisce una certa meccanicità nei movimenti degli attori; da un ritmo diverso da quello naturale.

La maschera non solo aiuta la caratterizzazione del personaggio ma è anche “utile” ai fini della recitazione tanto che alcuni attori non riescono più a recitare senza la maschera perché la sua fisicità si modifica, si “meccanicizza”, a seconda del movimento e della visibilità che la maschera consente.

Maschere diverse per differenti ruoli. La struttura base di una compagnia si avvaleva di attori con la maschera e senza;iI personaggi con la maschera sono principalmente 3:

  1. 2 vecchi
  2. 2 zanni
  3. 1 capitano (detto ruolo mobile perché a volte c’era altre no)

1) Sono maschere regionali: il Vecchio Pantalone/Magnifico viene da Venezia mentre il dottor Ballanzone/Graziano da Bologna. Pantalone è un vecchio che parla il dialetto veneziano è avaro (legato alla professione di mercante che commercia e deve contare i frutti del suo lavoro, spesso vicino all’usura e questo denaro diventa, a volte, diventa un ossessione) e lussurioso (vecchio lussurioso che insidia una giovane popolana, mai una donna della sua stessa classe sociale, tentando di corromperla con il denaro per dei favori sessuali). Il sesso è un tema cardine della commedia dell’arte nonché il motore dell’azione. Pantalone, oltre alla maschera, indossa un grosso fallo visibile (reminescenza delle falloforie latine)- serve per insidiare ancor di più visibilmente la donna- e la maschera stessa ha un grosso naso appuntito (richiama ancora una volta l’organo maschile) e un andamento “incurvato”.

Il Dottore era un borioso signore che si spacciava per un professore universitario (Bologna era famosa per le sue Università e spesso veniva identificata con la Sapienza) ma che sapeva poco o nulla in realtà. Parlava in dialetto bolognese con delle infarinature di “latinorum” si vestiva con le toghe dei professoroni di Medicina e spesso si accompagnava con dei libri di medicina o Codici- ingannava le persone fingendo di trarre le sue sentenze dai libri, di cui sapeva leggere molto poco, e da cui traeva le leggi. Era bello tondo (segno dell’opulenza in cui vive per le sue truffe).

  1. Gli “zanni” o servi- etimologia lontana: 1 dei due si chiamava Gianni o era un termine medievale- erano 2: uno era il servo sciocco e stupido l’altro era intelligente e astuto. Il primo non era capace e quando faceva qualcosa spesso combinava disastri mentre l’altro era furbo e capace che spesso riusciva a conseguire i suoi obiettivi anche con dei raggiri. Un esempio di servo sciocco è Arlecchino (Bergamo) oppure Pulcinella (Napoli). I motori dell’azione erano il sesso, che spesso il servo sciocco non otteneva o se lo otteneva gli portava altri guai, e la fame (spesso l’Arlecchino o la Pulcinella quando stanno per mangiare capita un qualcosa che glielo impedisce)- riferimento alle frequenti carestia del Seicento. Il servo astuto, es. Brighella (Veneto) , spesso è un oste, sempre con un padrone, quindi ha un piccolo rendiconto spesso arrotondato attraverso il gioco d’azzardo; quindi spesso riesce a portare il pane a tavola e a mettere su famiglia ma anche qui i figli spesso portano alle disgrazie che fanno concludere la vicenda.
  2. Capitan Spavento/ Fracassa era un personaggio di grande capacità affabulatoria, sempre pronto a parlare e sempre il primo a lanciarsi, almeno a parole, poi invece era il primo che in una situazione di pericolo era il primo a scappare (come il miles gloriosus – soldato fanfarone- della commedia latina). Movimenta la vicenda, solo a parole però, ed era caratterizzato da una lingua che non esisteva: parlava le lingue del sud Italia (calabrese) e lo spagnolo dei conquistatori odiati dagli italiani (ma non sapeva lo spagnolo). Gli spagnoli erano invisi sia dagli italiani che dalle altre popolazioni europee; il mata moros (uccisore di mori) era il gradasso, nella commedia chi incrociava il capitano spagnolo si aspettava dei guai.

Gli studenti che avevano abbandonato gli studi o per non cadere nell’indigenza si univano alle compagnie e le donne che erano state emarginate dalla società perché erano donne colte (meretrici oneste): ermaginate perché considerate diverse avevano lasciato le loro case.

Fissità dei ruoli per tutta la vita: non c’era il concetto moderno dell’intercambiabilità dei ruoli. La specializzazione dei ruoli era così attenta che andava a coincidere con la vita degli attori.

Ruoli senza maschera (altrettanto importante) interpretati, probabilmente dagli studenti e dalle “oneste meretrici” per la loro cultura interpretavano il ruolo degli amorosi. Una coppia (nelle compagnie più ricche anche 2) che interpretava gli innamorati di bell’aspetto che cercano il coronamento del loro amore (niente di sessuale). Erano colti perché parlavano il fiorentino: parlavano d’amore usando le 3 corone (Dante,Petrarca e Boccaccio) pur con una vena comica. Attitudine alla parola e alla fisicità molto diversa dagli altri attori. Altro ruolo senza maschera era quello della servetta, sembra che sia collegata ai 2 servi, ma in realtà non sono collegati.

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