Edith Jacobson, Freud e la situazione prototipica in psicologia: riassunto e spiegazione

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Nell’ ambito della teorizzazione concernenti  la nascita della vita psichica e le modalità del suo sviluppo si sono delineate  diverse correnti:

  • Teoria degli istinti o delle pulsioni
  • Teoria strutturale
  • Teoria delle relazioni oggettuali
  • Teoria delle relazioni interpersonali

Edith Jacobson: riassunto veloce

  • Nasce a Haynau il 10 settembre 1897
  • Nel 1941, imprigionata dalle autorità del regime nazista, fugge negli Stati Uniti dove può esercitare la sua professione.
  • E’ considerata una psicoanalista statunitense di origine tedesca
  • Muore a Rochester l’8 dicembre 1978.

Situazione prototipica:

Un bambino sente i morsi della fame e comincia a piangere:
La madre sente il pianto e porta il cibo per soddisfare il figlio che succhia dal seno e si calma;
La madre non è fisicamente o emotivamente disponibile e la tensione del bambino cresce finché non riceve aiuto o finché non usa un meccanismo interno che lo porta ad una tregua temporanea;
La madre risponde, ma per motivi suoi non lo fa adeguatamente (con irritazione, con ansia …). La fame può essere soddisfatta o no, ma la risposta comportamentale del bambino dipenderà da fattori specifici della situazione e da una varietà di fattori costituzionali ed evolutivi.

Cosa ne dice Freud

Freud occupandosi di questa sequenza di comportamenti afferma:
Che ripetute esperienze di piacere spianano la strada ad un scelta oggettuale anaclitica;
Che ripetute esperienze di frustrazione giocano un ruolo evolutivo nell’instaurarsi del principio di realtà;
Che l’elemento cruciale della situazione è la tensione pulsionale (soddisfatta o esacerbata) e che la qualità della risposta materna è presa in considerazione soltanto in questo senso.

Il pensiero di  Jacobson:

L’esperienza del bambino di piacere o dispiacere (gratificazione e frustrazione) è il nucleo della sua relazione con la madre. In questo senso l’autrice è vicina alla visione freudiana e ben inserita nel modello delle pulsioni.
Ma va oltre, suggerendo che le esperienze di piacere e dispiacere portano a reazioni specifiche verso l’oggetto e che tali reazioni sono cruciali per lo sviluppo del bambino.

Infatti con l’aumentare delle esperienze di soddisfazione ed insoddisfazione si formano le immagini di madre gratificante e frustrante che, insieme con i relativi atteggiamenti emotivi, costituiscono i primordi delle relazioni oggettuali interne.
Fin dall’inizio gli atteggiamenti dell’oggetto della relazione acquisiscono un potere motivante indipendente dalla ricerca di gratificazione pulsionale;
In questo senso le idee della Jacobson concordano con quelle dei teorici del modello strutturale delle relazioni.

La madre che non risponde adeguatamente ai bisogni del figlio:
Lo frustra;
Lo delude;
La frustrazione si riferisce alla richiesta pulsionale;
La delusione alla qualità della nascente relazione oggettuale;
Dalla inevitabile sequenza di gratificazioni e frustrazioni derivano sequenze di atteggiamenti verso l’oggetto.

Occorre precisare che il concetto di DELUSIONE della Jacobson non è identico a quello di fallimento materno.

La delusione è sempre relativa ad una specifica richiesta, determinata dalle pulsioni, quindi non è legata alla totalità della relazione.

Il “Sé” è:  ?
Un sistema all’interno dell’apparato psichico che integra la struttura tripartita classica?
Un contenuto della mente, un’immagine paragonabile alle immagini formate da oggetti?
La Jacobson segue inizialmente la distinzione di Hartmann tra l’Io (sistema mentale) e il Sé (rappresentazione all’interno dell’Io) e afferma:
“Il Sé è un termine ausiliario, descrittivo, che si riferisce alla persona in quanto soggetto, distinto dal mondo degli oggetti che lo circonda”.

Per molti aspetti (non per tutti), l’autrice afferma che maturare significa diventare come i propri genitori.
Non si può diventare come loro senza averli prima sperimentati come ammirevoli e amorevoli accanto al  senso di se stessi come potenzialmente simili a loro.
Tutto ciò avviene attraverso l’ assimilazionedelle relazioni con gli altri e  la costruzione del “sé e   del mondo oggettuale”.
A questo proposito la Jacobson afferma:
“l’Io non può acquisire una realistica somiglianza all’oggetto d’amore, senza che i tratti ammirati di tale oggetto siano durevolmente introiettati nelle immagini di sè desiderate dal bambino”.

   
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