Donne ch’avete intelletto d’amore: commento alla poesia di Dante Alighieri

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« Donne ch’avete intelletto d’amore,

i’ vo’ con voi de la mia donna dire,
non perch’io creda sua laude finire,
ma ragionar per isfogar la mente.
Io dico che pensando il suo valore,
Amor sì dolce mi si fa sentire,
che s’io allora non perdessi ardire,
farei parlando innamorar la gente.
E io non vo’ parlar sì altamente,
ch’io divenisse per temenza vile;
ma tratterò del suo stato gentile
a rispetto di lei leggeramente,
donne e donzelle amorose, con vui,
ché non è cosa da parlarne altrui. »

Commento alla poesia “Donne ch’avete intelletto d’amore”:

Si tratta del componimento manifesto dello stile della loda, innovazione poetica di Dante costituente il superamento della stagione cavalcantiana, e che interessa i capitoli centrali del libello giovanile. Nel Purgatorio a Bonagiunta Orbicciani saranno attribuite le parole Ma dì s’i’ veggio qui colui che fore/trasse le nove rime, cominciando/Donne ch’avete intelletto d’amore (Pg XXIV, vv.49-51): l’Alighieri è dunque autore di “rime nuove” che costituiscono un concreto scarto rispetto alla tradizione precedente e ai contemporanei.

La prima strofa è una sorta di proemio infatti il poeta si rivolge direttamente “alle donne che hanno intelletto d’amore”, i destinatari della canzone della lode, che vengono richiamate anche al verso tredici sempre in posizione anaforica, quindi specifica l’oggetto del suo canto, Beatrice, e in ultimo la sua intenzione di dare libero sfogo ai suoi pensieri.

Il poeta però non è sicuro, e come spesso accade, ha subito un ripensamento che lo porta a scrivere il testo con uno stile aulico ma a trattare un argomento complesso come Beatrice, in maniera più semplice.

Quindi con la seconda strofa si passa da un piano concreto a un piano divino, ed è prorio Dio a giustificare la presenza di Beatrice sulla terra.
Beatrice infatti costituisce il solo mezzo grazie a cui Dante potrà raggiungere la salvezza, ed è per questo che non si trova già nel sommo Empireo.

Con la terza strofa si apre quindi la parte centrale del testo, in cui vengono descritti gli effetti benefici della donna sull’umanità.
Il primo verso riepiloga la stanza precedente, nel secondo Dante annuncia invece il contenuto della nuova:
Vuol far conoscere la virtù di Beatrice.
In piena concezione stilnovistica la funzione purificatrice di Beatrice è immediata, al solo suo passaggio, amore lancia nei cuori dei villani come un oggetto di morte, a causa del quale, i loro pensieri cattivi ghiacciano e muoiono.
Gli effetti quindi possono essere diversi, alla vista di Beatrice l’uomo villano può diventare nobile oppure dannarsi, ma è certo che chiunque parla con lei non potrà mai dannarsi.
La penultima stanza si apre invece con una nuova personificazione di amore, che si chiede come possa una cosa mortale essere così bella e pura.
Dante passa quindi alla descrizione fisica di Beatrice, che però, seguendo i canoni stilnovistici, si riduce solo alla sua carnagione chiare, elemento che la lega sempre più al mondo divino.
E’ importante però sottolineare come Dante identifichi Beatrice con la bellezza assoluta, modello con cui si devono confrontare tutte le cose terrene.
Al verso 51 si ha quindi un inconfondibile richiamo a Cavalcanti, Dante infatti, facendo riferimento alle teorie del suo maestro, afferma che dagli occhi di Beatrice escono spiriti d’amore infiammati che colpiscono chiunque la guardi.
Nell’ultima strofa, quella del congedo, il poeta si rivolge alla sua canzone, che caratterizza con l’endiade giovane e piana, e le raccomanda di andare solo da persone gentili che la potranno condurre da Beatrice e da Amore per una via rapida.
Questo è il primo testo poetico che Dante scrive con lo stile della lode e proprio perchè è dedicato a Beatrice, è composto interamente in decasillabi, i versi più vicini alla perfezione.
I suoni sono dolci, la lettura è piacevole e lenta. Il ritmo non è veloce, mancano infatti gli engiambement, e ogni verso si conclude con una pausa più o meno forte. Anche la struttura è semplice e regolare.

La canzone è composta da cinque strofe secondo lo schema ABBC,ABBC,CDD,CEE e molte rime sono ricche. Compaiono molte consonanze come ragionar, isfogar, innamorar e parlar o pensando, parlando se facciamo riferimento alla prima strofa.
Come ho già accennato il ritmo della canzone è piuttosto lento e, anche se con qualche eccezione Dante sembra rispettare la scansione degli accenti dell’endecasillabo, e le ultime parole di ogni verso sono rigorosamente piane.
Lo stile di Dante è dolce e non sottile, e i termini da lui usati, se pur scelti con grande cura, non sono troppo ricercati o rari, e i latinismi sono pochissimi.
In questo è evidente come il poeta si rifaccia a uno dei suoi più grandi maestri: Guinizzelli
La canzone di quest’ultimo “Al cor gentile reimpara sempre amore”.
E’ però un testo dottrinale, di difficile comprensione, ricco di richiami filosofici e scentifici volti a giustificare le varie fasi amorose.
Anche nel testo di Guinizzelli, prevale la partassi, mancano periodi lunghi, il ritmo è lento e la struttura è per così dire ripetuta e circolare.
Il testo di Guinizzelli si articola attraverso tesi e argomentazioni, e nella strofa conclusiva il poeta si rivolge direttamente a Dio, scegliendo di chiudere la canzone con l’immagene iperbolica e stilnovistica della donna – angelo.
Dante va oltre, anch’egli inserisce Dio nella sua poesia, ma Beatrice non è solo la mediatrice fra l’uomo e Dio, non è come un angelo, è una creatura divina.
Come nel testo “Al cor gentile reimpara sempre amore” anche in “donne ch’avete” a volte compaiono due inversioni, ma la struttura della frase è prevalentamente lineare.
Non compaiono nel testo numerosissime figure retoriche, ma fino ad un primo sguardo risulta evidente la presenza di numerose personificazioni, Amore, La Pietà, e la Canzone stessa.
Nel testo di Guinizzelli sono presenti molti paragoni naturalistici, che hanno la funzione di chiarire la bellezza della donna amata, cosa che Dante non fa, perchè Beatrice possiede in sè la bellezza e non è paragonabile a nulla.
Anche nel testo di Dante la parole chiave sono Amore, Gentilezza, Donna, Dio, Salute, ma a differenza del primo stilnovista, il poeta crede che l’amore di Dio possa raggiungere tutti e che anche più villani, se parleranno con Beatrice riusciranno ad evitare la dannazione eterna.

Secondo le parole di Guglielmo Gorni, con questa canzone Dante passa dalla poesia comunicazione, legata strettamente al saluto dell’amata, alla poesia celebrazione, in cui il poeta, direttamente ispirato da Amore (la mia lingua parlò quasi come per se stessa mossa dice nell’introduzione in prosa), trova appagamento dalla lode stessa della propria donna.

Cambia anche il destinatario: Dante individua subito il suo pubblico nelle donne e, tra di esse, in quelle che hanno intelletto (piena conoscenza, esperienza) d’amore, sempre più inteso come amore caritas.

Chiaro è poi il tributo a quello che Dante nella Commedia riconosce come padre dello stilnovo, Guido Guinizzelli, per mezzo di richiami evidenti al sonetto Io vogli’ del ver la mia donna laudare.

   
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