Dinamica dello sviluppo industriale italiano – riassunto storia economica

Sviluppo economico italiano 1900

La vera industria al tempo dell’unificazione del paese era assai marginale, mentre  l’artigianato era abbastanza diffuso. cinquant’anni dopo l’Italia, ad un grado di sviluppo più o meno avanzato, aveva tutte le industrie moderne: della metallurgia, dell’elettricità, della gomma, delle automobili, dei concimi chimici, dello zucchero…

Il primo vero e meramente attendibile censimento industriale risale al 1911 (era già dal 1862 che si “provava” a fare censimenti ma questi presentavano moltissime lacune ed erano poco dettagliati), tale censimento fornisce un punto fermo per l’analisi dello sviluppo industriale prima della prima guerra mondiale. Per la ricostruzione di tali censimenti gli studiosi si sono serviti anche di altri mezzi di informazione come: il materiale dell letteratura tecnica, informazioni dai privati, archivi di impresa e tanti altri. Tra questi importanti furono anche le esposizioni industriali che vennero messe a confronto:

  1. La prima fu a Firenza, nel 1961, e si concluse che per risorgere dalle rovine dell’economia italiana bisognava migliorare gli arnesi, produrre di più, stabilire regole ben precise per insegnare i mestieri, diffidare dalle imprese improvvisate, dotarsi di persone competenti tecnicamente e amministrativamente.
  2. La seconda fu Milano, 1881: qui traspariva una maggiore organizzazione, una notevole tendenza all’imitazione tecnologica straniera, la comparsa di una serire di grosse industrie moderne: Pirelli, Carlo Erba, Salmoiraghi, Veneta di Treviso.
  3. La terza fu a Torino, 1911: questa esposizione era 7 volte la prima, è simbolo delle possibilità di miglioramento e della tendenza al gigantismo: un padiglione era completamente dedicato alla grossa metallurgia (la Terni, la Falck e la Breda); un padiglione anche per l’idroelettricità.

Dai dati di crescita della produzione industriale, essa risulta in crescita dal 1896. Qualcuno parla di ripresa, qualcuno no: visione ciclica.

Motivi dei cicli: politica interna italian (drenaggio fiscale nell’Italia unificata per la costruzione di infrastrutture) o vicende internazionali (ondate cicliche di esportazioni inglesi di capitali che accelleravano o ritardavano lo sviluppo industriale).

L’industrializzazione in Italia

Territorialmente parlando si andò rafforzando sempre di più il divario da sempre esistente tra nord-sud, e ancor di più con le tre regioni del triangolo industriale già coinvolte nell’industrializzazione e che fungevano da “modello ispiratrice e trainante” anche per le regioni vicine (Veneto, Emilia, Toscana, Marche, Umbria e parte del Lazio).

I motivi della mancata dffusione dell’industrializzazione al sud vanno rinvenuti: da un lato dall’incapacità dell’ambiente locale di generare iniziative autoctone, e dall’altro scarso interesse del capitale settentrionale ed estero ad investirvi. Quest’ultimo motivo si spiega perché mancano grosse opportunità di sfruttamento delle risorse locali poiché non erano abbondanti, in più il mercto locale era ristretto; le infrastrutture statali erano insufficenti. Pertanto anche se il costo della manodopera  sarebbe stato inferiore al sud rispetto al nord, troppi erano i disincentivi affinché le imprese settentrionali investissero nei territori del mezzogiorno.

Dappertutto l’industria restava strettamente connessa con la struttura agraria in quanto manteneva forti legami con la famiglia contadina (perciò non tanto per le risorse, quanto per questo); inoltre molta parte dell’industria era ancora a mezzo tra artigianato, piccola impresa e lavoro a domiclio; un’altra parte si distaccava da questa e si meccanizzava e si accingeva ad andare verso il progresso tecnico; mentre solo nei settori più moderni le imprese riuscivano a nascere già grandi. Convivono perciò settori oligopolistici (metallurgia, elettricità, zucchero, gas, acqua, automobili, gomma) con settori dispersi e frammentati, che hanno svolto il ruolo di serbatoio di manodopera con abilità di tipo manufattiera. Manodopera pertanto legata all’industria.

Un panorama settoriale italiano

L’industria avanzata è quella che cresce più rapidamente, superata però dalle costruzioni. All’interno di tale crescita; mentre i settori tessili sono i più lenti.

Ll’industria intermedia in realtà è molto disomogenea, con i laterizi-vetrocemento più rapidi dell’industria delle costruzioni, mentre l’industria alimentare ristagna.

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