Demostene (oratore ateniese) – riassunto breve vita e biografia

Opera di Jean-Jules-Antoine Lecomte du Nouy rappresentante Demostene mentre si esercita. Secondo la tradizione l’oratore era solito parlare e declamare versi tenendo in bocca dei sassolini in una stanza sotterranea e, per rafforzare la voce, parlava in riva al mare sovrastando il fragore delle onde.

Demostene, figlio di Demostene del demo di Peania (in greco antico: Δημοσθένης, Dēmosthénēs; 384 a.C. – Calauria, 322 a.C.), è stato un politico e oratore ateniese, grande avversario di Filippo II di Macedonia e uno dei dieci grandi oratori attici.

 

“Quando dei marinai, il cui salario è appena di 30 dracme, mancano all’appello, sono messi in catene e puniti da costoro; ebbene io vorrei sapere perché, quando dei trierarchi – ai quali la città affida una somma di 30 mine per ogni campagna – non si degnano di mettersi in mare insieme con l’equipaggio, voi non li punite alla stessa maniera. Allora quando uno è un povero che commette un reato deve subire le pene estreme, e quando è un ricco a compiere, per miserabile ingordigia, lo stesso reato, otterrà tutta la comprensione? E allora dov’è andato a finire quel fondamento della democrazia che è l’uguaglianza dei diritti, se in casi come questo vuoi giudicate in modo così ingiusto?”

– citazione Demostene

Riassunto breve vita di Demostene

Demostene nacque ad Atene nel 384 a.C.; suo padre era un ricco commerciante, sua madre proveniva da famiglia originaria dalla lontana Scizia.

Rimasto a sette anni orfano di padre, ebbe la sventura di incontrare tutori disonesti e senza scrupoli, cui intentò causa, giunto alla maggiore età, senza tuttavia riuscire a ricuperare molto del suo patrimonio. L’occasione, tuttavia, e la scuola di Iseo lo avevano reso esperto di leggi e di retorica, situazione che lo indusse a divenire oratore giudiziario, logografo, ed infine oratore politico, dopo aver vinto, si dice, con tenace volontà, gli ostacoli della salute cagionevole e della balbuzie.

In politica fu dapprima fautore di un risanamento finanziario della città, indispensabile premessa per la ripresa di una politica imperialistica di Atene, che, secondo l’oratore aveva il dovere morale di intervenire militarmente dovunque una qualche democrazia fosse in pericolo. L’evoluzione del pensiero politico di Demostene coincide e va di pari passo con le sue orazioni, troppe (circa sessanta), perché di tutte si possa far cenno, per quanto sommario.

Fautore della pace (Per la pace), quando la città non era ancora preparata a sostenere la guerra, fu tra i primi ad avvertire la minaccia dell’espansionismo macedone e divenne ben presto il capo del partito nazionalista ed antimacedone. Questa sua posizione politica è illustrata, tra l’altro, dalle tre orazioni Olintiache, con le quali cercò di persuadere gli Ateniesi sulla necessità di inviare aiuti ad Olinto, città della penisola Calcidica, e dalle tre Filippiche, che denunciavano al popolo ateniese le intenzioni dello scaltro Filippo, il quale in realtà mirava a soggiogare Atene e con essa tutta la Grecia. Tralasciando la citazione di tante altre orazioni, vale la pena di nominare quella Per la corona, nella quale l’oratore difese tutta la sua azione politica, in seguito alla proposta avanzata da Ctesifonte di decretargli una corona d’oro, per le sue benemerenze.

Non mancarono, naturalmente, i contrasti; l’oratore Eschine, infatti, che si era sempre schierato contro l’estremismo politico di Demostene, denunciò l’illegalità della proposta con una orazione (Contro Ctesifonte) che definiva anticostituzionale l’eventuale concessione di tale benemerenza ad un uomo di governo il quale non aveva ancora reso conto del suo operato, che poteva essere definito causa di rovina per Atene e per la Grecia.

L’orazione Per la corona è considerata il capolavoro di Demostene; con essa l’oratore smantella ad una ad una tutte le accuse dell’avversario, rievoca la passata grandezza della città nella buona e nella cattiva fortuna, dimostra l’onestà della propria azione politica, ispirata alla tradizione patria e senza possibilità di alternative. La corona gli fu decretata ed Eschine andò esule a Rodi.

Tuttavia la carriera politica di Demostene fu oscurata dal dubbio di corruzione che gravò so di lui in occasione dell’asilo politico che Atene concesse al tesoriere di Alessandro, Arpalo. Tale dubbio fu concretato in una grossa multa che l’oratore non potè pagare e che lo costrinse all’esilio. Richiamato in patria dopo la morte di Alessandro, riprese il suo posto di combattimento, ma ben presto Antipatro spegneva le rinate speranze di libertà e l’oratore, dopo aver cercato scampo nell’isoletta di Calauria, si avvelenò nel 321, per non cadere vivo nelle mani del nemico.

Sull’arte di Demostene basti dire che egli è universalmente considerato, ancor oggi, il più Grande oratore della Grecia, un esempio da imitare per tutti, fino ai giorni nostri.

“Si comportano come se non appartenessero ad uno Stato comune a tutti e dove tutti hanno il diritto di parlare: reputano questa una loro prerogativa, come un sacerdozio ereditario. Se uno parla, al vostro cospetto, per una causa giusta, se la prendono male e lo bollano come tracotante. E sono a tal punto prigionieri di questa nuova visione delle cose, da credere di meritare a vita la reputazione di cittadini “perbene” se chiamano svergognato quel tale che si è alzato a parlare una volta tanto davanti all’assemblea.”

– citazione Demostene

Riassunto opere di Demostene

Le 61 orazioni pervenuteci di Demostene si possono dividere in gruppi tematici:

  • Discorsi assembleari (or. I-XVII): detti anche, con termine greco, demegorie, coprono un arco di tempo che va dall’esordio di Demostene nel 354 a.C., con l’orazione Sulle simmorie, su un progetto di riforma della flotta, al 336 a.C., quando l’oratore si scagliò contro una presunta violazione macedone dei patti stipulati da Alessandro con Atene. In numero di 17, tra le demegorie spiccano le 3 Olintiache e le 4 celebri Filippiche.
  • Discorsi giudiziari (XVIII-XXVI): tra questi 8 discorsi, va ricordato quello celeberrimo Sulla corona. Nel 336 a.C. il politico Ctesifonte aveva proposto l’assegnazione della corona civica a Demostene per le sue benemerenze: tale proposta fu attaccata da Eschine come anticostituzionale, in quanto onorava un magistrato ancora in carica e, soprattutto, perché la politica di Demostene era stata tutt’altro che buona per la città. In quest’orazione, che è il suo capolavoro, Demostene ribatte alle accuse con una sorta di autobiografia politica che è al tempo stesso un appassionato atto di fede verso la patria.
  • Discorsi privati (XXVII-LIX): costituiscono il gruppo più nutrito del corpus demostenico (32 orazioni) e ci mostrano l’oratore calato nei conflitti interni dell’epoca più tormentata per Atene. Tra l’altro, le orazioni più antiche sono quelle Contro Afobo e Contro Onetore (XXVII-XXXI), suoi tutori, condotte nel processo del 364 a.C. per recuperare il proprio patrimonio.

Tra l’altro, alcune orazioni spurie ci illuminano su un oratore minore del partito demostenico, Apollodoro, figlio di Pasione, di cui le orazioni (XLV-XLVI, XLIX-L, LII-LIII e forse la LIX) sono giunte in questo corpus perché gli antichi le ritenevano scritte da Demostene.

  • Orazioni epidittiche (LX-LXI): su questo piccolo gruppo pesano forti sospetti di inautenticità, probabilmente nutriti anche dagli editori antichi, che posero i due discorsi al termine della raccolta. L’Epitaffio per i caduti della battaglia di Cheronea (338 a.C.) sarebbe spurio, così come concordemente non demostenico è l’Erotico, che riprende la consueta tematica sull’amore e sarebbe stato composto in età successiva su imitazione di quello pseudo-lisiano contenuto nel Fedro platonico.

Opere minori e perdute

Nel corpus, inoltre, sono pervenute anche opere non pienamente raggruppabili sotto l’etichetta di orazioni:

  • Proemi assembleari: Sono esordi di orazioni, in numero di 56, pervenute come esempi di introduzione ad una demegoria, su esempio di quelli lisiani. La stessa IV Filippica è composta unendo questi esordi (Canfora), veri e propri svolgimenti adatti a qualsiasi argomento che, come nota Canfora, questi “pezzi sparsi” documentano l’attività politica di Demostene, integrando le orazioni intere del gruppo assembleare.
  • Lettere: questa raccolta di 6 lettere è di dubbia autenticità, come del resto molti epistolari antichi. Sembra che siano autentiche solo le lettere I-IV, che concernono questioni legate al periodo dell’esilio di Demostene e sembrano proseguire l’apologetica che l’autore aveva espresso nella Corona: notevole, per ricostruire la politica demostenica posteriore a Cheronea – di cui non abbiamo testimonianza oratoria – la breve lettera VI, un biglietto che informa gli ateniesi dei progressi compiuti nel reclutamento di alleati durante la guerra lamiaca.
  • Opere perdute. tra le orazioni perdute abbiamo i titoli di un’orazione Sui retori, di argomento epidittico, un discorso Contro Demade, contro il politico filomacedone e noto improvvisatore, un’orazione pronunciata Sul sacco di Tebe, dopo la conquista e la distruzione di Tebe da parte di Alessandro Magno nel 335 a.C., che aveva notevolmente impressionato ed infiacchito la resistenza alla Macedonia.

Ci sono giunti anche 70 Apoftegmi, detti celebri pervenuti in varie raccolte.

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