Cuore, mio cuore, straziato da affanni (Poesia di Archiloco) – frammento 128 | letteratura greca

Archiloco scudiero poesia frammento 1

Cuore, mio cuore, straziato da affanni senza rimedio,

sorgi e difenditi da chi ti è ostile, opponendo agli avversari il petto,

fronteggiando sicuro le trame insidiose dei nemici;

non vantarti apertamente se vinci

e non abbatterti, non gemere, se vinto, chiuso in casa,

ma gioisci di quanto rallegra e rattristati per le sventure

senza eccesso; apprendi la regola che gli uomini governa.

Analisi della poesia “Cuore, mio cuore” di Archiloco

Archiloco non è il primo a escogitare l’efficace espediente del dialogo tra un uomo e il suo cuore. Il precedente (e forse il referente) più celebre è il passo omerico in cui Odisseo, vedendo le donne della sua casa che si univano ai Proci, soffoca la collera e si rivolege al suo cuore, invitandolo a sopportare e a ricordare uante prove in passato riuscì a superare grazie alla sua astuzia.

Il passo omerico è fondamentale per comprendere la differenza di spirito che intercorre fra le parole di Odisseo e quelle di Archiloco. L’eroe pone tutta la ua forza nella sopportazione del dolore presente, e trova nella memoria delle sue antiche traversie la confortante certezza che anche nella situazione attuale gli si offrità una via di uscita. Per Archiloco non è così. Un dolore senza rimedio lo affligge: ma il sentimento di impotenza risolve subito in un vigoroso proponimento di reazione alla sofferenza, di fattiva e aperta opposizione a chi gli è nemico. Tale volontà trova il suo punto di forza non nel passato, ma nel presente, dalla cui disincantata osservazione emerge la necessità di conservare una misura nella felicità e nel dolore, perché la vita umana è determinata dall’alternanza della sorte.

È uno dei motivi più originali e significativi di Archiloco e trova espressione in numerosi frammenti. L’adesione alla realtà e al presente, che caratterizza tutta la lirica, nel poeta di Paro non si risolve nello sconforto per quanto di insipegabile e di instabile la vita presenta. Egli non si limita a contestare la contradditorietà del reale, né di fronte a essa manifesta uno spirito di paziente sopportazione o di fatalistica remissione alla volontà divina. Riconosce un “ritmo” che determina le azioni umane, che la regola senza che di fatto sia possibile intervenire: a tale consttazione Archiloco si riappella per guardare fiduciosamente la vita nei momenti di sconforto, perché grazie a essa può considerare che il dolore non è eterno e che quanto ora egli soffre, domani toccherà a qualcun altro, magari anche ai suoi nemici. È con questo stato d’animo che il poeta esorta l’amico Pericle a non lasciarsi abbattere dalla prostrazione del lutto che lo ha colpito, ma a reagire e a trovare la forza per farlo. Ed è in base a questa visione della vita che rielabora una nota immagine omerica e, pur impiegando in larga misura quel registro epico che conferisce incisiva solennità alle sue parole, esprime un concetto affatto nuovo e suo, alieno da suggestioni teleologiche o religiose, da criteri di giustizia o di un ponderato fatalismo, ma umano, nel senso più proprio del termine.

 

 

 

 

Analisi da Archiloco Frammenti (Fabbri Edit.) N.Russello.

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