Costituzionalismo antico: la Lex de imperio Vespasiani

Il tema del costituzionalismo a Roma fu posto con taglio innovativo dallo storico
del costituzionalismo moderno Charles H. McIlwain (Saltsburg, 15 marzo 1871 – 1968),
storico statunitense, che insistette sull’idea di legge di natura quando si trova
infine maturata in Cicerone, cioè come istanza superiore cui deve far riferimento
la legge ordinaria, quella che noi oggi chiamiamo -positiva-.

Su questa linea si richiama l’attenzione su eventuali elementi di “costituzionalismo” presenti
in età imperiale pensando ad un passaggio famoso della Lex de Imperio Vespasiani.

« Utique quaecumque ex usu rei publicae maiestate divinarum, humanarum, publicarum privatarumque rerum esse censebit, ei agere facere ius potestasque sit, ita ut Divo Augusto, Tiberio Iulio Caesari Augusto, Tiberioque Claudio Caesari Augusto Germanico fuit » 

« Perché abbia il diritto e il potere di fare ed effettuare tutto ciò che riconoscerà utile per lo stato e gli rechi grandezza nelle questioni divine e umane, pubbliche e private, come spettò ad Augusto, Tiberio e Claudio »
(CIL VI, 930)

Notoriamente il passo più dibattuto del frammento conservato è la cosiddetta clausola discrezionale,
che essenzialmente attribuisce al nuovo Principe la facoltà di assumere i provvedimenti che ritenga
più opportuni per la “cosa pubblica”.

Le interpretazioni del passo oscillano fra chi intende la norma già come un riconoscimento ormai giuridico
della capacità normativa del principe; e chi pensa invece solo a disposizioni per interventi di -emergenza-,
con varie sfumature poi fra queste due posizioni-base.

L’utilitas rei pubblicae è la base giustificativa a Roma per ogni intervento normativo.
C’è anche la considerazione del significato interno che si vuole trasmettere ed anche in modo rilevante.
L’idea espressa della frase:

Tutto ciò che sia utile alla res publica

esprime già tutto il possibile riguardo alla motivazione dell’intervento.
La normativa a Roma è giustificata dall’UTILITAS; noi invece troviamo la normativa anche
giustificata dalla MAIESTAS, sono quindi concetti che operano su linee diverse.

UTILITAS: indica un bisogno e richiama un intervento;

MAIESTAS: indica una pienezza e richiede un adeguamento.

C’è poi all’interno del passo il richiamo alle realtà divine ed umane, individuate anch’esse come
aspetti costituzionalistici, che sono presenti nella cultura politica ed istituzionale romana.
Queste sono incentrate, dal punto di vista dottrinario, nel diritto di natura di impronta
stoica, su cui insiste Cicerone, ma anche attorno al diritto delle genti o agli stessi mores.

Il principe non giudicherà dunque arbitrariamente ciò che è utile alla res publica, ma terrà
presente dei parametri condivisi che noi chiameremo -costituzionali-, che nella cultura romana
facevano riferimento alle res divinae et humanae o ai iura divina et humana.
Egli resterà cioè all’interno del valori che, al di là della forma di governo, caratterizzano
una vera Res Publica.

E poiché quello di Vespasiano è un Principatus e si stanno riconoscendo al principe delle prerogative
eccezionali, tanto più si sente l’esigenza di assicurare che esse resteranno all’interno della
res publica, non la scalzeranno.
Egli non si renderà quindi colpevole di quel capovolgimento degli ordinamenti che Cicerone imputava
a Cesare ma si inizia a capire perché le divinea humaque res stiano ancora vicine, nella loro
pregnanza, con la definizione di un termine così alto ed impegnativo come maiestas,
con il quale probabilmente i teorici della Lex intendevano dare il massimo, risolto
a quella che noi chiameremo appunto una garanzia costituzionale, la salvaguardia dei
superiori valori ultimi, un termine che caratterizza in effetti
l’essenza della potestà del populus romanus e si adatta quindi ad una espressione
che volesse marcare questo forte aspetto di superiorità, legalità dei provvedimenti che saranno
presi da Vespasiano.

Per quanto riguarda la datazione della clausola discrezionale, si attribuisce la paternità allo stesso
Vespasiano che, nella sua qualità di uomo nuovo, tiene a sottolineare le effettive competenze
di un potere che si era tanto espanso di fatto.
Il principe, che impersona il populus, si muove nella sfera della maiestas.
Egli non deve ricorrere a parametri esterni, il senato, che gli vengono imposti, ma trova o deve trovare
la misura di ogni cosa all’interno delle sue prerogative, della sua dignitas, del suo rango.

Si tratta nella Lex di fornire quelle garanzie in cuivsi chiarisce che
il principe avrà poteri normativi, ma li userà secondo quelli
che noi chiamiamo parametri costituzionali.

E che qualunque provvedimento egli considererà essere utile per la res publica, in conformità
con la maestà dell’ordinamento divino ed umano[…] egli abbia la facoltà e il potere di assumerlo
e porlo in atto così come li ebbero il divino Augusto[…].

Proprio la concentrazione del pubblico e questa espansione del privato porta al fenomeno che vede il principe
come tale volersi far carico di tutta la realtà del popolo nel suo insieme e nei singoli individui.
Il suo imporsi ma allo stesso tempo essere circondato da virtù come indulgenza, clemenza, benevolenza,
lo rendono partecipe anche della privatezza dei cittadini. Anche qui possiamo trovare la sottile
“parte costituzionale” che il principe si attribuisce. Nel momento in cui s afferma la supremazia
del principe, la si raffronta a quelle delle leggi e le leggi stesse, come il principe, sono di casa fra gli
uomini comuni. La maggior parte delle costituzioni imperiali a protezione dei diritti e degli
interessi privati, la Lex de imperio Vespasiani può essere, dunque, la matrice.

In Cicerone esiste la più civica coscienza di un doppio aspetto della condizione umana: pubblica/privata;
le normative hanno come obiettivo non solo la vita pubblica, la vita della persona, in quanto
cittadino, l’assetto istituzionale, civitas, ma anche l’uomo richiamato in quanto tale, non in
quanto civis col suo dirito, diremmo noi, evidentemente privato alla felicità.

Naturalmente essa sarà una delle finalità del governo del buon principe e la
cultura stoica dei giusti ne
sarà una guida.

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