Costantino e l’integrazione del cristianesimo nell’impero romano (appunti)

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Dopo Diocleziano toccò a Costantino reggere le redini dell’impero, il quale scelse di suo pugno di imbracciare “la religione del sole invincibile” (che vale a dire, “la divinità degli eserciti”, un culto che ebbe la sua prima diffusione per mezzo dell’imperatore Aureliano), comprese come la religione cristiana potesse essere un utile mezzo per l’imperatore, facendolo protagonista di un possibile dirigismo teocratico imperiale, trasformando questa religione per l’impero da un punto di debolezza a un punto di rinforzo. Fu così che la scelta di Costantino ebbe pieno successo, specie se si considera che l’adesione della chiesa all’impero fu veloce e piena. La chiesa si ritrovava con un assetto organizzativo abbastanza labile e con una dottrina non elaborata in maniera definitiva. Il primo problema fu risolto in modo abbastanza semplice attraverso la creazione di un ordinamento ecclesiastico aderente ai quadri amministrativi dell’impero.

Ognuna delle comunità cristiane era governata da un vescovo, proveniente per lo più dalle famiglie dell’aristocrazia, il quale operava nell’ambito della diocesi, tendenzialmente coincidente con il territorio del municipio.

Successivamente fu attuato un coordinamento tra i vescovi di una stessa provincia attraverso l’attribuzione di un ruolo di preminenza al vescovo della chiesa metropolitica, della chiesa cioè formatasi nella metropoli della provincia, a volte in seguito alla predicazione degli stessi apostoli e in questo caso si parla di chiese di origine apostolica. Tra le prime chiese metropolitiche sono da ricordare Efeso, Tessalonica, Corinto, Cartagine e Milano.

I compiti dei metropoliti che in seguito si diranno “arcivescovi” erano fondamentalmente tre:

– consacrare i vescovi eletti dal clero e dal popolo della diocesi
– esercitare la giurisdizione di appello sulle decisioni dei vescovi
– presiedere i sinodi provinciali, le riunioni cioè dei vescovi della provincia

Le sedi vescovili più importanti presero il nome di patriarcati e si trattava di Roma, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, tutte di origine apostolica, alle quali si aggiunse Costantinopoli, la nuova Roma, che Costantino proclamò nel 330 capitale dell’impero.

Tra esse il primato sembrò all’inizio spettare incontestabilmente a Roma, autoproclamatasi sede apostolica per eccellenza, sia perché vi subì il martirio Pietro, vicario di Cristo, sia perché capitale dell’impero.

Nel momento però in cui la capitale veniva trasferita a Costantinopoli e l’occidente si avviava a diventare l’appendice di un impero che si stava organizzando per difendere solo le sue province orientali, anche il primato della sede romana era destinato ad essere considerato in maniera non univoca in occidente mentre in oriente era considerato come semplice primato d’onore.

   
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