Cos'è l'artiglio del diavolo e come si utilizza in erboristeria: proprietà e controindicazioni

Una foto della pianta
Una foto della pianta

L’artiglio del diavolo è una pianta rampicante tipica dell’Africa del tipo perenne appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae; il suo nome scientifico latino è “Harpagophytum procumbens” mentre volgarmente viene chiamata Arpagofito o appunto “artiglio del diavolo“.

La pianta è diffusa in varie zone dell’Africa in particolare nella zona del deserto del Kalahari e nell’Africa sud-occidentale; inoltre la pianta è presente anche nel Madagascar e nella Nambia.

Origine del nome dell’artiglio del diavolo

Il nome della pianta deriverebbe dalla sua particolare forma, caratterizzata da quattro robuste appendici e da una serie di modesti nastriformi presenti nei frutti dell’artiglio del diavolo. In particolare il nome originario della pianta è nato per le escrescenze con dei piccoli uncini che rimanendo impigliati nel corpo degli animali spesso fino a penetrare la pelle li costringono a muoversi in preda al dolore della ferita facendo diversi scatti e da qui l’idea che la pianta facesse fare la danza del diavolo e avesse connessioni con il paranormale, come si pensava fosse testimoniato dalla sua stessa forma imprecisa e pungente.

Impieghi e usi dell‘artiglio del diavolo in medicina

La pianta dell’artiglio del diavolo ovviamente non ha niente a che vedere col paranormale ma piuttosto è dotata di interessanti proprietà e principi attivi che la rendono idonea all’uso nella medicina tradizionale e moderna.

Durante i periodi antichi l’artiglio del diavolo era assunto principalmente come infuso, oggi più che altro viene assuto sotto forma di compresse (un prodotto in compresse lo trovi qui) ma persistono anche assunzioni della radice nella modalità di infuso, specie per i trattamenti allo stomaco.

L’artiglio del diavolo ha proprietà medicamentose derivanti dalle escrescenze delle radici, che trattengono in sé la maggior parte dei principi attivi legati alla pianta.

Anticamente in Africa, prima della venuta delle moderne infrastrutture, l’artiglio del diavolo era solito essere impiegato dai medici per risolvere problemi articolari, problemi di digestione o di bruciore allo stomaco e reumatismi.

L’artiglio del diavolo è ancora impiegato per buona parte di questi problemi in quanto dotato di tre glicosidi che permettono il suo impiego come analgesico e antipiretico (procumbid, harpagid, harpagosid).

Usi dell’artiglio del diavolo e proprietà benefiche:

  • Uso come antinfiammatorio.
  • Uso come antidolorifico.
  • Impiegato contro i dolori alle articolazioni.
  • Stimolante per la digestione.
  • Utile contro problemi di cervicale.
  • Utile contro i dolori alla schiena.
  • Utile per contrastare l’osteoartrite.

Per che cosa viene impiegato oggi l’artiglio del diavolo

Oggi l’artiglio del diavolo ha conosciuto il suo impiego in scala globale per problemi di varia natura come anzitutto i dolori legati alle infiammazioni come l’artrite reumatoide, i dolori cervicali, le tendiniti, l’osteoatrite e problemi legati ai reumatismi e alla schiena in generale.

L’artiglio del diavolo è anche largamente impiegato per le sue proprietà digestive che riescono ad aumentare la produzione della bile e dei succhi gastrici: assunto come infuso infatti può aiutare a combattere la gotta grazie alla sua azione ipouricemizzante e ipocolesterolemizzante.

Controindicazioni dell’artiglio del diavolo

L’artiglio del diavolo generalmente non reca alcun sintomo negativo ma andrebbe evitato se chi l’assume è affetto da ulcere o da gastriti; non è consigliabile assumerlo durante la gravidanza né somministrarlo ai bambini. Preferibilmente l’artiglio del diavolo va assunto a stomaco pieno e non eccedendo il consumo oltre le due settimane per volta; in particolare è possibile avere un leggero effetto lassativo se si eccedono le dosi ma è sufficente interromperne l’assunzione di qualche giorno (circa una settimana) per rientrare nella norma.

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