Cos’è la transumanza?

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Il nome tratturo deriva da una deformazione fonetica del termine latino “tractoria”, che indicava l’antico privilegio dell’uso garantito dei pascoli. Il suo utilizzo risale al V secolo, quando fece la prima comparsa nei codici di Teodosio e di Giustiniano. In seguito, lo stesso termine, indicò il tracciato stradale segnato dal transito continuo delle mandrie lungo gli stessi percorsi. I tratturi erano le autostrade erbose dell’antichità, larghe 60 passi (circa 111 metri). La transumanza è un tipo di pastorizia itinerante. Il termine deriva dal latino “transumere” con il significato di “trasportare”. Stagionalmente, infatti, i pastori lasciavano le rigide montagne abruzzesi per condurre i loro greggi a svernare nelle calde pianure pugliesi. Una volta terminata la stagione fredda tornavano ai ricchi pascoli montani per il periodo estivo. Questa pratica era largamente diffusa sin dall’età protostorica e da sempre connessa anche alle attività mercantili di smercio dei prodotti ottenuti dalla pastorizia (carne, lana, latte e derivati), nelle piazze commerciali che si andarono formando lungo i tratturi.

Praticata sin da VI secolo a.C., solo nell’età romana la transumanza ricevette le prime forme di organizzazione, attraverso il controllo e la tassazione delle mandrie in transito. Un’iscrizione del II secolo d.C, conservata a Saepinum, conosciuta come il decreto de grege oviarico, èer esempio, disciplinava gli abusi e la riscossione dei tributi sul tratturo Pescasseroli-Candela, che attraversava la città romana. Con gli aragonesi, la transumanza raggiunse il suso massimo sviluppo. Nel 1447 Alfonso d’Aragona attuò la riforma della “Dogana della mena delle pecore di Puglia”, un vero e proprio istituto fiscale connesso alla pastorizia itinerante. L’attività transumante, da quel momento, fu posta sotto il controllo e la gestione economica dello Stato. Si deve ancora ad Alfonso D’Aragona la proclamazione di “Regio Tratturo” per alcuni dei più importanti tratturi, tra cui il Celano-Foggia. I tracciati vennero delimitati con cippi in pietra recanti la sigla RT, alcuni dei quali sono ancora conservati in situ. Il tramonto della transumanza iniziò lentamente nel XIX secolo. Gran parte dei percorsi incontrarono prima l’abbandono, poi l’occupazione dei privati per lo sfruttamento agricolo ed edilizio. All’indomani dell’Unità d’Italia si avviarono le pratiche di ricognizione e reintegra dell’intera rete strutturale. Quanto resta, oggi, delle antiche piste erbose si può vedere osservando la diversità di crescita e d’intensità della vegetazione. Il Molise era attraversato da sei arterie tratturali, trasversalmente unite da itinerari secondari, tratturelli e bracci, rispettivamente 32-38 metri e 12-18 metri di larghezza. La diffusione della transumanza in Molise ha fortemente influenzato il patrimonio socio-economico e culturale del territorio. Basti notare le scelte, di volta in volta, adottate per stabilire gli insediamenti. Sanniti e romani, predilissero siti mercantili.

È il caso di Sepino, Boiano e Isernia. Tra la fine del IX e l’inizio del XII secolo, a causa dell’endemico stato di disordine politico-militare, dovuto all’assenza di un forte potere centrale e alle invasioni saracene e ungare, si avvertì la necessità di mettersi al sicuro fortificando i villaggi attorno a un polo “signorile”, ciò diede vita al cosìdetto fenomeno del l’incastellamento. Questi siti, posti in altura, militarmente strategici, consentivano il controllo del traffico armentizio.

   

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