Cos’è il tonachino in un affresco?

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Il tonachino è l’elemento più importante dell’intero affresco, l’ultimo strato sopra il quale viene steso il colore. Ha uno spessore di pochi millimetri ed è composto da sabbia di fiume molto fine e grassello per rendere più liscia la superficie.

Normalmente la sabbia è di fiume, di cava o di frantoio. In ogni caso la sabbia non deve contenere impurità, terra, vegetali, residui animali o altro. La grana idonea è quella più fine. Nell’epoca romana la preparazione per l’affresco era costituita da ben tre strati di arriccio e tre di intonaco.

Il muratore stenderà il tonachino sopra l’arriccio, coprendo anche la parte della sinopia, sulla porzione che l’affreschista valuta di dipingere nell’arco di qualche ora fintanto che l’intonaco rimane umido. L’artista deve quindi programmare i confini delle porzioni successive dette “giornate” e il muratore deve aggiungere la malta in modo preciso, senza sormontare o scalfire la parte dipinta.

Il procedimento di passaggio del cartone all’intonaco si chiama “spolvero” e consiste nel bucherellare i contorni del disegno e passare sui buchi un colore in polvere che si fissa sulla malta, riproducendo la sagoma delle figure. Lo spolvero avviene anche passando sul cartone una punta che lascia un solco sulla malta. Questo solco è rintracciabile in quasi tutti gli affreschi dal Cinquecento in poi.

   
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