Cos'è il costo storico in contabilità, il periodo di vita utile di un bene, il criterio di ripartizione – spiegazione appunti bilanci

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Nella pagina precedente abbiamo visto le tre variabili del piano di ammortamento, ossia:

1) Il costo storico del bene = rappresenta, in senso generale, il valore da ripartire.

2) Periodo di attesa/ vita utile del bene = periodo di tempo nell’arco del quale il bene si prevede possa essere utilizzato.

3) Criterio di ripartizione

Approfondiamo la spiegazione:

Costo storico = prezzo originario di acquisto + costi accessori capitalizzati

Non è possibile sapere già da quando viene acquistato il bene al costo storico quale sarà il prezzo di vendita con cui il bene uscirà dal processo produttivo, pertanto non si considera e ciò che viene sottoposto al processo di ammortizzazione è il costo storico.

Il perido di vita utile del bene è un periodo “atteso”, in quanto mediamente secondo la considerazione di quanto viene presunto il suo possibile tempo di vita utile, è insomma un’ipotesi di vita utile che potrà poi essere confermata dai fatti.
La vita utile reale del bene solitamente è diversa da quella attesa, in quanto al momento originario è possibile formulare solo una previsione e la vera vita utile potrebbe essere minore, uguale o maggiore di quella prevista.
La serescenza e l’obsolescenza sono…

La serescenza del bene fa riferimento al concetto di vita utile del bene, definendo la vita fisica del bene, ossia la sua “usura fisica”. Tecnicamente quindi la serescenza in contabilità è la vita fisica del bene.
Vi è poi il concetto di obsolescenza, che riguarda le caratteristiche tecnologiche dei beni, quindi il contenuto tecnologico in quel determinato settore.
La vita economica del bene, dal punto di vita dell’obsolescenza deve essere definita anche rispetto al processo produttivo che dà luogo a determinati output: se parliamo di un impianto industriale, non dobbiamo guardare solo l’adeguatezza tecnologica del processo produttivo ma anche l’adeguatezza tecnologica del bene prodotto, ossia l’output.
In linea generale ciò che deve essere fatto prevalere nel concetto di vita utile del bene è il fattore di obsolescenza, infatti vivendo in un tempo di notevole progresso tecnologico, il tempo di vita utile del bene diminuisce notevolemente nel tempo.

La serescenza riguarda maggiormente beni che non hanno un grande contenuto tecnologico, ad esempio una scrivania.
L’obsolescenza è invece riguardante i beni che hanno un grande contenuto tecnologico, come i computers e gli smartphone.

Il criterio di ripartizione maggiormente usato dell’utlità del bene è il criterio a quote costanti. Data l’utilità totale ogni periodo consuma utilità uguale negli anni.

Un altro criterio è il criterio a quote crescenti: di mano in mano che il bene viene consumato aumenta la quota di utilità progressiva che viene attribuita a quel bene al processo produttivo, pertanto crescono di anno in anno.
L’ultimo criterio è quello a quote variabili, un criterio di ripartizione in base al quale le quote di utilità consumate è determinato in base ai volumi di produzione dell’output oppure rispetto all’intensità di impiego del bene stesso.
L’utilità in questo criterio è quindi determinata dai volumi di produzione o dall’intensità del numero di ore di impiego del bene.

Il criterio base è quello a quote costanti, nell’ambito del criterio di ripartizione a quote costanti viene determinata sulla base di un’aliquota di ammortamento rimasta costante.
Se la quota di ammortamento annuale è stabilita del 10% significa che l’aspettativa di vita utile del bene è 10 anni.

Secondo il criterio di quote decrescenti invece l’utilità del bene è massima all’inizio del periodo di vita utile e che con il consumo questa vita utile tede ad assottigliarsi.

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