Cosa scrisse Catullo? Quali sono le sue opere più importanti?

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Catullo ha scritto una delle opere più importanti della letteratura latina, oggetto di studio ed interpretazioni ancora ai nostri tempi: si tratta del “Liber”, una raccolta di poesie di grande valore scritta dal poeta e letta ancora con grande piacere.

Il Liber consta di 116 carmi divisi in tre sezioni:

La prima parte (1-60) detta nugae, termine che significa “sciocchezze”, “cose da poco” e che verrà poi ripreso da Francesco Petrarca, raccoglie carmi brevi scritti in metro vario, soprattutto endecasillabi faleci, ma anche trimetri giambici, scazonti e saffiche.
La seconda parte (61-68) detta carmina docta, contiene elegie, epitalami e poemetti più lunghi ed impegnativi in esametri e in distici elegiaci, scritti secondo il gusto erudito della poesia alessandrina. In questi carmi si avverte un interesse ed una partecipazione poetica più accentuata.
La terza parte (69-116) è composta dagli epigràmmata ossia appunto da epigrammi in distici elegiaci.

Le 2 poesie più note sono certamente Odi et Amo ed Il passero di Lesbia ma pià generalmente i componimenti all’interno del Liber più studiati scritti da Catullo sono:

Si tratta ovviamente di un riassunto delle più note; questo non significa che il Liber non valga la pena di essere sfogliato e letto!

Come sono arrivati sino ai nostri tempi gli scritti di Catullo?

Quasi tutte le poesie di Catullo sono sopravvissute all’antichità per mezzo di un unico manoscritto scoperto nel 1300 a Verona, convenzionalmente chiamatao “V”, dove la lettera sta ad invdicare per il “Codice di Verona”; la leggenda vuole che il manoscritto sia stato trovato sotto una botte di birra (altamente improbabile in realtà). Due copie vennero fatte del manoscritto V, che è stato poi perso con il passare del tempo. Una delle copie del libro però è stata copiata due volte, dopo di che è stata persa a sua volta. Quindi, le opere di Catullo dipendono da tre copie sopravvissute del singolo manoscritto. La prima edizione stampata (edito princeps) di Catullo apparve a Venezia nel 1472; l’anno seguente, Francesco Puteolano pubblica la seconda edizione a Parma. Queste due pubblicazioni sono una gran fortuna perché permettono al libro di sopravvivere al tempo, cosa affatto scontata all’epoca.

Per quattordici secoli (secolo 1 ° secolo aC-14 ° secolo dC), i poemi di Catullo furono copiati a mano da altre copie scritte a mano, un processo che gradualmente portò a pochi errori nel testo ricevuto. Gli studiosi hanno applicato metodi di critica testuale per annullare questi errori e ricostruire il testo originale di Catullo il più possibile nei limiti della realtà storica. Come primo esempio, Puteolano affermò nella seconda edizione (1473) di aver apportato ampie “correzioni” alla precedente (1472) edizione. Nel 1577, J. J. Scaliger pubblicò una versione modificata delle opere di Catullo, usando l’allora nuovo metodo genealogico della critica testuale. Gli studiosi da allora hanno lavorato per emendare queste ricostruzioni per approssimare più da vicino i poemi originali di Catullo.

   
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