Considerazioni sulla scuola pubblica italiana

Essendo la cultura un diritto di tutti lo stato mette a disposizione dei cittadini centri di formazione pubblici accessibili a ogni ceto sociale nei quali viene reso il servizio di scolarizzazione indifferentemente dalla fascia religiosa, politica ed economica a cui fanno parte; questo consente un ambiente vario che permetterà allo studente di imparare, oltre le normali attitudini formatici, a mancare di pregiudizi: questo perchè la scuola pubblica avrebbe, teoricamente, la capacità di plasmare le persone in un ambiente assolutamente laico e neutrale.

Essa dovrebbe essere capace di assicurare un educazione di alto livello attraverso la capacità degli insegnanti , l’utilizzo di laboratori agibili e riforniti, l’adeguata amministrazione nonchè corsi didattici completamente gratuiti: tutto pagato dalle tasche di noi contribuenti.

La scuola pubblica sarebbe quindi lo strumento con cui ostacolare il divario educativo fra la popolazione dal basso reddito e la fascia più abbiente di essa.

Naturalmente in Italia tutto ciò è teoria, auspicabile solo sulla carta; anzi stupisce come alcuni licei riescano ad andare avanti a testa alta rimanendo migliori degli istituti privati solo grazie alla capacità (o al coraggio) con il quale gli insegnanti riescono a trovare il modo di fare lezione nonostante le pessime condizioni degli edifici, che cadono a pezzi e sono spesso privi di riscaldamento e strumentazione adeguata; assediati dai topi e dalle blatte, affamati dai tagli per pagare una crisi che non è nostra e di cui non abbiamo alcuna responsabilità.

Infatti nel bel paese usiamo perfino i soldi che non abbiamo per pagare gli stipendi e soprattutto le pensioni di parlamentari che rappresentano più che noi i loro comodi interessi.

 

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