Confessioni di una maschera, di Mishima Yukio. Trama e recensione

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La maschera di un uomo, la maschera di una società

Confessioni di una maschera di Yukio Mishima (Tōkyō 1925 – 1970) viene pubblicato nel 1949, in un periodo di ripresa del Giappone, dopo gli anni della guerra, e tanto fu il successo riscosso quanto il clamore sollevato; il romanzo sembra quasi un resoconto della tormentata vita dell’autore, alle prese con il dilemma della sessualità. Per anni fu detto, e per anni smentito, che Mishima fosse omosessuale, e la pubblicazione del romanzo non fa altro che incrementare, a distanza anche di anni dall’uscita in patria e nel resto del mondo, questo dubbio.

Mishima scrive il romanzo nei suoi ventitré anni, un romanzo di stampo autobiografico sulla vita di un giovane, il quale segretamente cela il proprio desiderio per individui del suo stesso sesso. Il giovane protagonista, Ko-chan, accompagna il lettore in un viaggio di fantasie e confessioni, di condivisione di momenti intimi, che svelano la fragilità del suo animo, così come una pudica reazione di chiusura verso gli altri, una timida reclusione, per nascondere ciò che realmente prova nel suo cuore.

Il lettore conosce, è il solo a osservare il ragazzo; con un fare voyeuristico, quasi spia il ragazzo e si insinua nelle sue fantasie adolescenziali: dal momento in cui egli pensa ai propri compagni intenti a esercitarsi nelle ore di ginnastica, al suo amico, a cui è legato, segretamente, da un affetto particolarmente profondo; e dalle sensazioni che lo pervadono, lo assalgono, in un vortice di sentimenti contrastanti, di desiderio misto a timore e paura, in alcuni casi disgusto, fino ritrovarsi con lui ai tempi dell’università, quando Ko-chan dà il suo ingresso in società e comincia a mascherarsi. Veste sempre più i panni di un uomo che riflette l’immagine di individuo voluto e plasmato dalla società e dal mondo, alienandosi della propria natura.

Gradualmente l’autore ci abitua alle sensazioni più pure di genuina e puerile infatuazione, unita al desiderio e all’espletazione dello stesso attraverso atti di autoerotismo, per poi allontanarcisi e condurci verso la strada dell’ipocrisia che tutti siamo costretti a percorrere, a un certo punto della vita, secondo l’opinione dell’autore, per compiacere le aspettative altrui: della famiglia, della società, o di semplici conoscenti.

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Il romanzo di Mishima diventa, dunque, una riflessione sulla natura umana e sul modo in cui, nel mondo che ci circonda, l’individuo è portato a cambiare secondo dei principi imposti. Ko-chan non nasconde le proprie pulsioni sessuali a se stesso nell’età dell’adolescenza, per quanto in luogo pubblico, a scuola, e con gli amici, non mostri il suo orientamento; tuttavia, lo vive come qualcosa di sbagliato, ammette che la società lo rifiuterebbe, che non sarebbe considerato normale: si cnvince che sia meglio mentire a se stessi e agli altri, e lo fa indossando una maschera, la quale finisce per diventare sempre più una pelle. All’università cercherà per fino di innamorarsi di una ragazza, pur di rientrare nela schiera di persone normali e comuni, quelle che tutti si aspettano.

Confessioni di una maschera è, a mio parere, tra i romanzi più belli di Mishima, poetico nella sua pura descrizione dell’amore, senza distinzione di genere, delicato e pregno di un sentimento puerile e genuino quanto maturo e serio, ma è anche un romanzo crudo, quasi crudele, nel modo in cui viene descritto lo sviluppo di un sentimento, l’amore omosessuale, represso col passare degli anni; di una natura che viene col tempo cambiata, alterata, mascherata a favore della “normalità” che si palesa tuttavia nella menzogna.

Un romanzo ritratto di una unicità persa per omologarsi al tutto.

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