Chiusure oligarchiche e consolidamento delle istituzioni in Italia centro-settentrionale – riassunto di storia

Immagine dipinto di Firenze nel medioevo
Firenze nel medioevo

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Le istituzioni comunali si caratterizzarono per la loro perenne instabilità. La causa era la dinamica
sociale nuova che portava anche all’ascesa di famiglie nuove ed al tentativo da parte di categorie
sociali, fino ad allora ai margini della società, di allargare i propri spazi “democratici”.

I comuni dal canto loro si mostrarono incapaci di dotarsi di saldi ordinamenti sociali. Le instabilità appaiono in
via di superamento nel corso del ‘300 quando le istituzioni comunali presero una piega in senso
signorile.

Il passaggio da signoria a comune non avvenne bruscamente, i primi esempi di signorie si
possono trovare in Italia settentrionale, il primo a Ferrara, per poi espandersi fino alla signoria dei
Medici a Firenze. Le vie verso il governo signorile si erano aperte anche dove il popolo aveva
raggiunto il potere.

Rimaneva però sempre pilotato dall’aristocrazia e dal popolo grasso. In Italia la
formazione delle signorie coincise con una serie di tentativi espansionistici che contribuirono a
semplificare il quadro politico italiano attraverso la formazione di organismi politici più vasti.

L’espansionismo del resto era parte integrante della politica signorile poiché i signori giungevano al
potere attraverso una rete di contatti anche esterna al comune. In Italia centro-settentrionale intorno
al tre-quattrocento si formò la tendenza ad operare formazioni politiche di carattere regionale,
significativo fu il caso di Firenze che nel 1421 controllava quasi tutto il territorio dell’attuale
toscana e buona parte del litorale.

In questo clima di crescente espansione territoriale anche lo stato
della chiesa mirava a costituirsi dei saldi domini. Il punto di partenza fu l’antico patrimonium petri
ovvero i territori di bisanzio che i re franchi avevano donato ai pontefici nel corso del VIII secolo.
Questi domini però non avevano mai costituito una coerente dominazione politico-territoriale a
causa del proliferare di diversi centri di potere e dei diritti che gli imperatori rivendicavano sulle
loro terre. La situazione si andò risolvendo quando all’inizio del duecento con la crisi imperiale gli
imperatori abbandonarono ogni pretesa sulle terre papali.

Si cercò di trasformare il dominio papale in governo effettivo dividendo il territorio in sette provincie ognuna amministrata da un rettore che deteneva diversa autonomia. Con il trasferimento del papato ad Avignone però le cose per Roma
peggiorarono in quanto fu in balia della signoria locale. Dopo la breve esperienza a Roma di Cola di
Rienzo, il potere pontificio venne ripristinato in maniera magistrale dal legato pontificio Egidio di
Albornoz che emanò tra l’altro le cosidette costituzioni egidiane che diedero allo stato pontificio una
configurazione destinata a durare fino al 1816. I modelli di organizzazione politica erano
sostanzialmente tre: Quello dei visconti, quello fiorentino e quello veneziano.

I visconti avevano inglobato nel loro dominio un numero elevato di comuni ma omogeneizzare il tutto fu ritenuto
impossibile per cui i comuni vennero lasciati in vita come amministrazioni territoriali dello stato.
Nello stesso tempo fecero largo uso delle istituzioni feudo-vassallatiche per inquadrare nello stato le
vecchie signorie locali. Lo stato visconteo prese le sembianze di uno stato moderno in quanto gli
interventi del duca negli ambiti di competenza locale si facevano sempre più frequenti. A Firenze la
situazione era diversa, si diede infatti maggior autonomia alle comunità rurali per tentare di
sganciare il contado dall’influenza di grandi città come Pisa, Arezzo e Pistoia.

I ceti urbani protestarono perciò Firenze abbandonò questa strada rinunciando a dare al suo stato un ordinamento
più moderno per venire a capo delle resistenze dei suoi centri urbani. Venezia adottò una via di
mezzo, l’amministrazione locale venne lasciata nelle mani dei centri urbani non perdendo però
occasione per ridimensionare il suo potere occupandosi continuamente in questioni di competenza
dei consigli municipali. Il risultato fu la costruzione di una stato omogeneo in grado di resistere più
agilmente ai momenti di difficoltà.

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Raffigurazioni di Arezzo nel medioevo

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