Carme 6 (sesto) Catullo: traduzione in italiano, testo latino e analisi breve (Liber)

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Il carme sesto del liber di Catullo fa parte di quell’insieme di poesie che compongono il “Catullo proibito” che difficilmente si studia nelle scuole ma che costituisce comunque una decisiva impronta fondamentale per conoscere il vero spirito del poeta latino in questione.

Di sotto riportiamo il testo latino originale del carme sesto di Catullo.

Testo latino carme 6 catullo:

Flavi, delicias tuas Catullo,
nei sint inlepidae atque inelegantes,
velles dicere nec tacere posses.
Verum nescio quid febriculosi
scorti diligis: hoc pudet fateri.
Nam te non viduas iacere noctes
nequiquam tacitum cubile clamat
sertis ac Syrio fragrans olivo,
pulvinusque peraeque et heic et illeic
attritus, tremulique quassa lecti
argutatio inambulatioque.
Nam nil ista valet, nihil, tacere.
Cur? Non tam latera ecfututa pandas,
nei tu quid facias ineptiarum.
Quare quicquid habes boni malique,
dic nobis. Volo te ac tuos amores
ad caelum lepido vocare versu.

Traduzione in italiano Carme 6 Catullo:

Flavio, ti piacerebbe raccontarmi delle tue delizie,
se non fossero irriguardose e ben poco fini,
al tuo Catullo non ne potresti fare silenzio.
A dire il vero non so quale tracollante donnaccia tu abbia
mai privilegiato: il vergognarsene è già una confessione.
Infatti che tu non giaccia da solo nelle notti
lo strilla a chiunque la tua camera inutilmente silenziosa,
che profuma delle ghirlande dei fiori e dei balsami di Siria,
e da una parte i cuscini disordinati ovunque e dall’altra parte gli
sfregamenti, e i perenni spasmi che agitano il letto
ed il cricchiolare di chi cammina avanti e indietro.
Infatti questo tacere serve a nulla.
Perché? Non avresti certo i fianchi così magri
se di copulate non ne facessi.
Pertanto qualunque cosa tu abbia afferrato, dimmela,
che sia buona o cattiva. Con i miei gioiosi versi
desidero portare te e il tuo amore elvandolo sino in cielo.


 

Commento al carme 6 di Catullo

Analizzando brevemente il carme 6 di Catullo facilmente capiamo che questo è dedicato a “Flavio”, verso cui l’autore muove alcune “affettuose” accuse dovute al fatto che l’amico non vuole parlargli delle sue recenti conquiste in amore con cui pare trascorra invece le notti con immenso piacere senza neanche provare a nasconderlo visto l’arredamento della sua camera. Allora, si chiede Catullo, perché non parlarne anche a lui e raccontargli qualcosa? Il comportamento riservato di Flavio evidentemente non piaceva a Catullo.

Catullo alla fine della poesia propone, visto che ormai è palese che Flavio abbia una frequentazione amorosa, di parlargliene, così che possa elevare coi suoi versetti questo amore “sino al cielo”.

   

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