Carme 58 di Catullo: traduzione in italiano e testo latino

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In questo articolo il testo originale latino del carme 58 di Catullo assieme alla traduzione in italiano e un breve commento.

Testo latino carme 58 di Catullo

Caeli, Lesbia nostra, Lesbia illa.
illa Lesbia, quam Catullus unam
plus quam se atque suos amavit omnes,
nunc in quadriviis et angiportis
glubit magnanimi Remi nepotes.

Traduzione carme 58 di Catullo

Celio, la mia Lesbia, quella Lesbia,
quella sola Lesbia che amavo
piú di ogni cosa e di me stesso,
ora all’angolo dei vicoli spreme
questa gioventú dorata di Remo.

Commento alla traduzione del carme 58 di Catullo

Nel carme 58 Catullo si confida con l’amico Marco Celio Rufo alla ricerca di conforto: la sua Lesbia (Clodia) ha preso a “battere le strade” (paragonandola a una prostituta quindi) alla ricerca di amanti a Roma. Catullo ha in comune con Celio l’essere stato amante di Lesbia e ancora una volta fa presente la sua idealizzazione della donna, che deve scontrarsi con la realtà: leggendo verrebbe da pensare che Clodia non ha niente di così speciale e unico, forse davvero non merita l’amore del poeta; o vale forse Catullo così poco da preferire qualsiasi ragazzo romano di strada a lui?

Il carme 58 di Catullo da parte del complesso dei carmi “proibiti” del poeta latino, abbastanza più spinti dei tipici studiati a scuola ma comunque preziosi perché rivelano sfumature e pensieri interessanti e utili a comprendere davvero quale fossero i pensieri e le domande di Catullo.

Interessante il fatto che Catullo in alcune poesie esalti Lesbia e la renda oggetto di lodi, attenzioni e desideri innumerevoli ma come in altri questo mito si appiattisca sino a raggiungere dimensioni altalenanti, sino a sprofondare così in basso.

Una nota in più alla traduzione può essere comprendere chi fosse Celio, di sotto un breve riassunto della sua vita:

Marco Celio Rufo (Interamnia Praetuttiorum, 82 a.C.Thurii, 48 a.C.) è stato un politico e oratore romano. Allievo e amico di Marco Tullio Cicerone, che fu suo maestro nell’arte oratoria, si distinse durante la gioventù per aver intentato alcuni processi contro importanti esponenti dell’aristocrazia senatoria. Nel 56 a.C. fu però a sua volta accusato, anche dalla sua ex amante Clodia, di aver partecipato ad atti di violenza compiuti ai danni degli ambasciatori di Tolomeo XII Aulete, ma fu difeso dallo stesso Cicerone, che pronunciò l’orazione Pro Caelio, e assolto.

Eletto al tribunato della plebe nel 52 a.C., rivestì poi altre magistrature e intraprese un importante scambio epistolare con lo stesso Cicerone, che durò fino al 48 a.C., quando Celio trovò la morte mentre era impegnato ad organizzare un tentativo di rivolta contro Gaio Giulio Cesare.

 

   
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