Capitolo VII “I rimestatori Mindaugas, Danilo e Alessandro Nevskii” – storia medievale russa – “Le montagne Russe”

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Kiev saccheggiata medioevo russo

Un libro di Aldo C. Marturano
LE MONTAGNE RUSSE
Galizia, Volynia, Podolia

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Capitolo VII I rimestatori Mindaugas, Danilo e Alessandro Nevskii

Abbiamo indugiato su Danilo per alcuni motivi particolari perché 1. abbiamo più
informazioni su di lui che su altri personaggi e eventi e perché 2. la regione subcarpatica
ormai aveva perso di suo valore strategico in molti campi.
Non dimentichiamo che nel tardo Medioevo ancora uno stato di una certa grandezza,
mancando la produzione industriale di massa, poteva fondare un suo budget esclusivamente
sul commercio, e nel nostro caso, internazionale ossia sui balzelli che riusciva a ricavare o dai
passaggi mercantili o dalle esportazioni piuttosto che dalle importazioni. La situazione in
questi anni era molto cambiata rispetto a quella che abbiamo conosciuto nelle prime pagine di
questa ricerca.
La devastazione tatara dei territori aveva toccato e sconvolto prima di tutto il Centro Asia e
aveva interrotto la filiera fra Oriente asiatico e Occidente europeo in cui la Galizia-Volynia
trovava un suo ruolo. Non era ancora riuscita ad adattarsi balle nuove circostanze per le tante
incertezze di Danilo. I flussi mercantili si erano ridotti, è vero, ma non erano cessati e l’unico
centro che continuava funzionare per aver diversificato la propria clientela era Grande
Novgorod che, con gli stretti legami fissati con l’Hansa tedesca, continuava ad accrescere i
propri affari nel Baltico e via Volga anche col Mediterraneo, seppure in questo caso sotto il
controllo doganale tataro. Da questi traffici, come si vede, la Galizia era esclusa anche perché
le merci che di qui una volta uscivano, il sale ad esempio, o che di qui transitavano, cavalli e
schiavi giovanetti, non erano più merci richieste con domanda crescente e subivano peraltro
una forte concorrenza (il sale delle saline del Golfo di Biscaglia o il pesce del Mar Baltico)
oltre forse alle discriminazioni quando si vietava far circolare mercanti e merci non cristianocattolici
nei territori controllati direttamente o indirettamente dalla Chiesa di Roma. I
Cavalieri dal canto loro con gli immigrati dal bacino del Reno avevano introdotto nuove
tecniche di coltivazione e nuovi cultivar di granaglie, avevano ampliato l’allevamento del
bestiame di piccola taglia e si erano così trasformati in grandi fornitori di cibo a volte
riuscendo a ricattare chi si metteva contro di loro.
Danilo è sulla sessantina, un’età avanzata per quei tempi, e è tormentato da una malattia
agli occhi (glaucoma?) che lo ha fatto diventare quasi cieco e gli impedisce di prendere tutte
le decisioni nelle giuste proporzioni e perciò la strettissima collaborazione con suo fratello
Vasilko gli è indispensabile. Nel frattempo i rapporti con Mindaugas si sono un po’ guastati da
quando Vaišvilkas per una strana esplosione di fede aveva lasciato tutto in mano a Romano e
si era chiuso in un convento e aveva privato suo padre di una successione.
Vaišvilkas, secondo le Cronache, non era uno stinco di santo e raccontano di lui che
“…non era contento ogni giorno, se non avesse ucciso uno o due uomini!” ed è certo che
avesse visto la crescita di potere di suo padre e dei suoi domini come la sua futura e degna
eredità. E invece spinto da uno stranissimo slancio di fede decide di ritirarsi dalla vita
pubblica e farsi monaco… ortodosso, nel monastero di Polonin, nei Carpazi, col nome
monacale di… Romano (il suo ispiratore)! Suo padre, però, lo conosceva bene e aveva riso
della sua improvvisa vocazione dicendo che sotto il saio sicuramente nascondeva una spada!
Anche Danilo stesso aveva avuto molti sospetti sulla posizione di Vaišvilkas nel rimanere
fuori dal gioco a favore di suo figlio Romano e fu contento che il convento fosse vicino a
Holm perché così poteva tenerlo sempre a bada. Tuttavia Vaišvilkas è fedele al suo abito e
addirittura decide di recarsi in eremo perpetuo a Monte Athos, in Grecia! A causa di guerre nei
Balcani, deve sfortunatamente tornarsene in patria e, non essendo sicuro nei Carpazi, fonda un
convento tutto per sé vicino a Novogrudok e vi si rinchiude.
A questo punto le pedine sembrano essere ferme e Mindaugas con le consulenze dei
cattolici ha il tempo, persino, di riorganizzarsi nel costruire il suo dominio sul modello dettato
da Roma piuttosto che sulla Rus’ di Kiev la cui disgregazione al primo attacco dei Tatari è
ormai definitiva e per di più le alleanze in quel momento più opportune sono proprio con i
cattolici confinanti.
Già prima, nel 1253, da Gniezno, la centrale cattolica della Polonia, era stato nominato
quale vescovo per la nuova Lituania un certo Vito, monaco domenicano, benedetto dal papa.
Costui non giungerà mai in Lituania per qualche ragione a noi ignota, a parte gli ostacoli che
Mindaugas pose contro il suo arrivo nella sua terra, e non se ne saprà più nulla, salvo che nel
1255 viene destituito motu proprio dal papa. I Cavalieri Teutonici a loro volta gliene mandano
un altro, ma anche di questo vescovo “dei Cavalieri” si sa poco. Anzi! Nel 1259 invece che
nella sua promessa sede lituana lo ritroviamo in Germania dove rimane fino alla morte!
In definitiva l’evangelizzazione dei lituani nel rito latino finché ci fu Mindaugas, fu
talmente ostacolata che risultò un vero e proprio fiasco. E i patti stipulati e gli obblighi
sottoscritti in cambio di quella corona di re? Di certo Mindaugas aveva sempre creduto che il
battesimo cattolico fosse una specie di cerimonia obbligata non tanto per ottenere, sì!, una
corona quanto soprattutto per fare la pace con i minacciosi vicini e niente di più. Mai e poi
mai avrebbe accettato di farsi affiancare da un potere ideologico parallelo che avrebbe
sminuito le sue prerogative di signore assoluto!
Insomma dal 1253 al 1260 si nota quasi un decennio di riorganizzazione e di pace relativa
in cui i Lituani imparano nuove tecniche agricole e nuove tecnologie. Una grande rivoluzione,
notano gli archeologi, ha luogo nell’arte di costruire fortezze e castelli che fino ad allora erano
stati dei possenti recinti di pali di legno come Voruta e ora sono di mattoni pronti a resistere
anche alle minacce tatare prossime venture! Più fortezze e più castelli ben costruiti voleva
pure dire per Mindaugas riarmarsi contro il suo nemico numero uno: i Cavalieri…
Per farla breve, nel 1260 Mindaugas, si rimise in combutta con gli altri principi lituani e
ritornò, di fatto, al vecchio ordine pagano dimenticando di essersi battezzato cristiano per ben
due volte! Non solo! Sappiamo pure che con molto realismo, Alessandro Nevskii e
Mindaugas, si alleassero contro i Cavalieri. Non stendendo dei piani ben precisi e agendo
ognuno a proprio piacimento, si hanno molti, ma senza alcun vantaggio permanente per
nessuno. Quel che è da notare invece è che, ogni volta che uno scontro con i Cavalieri non
andava bene, il sovrano lituano iniziava una vera e propria persecuzione dei cattolici nelle sue
terre e ciò riattizzava l’ostilità dei Cavalieri.
Ricompare ora sulla scena Tautvilas che ha preso in qualche modo il posto di principe a
Polozk e, in qualche modo nella questione ha coinvolto Alessandro Nevskii che ha sposato la
figlia dell’ultimo principe della città al quale probabilmente era succeduto Tautvilas.
Tautvilas non è solo quando insieme con Vaišvilkas arrestano il giovane figlio di Danilo in
Lituania, Romano. E Vaišvilkas da dove salta fuori? Non sappiamo bene come questa storia
va a finire, salvo che Danilo e suo fratello, pretesero la liberazione del giovane benché alcune
fonti dicono che Romano venisse giustiziato e che perciò più che di liberazione si parlò di
restituzione della sua salma. Eliminare Romano significava dare a Vaišvilkas di nuovo il ruolo
di erede di suo padre (quando Mindaugas fosse scomparso), ma non era stato forse un costo
troppo alto quello di eliminare Romano inimicandosi Danilo e gli altri parenti? Vediamo meglio.
Il ritiro di Vaišvilkas in convento col conseguente voto al celibato perenne era diventato un
affare di stato giacché aveva messo in pericolo la successione al trono lituano. A questo punto
dobbiamo raccontare come Mindaugas, anni prima degli eventi appena raccontati, decise che
dovesse prender moglie, essendo rimasto vedovo della madre di Vaišvilkas. Mandò mediatori
di matrimonio presso parenti e cugini e alla fine la scelta cadde sulle due figlie, ancora minori,
di un certo Girdianis, principe di Lepen’. I pronubi gli scelsero la più grande di nome Morta
(ossia Marta). La bimba aveva ancora il seno piatto e nessun pelo pubico, dice la tradizione, e
tuttavia il matrimonio si doveva fare e si fece. Marta, una volta sposatasi, seppe diventare
rapidamente una pratica padrona di casa, la più severa che ci fosse mai stata! Sul maturare
della sua adolescenza diede alla luce il primo figlio Rughlias e dopo un anno il secondo
Rupeikis. Ambedue i ragazzi erano rossi di capelli e con gli occhi talmente azzurri da non
riuscire neanche a distinguerne le pupille!
La sorella di Marta si era però adombrata per non essere stata scelta anche lei (la bigamia
era in voga) e chiese e ottenne di venire fino a Voruta con suo padre per consultarsi con la
sorella al fine di trovare un marito degno, usando delle amicizie di Mindaugas. Quando
quest’ultimo la rivide, gli si infiammò il cuore giacché Geborda (era probabilmente il suo
nome) era diventata una splendida biondina, alta e ben fatta! Marta notò i cambiamenti del
modo di comportarsi di suo marito verso la sorella e si accese di gelosia. Dopo i due parti
avuti si era ingrassata e non attraeva più il suo uomo come prima. Anzi! Mindaugas appena
poteva, se ne andava nella sua nativa Kernave e con la scusa di riunioni ed assemblee si
sollazzava con le contadine del luogo…
Mindaugas, tuttavia, non volle fare colpi di testa inutili e fu molto prudente. Cominciò a
cercare per davvero un marito per Geborda nel circolo dei suoi conoscenti. Per primo le
propose il suo cortigiano Kobris, che fu subito rifiutato perché zoppo e ubriacone. Poi entrò in
lizza Pilipenis, principe della vicina Pinsk. Si parlò anche di Danilo e del re Ottocaro II
Premislide e, perché no?, le propose persino Béla, il re ungherese col quale aveva una certa
amicizia…
Geborda continuava a rifiutare tutti con varie scuse. Quello era calvo, quell’altro aveva la
voce chioccia, quell’altro vestiva in modo strano… E Mindaugas? Il nostro cominciava ad
accorgersi che la cognata si era in realtà innamorata di lui! Giudicando pericoloso scivolare in
una tale situazione adulterina, decise che Geborda sposasse Daumantas! In questo modo la
ragazza gli sarebbe stata più vicina e chissà che un giorno un incontro galante non potesse
aver luogo. Lo sposalizio fu celebrato e sarebbe finito tutto lì, se nel 1263 non fosse mancata
Marta. Immediatamente dopo la cremazione della moglie, Mindaugas mandò a chiedere a
Daumantas di rescindere il suo matrimonio poiché Marta prima di morire gli aveva chiesto
come pegno d’amore di sposare sua sorella. Solo costei poteva comportarsi con i suoi figli,
ancora piccoli, come una vera madre e solo Gheborda aveva lo stesso sangue dei ragazzi!
Daumantas temeva Mindaugas e la sua potenza e ingoiando veleno accettò la scusa
addotta, ripudiò sua moglie e nascose momentaneamente il suo rancore.
Gli accadde poi di dover partecipare con Mindaugas in una spedizione punitiva lungo il
Dnepr. E una sera nel castello di Voruta dove stavano discutendo sul da farsi Daumantas
comunicò al neo-cognato che i suoi indovini aveva previsto l’insuccesso in questa campagna
che stava conducendo e che quindi era meglio rinunciarvi e fece finta di allontanarsi con i
suoi. Nella notte però ritorna e uccide Mindaugas e i due figli di Marta. Non ci sono però
problemi di successione al momento perché mesi prima Daumantas si era accordato col figlio
di Jerdivilas, Treniata, che si prendesse il trono dopo la vendetta.
Ben conoscendo le abitudini di famiglia, Vaišvilkas ebbe paura che Daumantas avrebbe
potuto uccidere anche lui e decise perciò di rifugiarsi di soppiatto presso il cognato Švarn, con
l’apparente bisogno di trasferirsi in un convento sul fiume Pripiat. Il figlio di Danilo infatti
l’aiutò nella vendetta e riuscirono a sorprendere Daumantas e i suoi e a metterli in fuga.
Daumantas diventerà principe di Pskov e morirà nel 1298, nemico giurato dei Cavalieri,
mentre Treniata fu tolto di mezzo prima.
A questo punto è Vaišvilkas il legittimo re di Lituania e Švarn gli promette che resterà
presso di lui in sua difesa per sempre con la sua družina. E Danilo? Nel 1263 è stato a Sarai
col fratello dove ha presentato il figlio Leone per il jarlyk. Anche Alessandro Nevskii è a
Sarai e addirittura in quell’anno vi morirà, si dice avvelenato dai Tatari, mentre Danilo, ormai
sfibrato e cieco muore l’anno dopo. A lui succede appunto Leone (al quale la città ucraina
Lviv/Lvov/Lemberg/Leopoli deve il nome) che insieme con i fratelli Švarn e Mstislav si
dividono la Galizia-Volynia.
Vaišvilkas intanto riconferma la vocazione religiosa e, lascia la Lituania a Švarn. E’ curioso
notare che passato al cattolicesimo, aveva preso un nuovo nome monacale, Davide, al posto
del primo, Romano. Švarn muore senza eredi nel 1269 e Vaišvilkas viene tirato fuori ancora
una volta dal convento.
Non perde tempo e già litiga con Leone tanto che il vecchio e saggio Vasilko deve
intervenire per rimettere pace. Chiamato come terzo giudice un generale tedesco che era stato
consigliere di Danilo e che conosceva tutte le questioni, in un convito ricco e solenne la pace
finalmente ritorna fra tutti cugini, zii e amici. Senonché, dopo la cena Vaišvilkas, va in
convento a dormire e nella notte arriva Leone che ha bisogno di compagnia. Si mettono a bere
e dopo una colluttazione da ubriachi Leone uccide Vaišvilkas.
Leone a questo punto si propone ai nobili lituani come loro re. E’ respinto perché è un
sangue misto, come diremmo noi oggi, e se ne deve tornare in Galizia con la coda fra le gambe.
Passa il tempo e Leone si offre ora per il trono di Cracovia, ma la Šlachta polacca lo
respinge e per ripicca Leone manda in alcune delle cittadine della Volynia sul confine con la
Polonia uomini suoi a governare. Per coprirsi contro i polacchi ed eventuali intromissioni
della Lituania invita il khan Nogai a dargli una mano a tener fronte ai polacchi. Nogai che
negli anni ’80 del XIII sec. si era staccato da Sarai e regnava autonomamente la steppa intorno
alla Crimea accorre e alla campagna si aggregano Mstislav, il fratello di Leone che governa
Luzk, Vladimiro, figlio di Vasilko che governa in Volynia, e naturalmente il figlio di Leone,
Giorgio.
La spedizione tuttavia è un fiasco e non fa che provocare sconfinamenti e rappresaglie
continue fra polacchi e voliniani.

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