Capitolo IV Il cambio della guardia – storia medioevale russa – “Le montagne russe”

Storia medievale russa Capitolo IV Il cambio della guardia

LE MONTAGNE RUSSE
Galizia, Volynia, Podolia

Capitolo IV Il cambio della guardia – storia medievale

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Se allarghiamo lo sguardo verso il Baltico, possiamo abbracciare tutta la realtà della
regione nordeuropea e renderci conto che intorno alla fine del X sec. tale realtà geografica a
causa delle ricchezze che essa serbava poteva diventare terreno di liti per chi riuscisse a
colonizzarla.
I principi polacchi (o duchi, con la dicitura latina prima dell’incoronazione a Rex gratia
Dei), da ovest ambivano a espandersi nei territori a est quasi che tale espansione fosse il loro
tradizionale destino e, ora che si trovavano nella sfera culturale e politica latina di Roma del
Papa, potevano contare persino sull’aiuto dell’Imperatore d’Occidente contro i pagani Baltici,
da una parte, e contro i Russi, cristiani eretici, dall’altra.
Sulla stessa posizione ideologico-geografica di allargarsi più o meno negli stessi territori,
ma da est verso ovest, si trovavano i Riurikidi e in tal caso si sarebbero potuti rivolgere a
Costantinopoli, visto che anche per loro era una scelta religiosa contro i pagani del nord.
Sfortunatamente però l’Impero Romano d’Oriente era in rapido decadimento sotto gli
impetuosi attacchi arabi e turchi e dunque in piena impotenza, come abbiamo già accennato,
per cui i Riurikidi potevano contare solo sulle proprie forze e, come abbiamo anche visto,
erano in piena frammentazione politica.
Le due “anime cristiane” europee insomma erano in conflitto permanente e in tal modo
mettevano due gruppi di genti slave l’una contra l’altra. Infatti dopo lo scisma unilaterale del
Papa nel 1054 dal Patriarcato di Costantinopoli, Roma aveva lasciato che a poco a poco si
affermasse l’idea che gli ortodossi fossero eretici e pagani, creando così una pretesa
legittimità dell’Occidente Europeo alla colonizzazione del Nordest da parte dei regni già
battezzati in ambito cristiano-latino e qui intendendo in primo luogo i regni di Danimarca e di
Svezia e poi i ducati polacchi. Già da tempo l’espansionismo tedesco con la convinzione di
far cosa buona incitava le popolazioni germaniche in rapido sviluppo demografico nel
disastrato territorio del delta renano sovrappopolato o dalla Sassonia con terre troppo aride a
mettere le loro poche masserizie sui carri e, preti in testa, andare alla conquista delle le nuove
terre del nordest con tutte le altre ricchezze che offrivano! Né queste migrazioni erano in
alcun modo delle deportazioni. Anzi! Il famoso Appello di Magdeburgo del 1125 lo dice
molto chiaramente. I vescovadi nordici, quelli di Brema ed Amburgo, chiamavano a raccolta
chiunque volesse o fosse disposto a correre il rischio di mettere in gioco la propria vita per
mettersi in viaggio nel nome di Cristo nelle terre baltiche, al recupero del Patrimonium Sancti
Petri, come Roma aveva dichiarato essere il territorio lungo la costa già dal tempo di Mieszko
I. Il tutto era mascherato in una specie di gioiosa penitenza per prepararsi una migliore vita
eterna… se si riusciva a battezzare dei pagani! Dunque intraprendenti contadini della Bassa
Renana accompagnati da altrettanto intrepidi preti e prontissimi allo scontro armato!
Insomma dalla foce dell’Oder fino al Golfo di Finlandia, si stendeva una terra immensa,
ma ricchissima, piena di pagani ed eretici per la salvezza dei quali l’Occidente si assumeva
tutte le responsabilità di redenzione e restava fra i primi impegni del Papa di Roma e del suo
braccio secolare, l’Impero Romano d’Occidente, in questi secoli passato dagli Ottoni agli
Hohenstaufen.
Non si può negare che in fatto di crociate le terre cattoliche settentrionali avessero già dato
tanti contributi in sangue e risorse materiali in Terra Santa, sacrificando persino la vita dei
propri uomini migliori (vedi la morte di Federico Barbarossa), ma è sorprendente che altri
avessero ancora voglia di morire adesso contro i popoli del nordest europeo con i quali, bene
o male, convivevano da secoli. Purtroppo un’idea del genere “crociata contro i popoli baltici”,
come abbiamo detto, coinvolgeva popoli slavi fratelli e infatti generò il “seme” della mala
pianta dell’ostilità permanente fra russi e polacchi, che, nella storia fin nei secoli a venire, fiorì rigogliosamente…
Baluardo dell’Ortodossia a questo punto rimaneva Kiev e, se Kiev era eretica, andava
annientata ora che per giunta l’Imperatore Alessio Comneno era disposto a far confluire la sua
Chiesa nella Chiesa di Roma e che ogni azione da parte del Patriarcato del Bosforo per
convincere la Metropolia kievana a seguire l’esempio imperiale, falliva ripetutamente.
Risolvere le questioni militarmente? Contesa fra Cattolicesimo e Ortodossia, la regione
subcarpatica rimaneva la porta per entrare diretti nel cuore dell’Ortodossia Russa. Non è
chiaro dai documenti russi se mai tale disegno occidentale di fagocitare la Cjiesa Russa
attraverso una mediazione galiziana fu percepito chiaramente dai Riurikidi e dagli alti prelati
russi, ma se guardiamo alla chiesa locale della Galizia-Volynia in questa tornata del XII sec. la
vediamo quasi sull’orlo di uno scisma interno.
La faccenda è molto imbrogliata. Il vescovo metropolitano Clemente Smoliatič per
contrasti con Giorgio Lungamano deve lasciare Kiev e si rifugia nel 1155 in Volynia. Giorgio
fa nominare un nuovo vescovo per Kiev e quest’ultimo sospende tutti gli ecclesiastici
nominati da Clemente sostituendoli nelle rispettive sedi e ponendo l’anatema su di essi e sullo
stesso Clemente. Alla morte di Giorgio (1158), riprendono i disordini e il sinodo decide di
sconsacrare sia Clemente sia il suo antagonista e di chiedere a Costantinopoli ancora un
nuovo metropolita e, probabilmente, la faccenda si chetò. Il fatto però indica che la chiesa,
depositaria e garante di ogni atto politico, poneva gli ecclesiastici nelle condizioni di
intervenire nelle lotte intestine della classe e boiara e dei Riurikidi e dunque vescovi e
arcivescovi erano così esposti alla responsabilità diretta quando fra le fazioni si
estremizzavano gli antagonismi. D’altro canto, non potendo contare su “forze armate
ortodosse” (al contrario dei monaci armati cattolici al servizio del papa di Roma) la Chiesa
Russa, almeno negli affari della Galizia-Volynia, deve accettare l’intrusione di cattolici
polacchi o ungheresi e rendersi in qualche modo connivente dei loro atti, se vuol
sopravvivere. Sappiamo persino del riconoscimento, scandaloso in altri tempi, di un boiaro
galiziano che in quei tempi si fece incoronare sul trono di principe dal vescovo…
Su questo sfondo Halič passa nelle mani di Romano di Volynia. Costui è riuscito con
ricatti e elargizioni, ma soprattutto con l’aiuto del duca polacco Leszek il Bianco, a portare i
boiari e la Chiesa locale dalla sua parte a tal punto da accettare l’accoglienza di numerosi
immigrati lituani (gente di Romano, come afferma lui stesso) per sfruttare meglio le miniere e
l’agricoltura.
Nel 1204 c’è la clamorosa conquista di Costantinopoli da parte dei Crociati Franchi e gli
ungheresi lasciano passare l’Imperatore d’Oriente Alessio III Angelo (ortodosso) in fuga per
riparare presso Romano (ortodosso), mentre la Città dei Cesari era saccheggiata e il Patriarca
ortodosso deposto e sostituito da un Morosini di rito cristiano-latino.
Ma andiamo con ordine. Nel 1201 a Romano nasce un figlio: Daniele o Danilo. Non dalla
prima moglie, la figlia di Riurik di cui diremo più avanti, ma dalla seconda, Anna. i cui
legami di parentela sono molto confusi e comunque dalla quale avrà anche il secondogenito
Vasilko.
Gli eventi incalzano e Romano in aiuto a Leszek assedia con successo Lublino (vicino a
Cracovia) e sapendo che Leszek gli sta venendo incontro, decide di accamparsi sulla riva della
Vistola in attesa. C’è l’incontro e gli accordi, ma Leszek, non fidandosi del suo alleato, gli
tende un agguato e mentre Romano è a caccia, una banda armata polacca lo attende nella
foresta e lo uccide! E’ il 1205…
A questo punto a Vladimir-di-Volynia una fazione dei boiari antipolacca vorrebbe porre
Danilo sotto la reggenza della madre al posto del defunto. Allo stesso tempo più o meno
un’altra fazione dei boiari di Galizia senza metter tempo in mezzo si rivolge ai principi di
Cernìgov (i soliti Olgovici) e invitano uno di loro, Igor, a governare. E così ciò che Romano
era riuscito a concentrare nelle sue mani si divide ancora una volta e della situazione ne
approfitta persino un vecchio suo nemico che Romano era riuscito a confinare nelle ombre di
un monastero. E’ un certo Riurik già Gran Principe di Kiev scalzato dal trono da Romano nel
1202. Ora che il suo persecutore non c’è più, Riurik propone un’alleanza agli Olgovici per
riprendersi Halič. Messo insieme un piccolo esercito (con un contingente di nomadi Polovzi)
si mette in marcia, ma la conquista è un fiasco.
E’ un episodio fra le tante lotte ingarbugliate e numerose che vedono nel 1206 gli Olgovici
in Galizia con il sostegno dei boiari locali previamente riempiti da loro di promesse e denaro
contro i Rostislavidi. La vedova di Romano, Anna, è rimasta intanto in Volynia e impaurita
dagli eventi, per difendere i diritti dei figli, decide di rivolgersi ai parenti polacchi. Dapprima
accolta dal sempre infido Leszek, deve attendere che quest’ultimo riesca ad accordarsi col re
ungherese Andrea II sulle sorti della regione. Nessuno dei due sovrani ha in realtà intenzione
di rimettere lei e i suoi figli al posto di governo e dopo qualche tempo Anna deve rifugiarsi in
Ungheria insieme col piccolo Danilo. Poi si vedrà…
Il nostro lettore avrà notato che la nostra attenzione è più spesso rivolta alla città di Halič
che non ad altre. La ragione sta nel fatto che quest’ultima era la più antica della regione e
molto probabilmente anche la più ricca e la più imponente dal punto di vista monumentale.
Purtroppo dopo la distruzione da parte dei Tatari, di cui diremo più avanti, la vecchia sede
sulla confluenza del fiume Lukva col Dnestr fu abbandonata e una nuova città fu ricostruita
ca. 4 km più a valle dove si trova ancora oggi nelle vicinanze del villaggio di Krylos (regione
ucraina di Ivan-Frankò). Avevamo detto che nelle CTP la prima menzione è del 1140-41, ma
in realtà gli scavi ci hanno svelato che Halič è molto più antica e che le case scavate risalgono
al VIII e il IX sec. d.C. benché la fortificazione sembri essere ancora anteriore ai tempi della
supposta prima colonizzazione slava della regione. Naturalmente era tutta di legno e situata su
una specie di promontorio alto qualche decina di metri alla confluenza del Lukva nel Dnestr.
Qui verso il XII sec. fu costruito un muro nuovo di difesa con torri e porte, sempre in legno,
che poi i Tatari diedero alle fiamme. Non ne abbiamo una pianta molto chiara e quindi non
sappiamo dove si trovasse la piazza del mercato, il terem o la cattedrale nel contesto civico
generale, ma se dobbiamo credere a un documento del XII-XIII sec., Anonymi Gesta
Hungarorum, Halič doveva essere la più importante città subcarpatica giacché quando i
Magiari intorno al IX sec. trasmigrarono in Pannonia (Ungheria odierna), Álmos, fondatore
della dinastia reale ungherese, fece sosta qui per ben tre settimane e fu onorato dalla città con
doni di gran valore come, ad esempio, ben 10 stalloni e 300 altri cavalli completamente
bardati. Da questi numeri e da altri indizi e reperti archeologici è facile ricostruirsi l’immagine
di un grande e importante abitato cittadino. La sua posizione geografica inoltre può essere una
ragione fondamentale perché gli ungheresi avanzassero sulla città maggiori pretese dei
polacchi, ma è difficile eleggerla soltanto da ciò a capitale regionale…
Comunque sia, quando nel 1214 i due sovrani, Leszek e Andrea, si riunirono per parlarne,
la spartizione della regione era ormai cosa fatta. Addirittura si imbastì tutta una procedura in
cui al figlio di Andrea, Koloman, ormai pubere fu data in sposa Salomé, la figlia di Leszek che
aveva solo 3 o 4 anni! Dopodiché fu chiesta la dispensa al papa Innocenzo III con l’esplicita
richiesta che il vescovo officiante, Primate d’Ungheria, oltre alle nozze “ungesse” il ragazzo
nientedimeno che “Re di Galizia e di Volynia”! Un compromesso ideale per gli ungheresi, ma
non per i polacchi…
Agli Olgovici di Cernìgov invece non restava che accordarsi con Andrea II, se volevano
restare in Galizia-Volynia, e così col consenso ungherese pongono nel 1206 uno di loro a
Halič, un altro a Zvenigorod e lasciarono a Anna e a suo figlio Vladimir-di-Volynia.
Dai documenti sappiamo tuttavia che gli arroganti Olgovici non riuscivano a tenere a bada
i boiari e a riconoscere il loro ruolo compartecipe al potere e che li giustiziassero ad ogni
occasione nelle pubbliche piazze delle città. Così parlano i racconti degli esponenti in fuga
dall’eccidio boiaro continuo in Ungheria. Anzi! Un gruppo di essi s’impegnano a sottomettersi
all’autorità regia ungherese, purché siano liberati dagli Olgovici. D’altronde c’è Danilo, ormai
adulto (ha solo 9 anni!) che è sicuramente capace, dietro la loro guida e col loro supporto, di
prendere il posto degli intrusi di Cernìgov. Anche Leszek appoggia questa misura, come
possiamo immaginare, e manda nel frattempo un contingente verso la Volynia…
Alla fine i boiari impiccano l’ultimo degli Olgovici, Igor, e il loro potere nella Galizia-
Volynia finisce. Subito dopo Danilo entra trionfalmente in città accolto dagli ecclesiastici che
l’incoronano solennemente signore di Halič nella Cattedrale della Vergine…
E raccontiamo un curioso episodio accaduto in questo frangente. I boiari sostenevano
Danilo, ma non sua madre Anna e così mentre Danilo in pianto dirotto si rifiutava di separarsi
dalla genitrice, il boiaro Alessandro cercò di sottrarre al ragazzo il cavallo sul quale voleva
seguire sua madre. Danilo disperato tira fuori la spada e cerca di colpire il boiaro, ma ferisce il
cavallo. Anna corre da lui, gli toglie la spada dalle mani e lo consola, lo calma e lo convince
che devono separarsi. Finalmente può allontanarsi diretta a Belz dove l’attende l’altro figlio,
Vasilko, per poi recarsi in Ungheria. Purtroppo, malgrado il sostegno garantito dai boiari, è il
cugino Koloman che prende il posto di Danilo e il ragazzo deve rimanere in esilio ancora per
un po’.
Nel 1219 Danilo ha ormai compiuto 18 anni e Anna, che nel frattempo ha governato al suo
posto in Volynia, si ritira in monastero e scompare dalla scena. A Halič invece su pressione di
Leszek e col consenso del boiarato locale arriva Mstislav il Fortunato. Ed è con la figlia di
questo lontano cugino che Danilo si sposa in attesa di poter esercitare l’eventuale diritto di
successione vista l’età avanzata del suocero. Saranno comunque anni di incertezza per lui…
Per l’Occidente europeo in generale non è un bel periodo e possiamo addirittura dire che la
Pianura Russa è minacciata da più lati. Il quadro in breve è questo: Ci sono sommovimenti nel
lontano Oriente che spingono i popoli delle steppe ucraine a premere indirettamente
sull’Ungheria e sui Carpazi. Le crociate in Terra Santa si sono appena esaurite e i monacicavalieri
lì impegnati stanno un po’ alla volta rientrando in Europa alla ricerca di attività a loro
adeguate. Dal Baltico le notizie sono del consolidamento delle posizioni acquisite dai tedeschi
a Riga e a Tallinn e dei continui scontri fra le loro forze armate, mascherate da monaci, contro
i popoli ugro-finni e baltoslavi a scopo di colonizzazione e di sfruttamento economico
intensivo. La Repubblica di Novgorod dove Mstislav il Fortunato ha risieduto per qualche
tempo è in continua campagna di difesa delle proprie postazioni commerciali, in quanto
l’unico interesse è la protezione dei fiorenti traffici internazionali, dai quali, sebbene solo in
parte, dipende anche Kiev più che nel passato.
E’ probabile che Danilo conoscendo queste circostanze comincia a capire meglio la
differenza e i vantaggi della regione subcarpatica rispetto alle altre regioni circonvicine e
intraprende varie iniziative per tentare una volta di più la riunione delle diverse “province
subcarpatiche” in un unico “regno” volynio-galiziano separato e diverso da Kiev o da Mosca
o dalla Repubblica di Novgorod.
Mstislav ha avuto molte esperienze in molti luoghi della Pianura Russa e sembra non
essere d’accordo con Danilo e le sue mosse. Ha sottoscritto un impegno con Leszek e non ha
intenzione di rompere il patto. Quando però si viene a sapere che il sospettoso re polacco ha
già provveduto a lamentarsi e a chiedere la collaborazione della corte ungherese affinché
Danilo sia fermato, fra uno scontro e l’altro, Mstislav e Danilo, per sottrarsi alle decisioni dei
due potenti vicini e abbandonando momentaneamente le città da loro governate, uniscono le
loro forze contro gli ungheresi intervenuti una volta e nel 1221 anche contro Leszek il quale
ultimo è costretto a far pace e persino a cedere il dominio in alcune cittadine subcarpatiche a
Danilo.
La situazione però non si appiana giacché il vecchio Mstislav raggirato dai boiari di Halič
e dagli ungheresi sempre presenti in città comincia a sospettare che Danilo voglia eliminarlo.
Dopo varie vicende però non è Danilo a metterlo fuori gioco, ma i boiari galiziani stessi i
quali stufi di lui gli dicono chiaramente, secondo le cronache, che non è più capace di
governare e che è consigliabile che il figlio del re ungherese prenda il suo posto. Tutto si
conclude nel 1228 quando Mstislav muore e Halič passa agli ungheresi.
E Danilo? Da scaltro sovrano che è ormai diventato sa che, se si allontanasse dalla sua
Volynia, una parte dei boiari locali lo estrometterebbero con l’appoggio dei polacchi e perciò è
meglio desistere da troppe campagne di conquista o riconquista che costano e, se del caso,
occorre non allontanarsi mai troppo da Vladimir-di-Volynia. Continua come può in un
ambiente pieno di sospetti e di tiri mancini ad agire per la riunificazione nelle sue mani dei
territori immediatamente intorno e fino al confine con la Polonia. Se riuscirà nell’intento, in
seguito potrà darsi da fare per riprendersi Halič. I suoi piani prevedono persino una riforma
dell’armata ossia oltre alla sua družìna personale, istruisce un esercito di fanti quasi
permanente formato dai giovani delle diverse città sempre all’erta alla chiamata con armi di
cui lo stesso Danilo cura manutenzione e distribuzione. Con ricompense e soldo regolare è
pure un modo di prevenire le sommosse interne fomentate dai boiari avversi.
Gli ungheresi intanto hanno dato il loro supporto agli Olgovici di Cernìgov che non hanno
mai rinunciato a Halič e così, quando Danilo è sicuro di aver il controllo in tutta la Volynia e
si rivolge alla Galizia, se li troverà di nuovo fra i piedi. Dopo vari tentativi parzialmente
riusciti e a volte no, nel 1230 all’inizio della primavera lo troviamo all’assedio di Halič. Il
ghiaccio sul Dnestr non si è ancora sciolto e occorre attraversare il fiume. Addirittura gli
ungheresi fanno delle sortite e si hanno scaramucce sul ghiaccio! Dopo qualche giorno di
caldo il ghiaccio comincia a sciogliersi e Danilo non ha ancora deciso l’assalto. Finalmente
dopo aver sondato la consistenza dello strato ghiacciato, si stende un ponte di legno che i
fantaccini dovranno percorrere. Le cronache dicono che tutti stavano a guardare l’operazione
dagli spalti delle mura trepidanti…
Purtroppo il destino non arrise a chi aveva governato finora e cioè il giovane figlio di
Andrea II con lo stesso nome del padre. La passerella infatti tiene e Danilo passa sull’altra
sponda dove la guarnigione ungherese deve capitolare. Il giovane principe ungherese insieme
col capo della fazione boiara, Sudislav, che lo aveva sostenuto deve fuggire. Si dice che
Andrea II andasse su tutte le furie e che giurasse a se stesso che non sarebbe rimasta pietra su
pietra di Halič e dei suoi infidi boiari che avevano permesso lo sfacelo. Preparò subito
l’esercitò e si avviò a superare i Carpazi. Sebbene ci fossero state pesanti piogge che
rallentavano il cammino, alla fine giunse sotto le mura di Halič. Nessuno sa come, ma una
pestilenza di maligna costrinse il re alla ritirata per tornarsene con i suoi in Ungheria e alla
fine Danilo fu acclamato signore della città.
In verità una guarnigione, sebbene ridotta, come segno della signoria ungherese rimase.
Non solo! Pure gli Olgovici di Cernìgov, nella persona di Rostislav, furono chiamati dai boiari
di parte avversa a Danilo per cacciare quest’ultimo dalla città e sostituirsi a lui.
Insomma furono anni di lotte su tre fronti (1238) finché boiari, Olgovici e ungheresi
dovettero rassegnarsi a riconoscere la sovranità di Danilo su tutta la regione compresa la
Volynia e si dice che i boiari pentiti e rassegnati si prostrassero ai suoi piedi implorando
perdono e promettendogli eterna fedeltà.
A questo punto anche la Polonia dovette riconoscere la realtà nuova a favore di Danilo.

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