CAPITOLO 9° – Le premesse storiche – RIASSUNTO del libro "Antropologia culturale un approccio per problemi” Robbins Richard H."

Antropologia culturale un approcio per problemi riassunto del libro_

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CAPITOLO 9° – Le premesse storiche – RIASSUNTO del libro

“Antropologia culturale un approccio per problemi” Robbins Richard H.”

Le discipline antropologiche affondano le proprie radici nei nuovi modi con cui il pensiero moderno, e l’ Illuminismo in particolare, impostano il problema della natura e della storia del genere umano. Si valorizzano i risultati dell’ osservazione, descrizione e comparazione “obiettive” dei costumi di quelle popolazioni scoperte grazie ai viaggi transoceanici.

Per tutto il Medioevo e per i primi secoli dell’ Età Moderna, invece, costumi e credenze erano valutati in rapporto alla religione cristiana, per cui si aveva un’ opposizione tra ciò che era “cristiano”, e quindi “razionale” e “civile”, e ciò che era “pagano”, e quindi “barbaro” e “superstizioso”.

Ma tra Umanesimo e Rinascimento, si verificano una nuova attenzione per lo studio dei testi classici, il miglioramento delle cognizioni tecniche necessarie per affrontare i viaggi transoceanici e la conseguente produzione di un numero sempre crescente di resoconti di viaggio, la riflessione filosofica valorizza l’ indagine empirica e la ragione umana si allontana sempre più dai dogmi della fede.

La scoperta dell’ America consente di affrontare in modo nuovo la questione della diversità dei costumi e dei sistemi di valori. Le Sacre Scritture, cui ancora ricorre Cristoforo Colombo nei suoi diari di viaggio, costituiscono adesso un punto di riferimento incerto e lacunoso.

Nei secoli XVI-XVII, teologi e giuristi si confrontano sulla legittimità della conquista europea del continente americano e sulla possibilità di legittimare la riduzione in schiavitù delle popolazioni scoperte.

Michel de Montaigne, nel suo saggio Del Costume, manifesta comprensione nei confronti dell’ alterità, un atteggiamento non comune tra i suoi contemporanei. Nella sua opera si riscontrano nozioni e questioni centrali nei dibattiti che stanno all’ origine delle discipline antropologiche. Innanzitutto, l’ uso dei termini “barbaro” e “selvaggio” per qualificare credenze e comportamenti di popolazioni “altre” da “noi” per la diversità di alcuni tratti fisici, dei costumi, delle istituzioni sociali, dei modi di pensare, ossia di tutti quegli aspetti che andranno a costituire il contenuto della nozione antropologica di cultura.

Montaigne sostiene che nel designare qualcosa o qualcuno come “barbaro” non si eprime un giudizio oggettivo di inferiorità rispetto ad un modello di perfezione della natura umana, bensì una valutazione dipendente dal punto di vista di chi la esprime. Appartenere ad un gruppo determinato influisce, quindi, sulla formulazioni di giudizi su credenze e modi di vivere di gruppi umani che sentiamo “altri” da “noi” e porta a riconoscere come pienamente “umani” e “morali” solo se stessi. Nel 1906 William Sumner, nella sua opera Folkways, definirà questo atteggiamento etnocentrismo: “la concezione per la quale il proprio gruppo è considerato il centro di ogni cosa, e tutti gli altri sono valutati in rapporto ad esso. Ogni gruppo ritiene che i propri folkways siano gli unici giusti e, se osserva che altri gruppi hanno folkways diversi, li considera con disprezzo”.

Il giudizio di barbarie esprime una valutazione relativa e non assoluta e dice qualcosa su chi lo emette, più che su coloro ai quali è riferito.

Un altro contributo rilevante allo sviluppo delle discipline antropologiche è stato fornito dalle teorie contrattualiste del legame sociale, come quella di Thomas Hobbes nel Leviatano e quella di Jean Jacques Rousseau nel Contratto Sociale. L’ idea comune a queste teorie è che la vita degli uomini in società è il frutto di un contratto stipulato sulla base dell’ accettazione di regole stabilite per via di convenzione. I padri fondatori della disciplina saranno i primi a riflettere a partire da questi temi allo scopo di individuare le forme primitive delle credenze religiose e delle istituzioni sociali e ricostruirne l’ evoluzione storica.

Dalla critica delle teorie razziali della diversità umana, che si sviluppano nei secoli XVIII e XIX, l’ antropologia culturale moderna trarrà parte importante della sua legittimità di disciplina scientifica che descrive e spiega i rapporti tra unità e diversità della specie umana.

Anche le teorie del progresso della civilizzazione sono alla base dello sviluppo delle discipline antropologiche. Si tratta dell’ idea che la storia umana può essere vista come un progresso regolato da leggi di sviluppo, analoghe a quelle che presiedono lo sviluppo di un organismo biologico, valide per tutti i gruppi umani. Due formulazioni particolarmente importanti della teoria degli stadi di sviluppo della società e della razionalità umane sono quella del francese Auguste Comte, che formulò la legge dei tre stadi, e quella dell’ inglese Herbert Spencer, che sostenne la tesi che la realtà era regolata da un’ unica legge fondamentale di evoluzione da stadi più semplici a stadi più complessi. In questa prospettiva teorica, le società dell’ Europa continentale dei secoli XVIII e XIX costituivano lo stadio di sviluppo più avanzato dell’ umanità, mentre le popolazioni extraeuropee erano considerate inferiori e primitive.

Ma un altro principio cardine delle teorie illuministe era quello dell’ unità psichica del genere umano, l’ idea che tutti gli uomini conoscevano la realtà applicando gli stessi principi di ragionamento. La differenza degli stadi di sviluppo delle varie popolazioni era allora spiegata con la nozione di “razza”, per cui le varie razze umane hanno abilità psichiche diverse.

Anche i padri fondatori delle discipline antropologiche Edward Burned Tylor e Henry L. Morgan ricorreranno a spiegazioni di tipo razziale nell’ ambito delle loro teorie delle leggi di sviluppo delle forme di razionalità e della società.

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