Capitolo 7 – GLOBALIZZAZIONE, NEOLIBERISMO E STATO-NAZIONE – riassunto del libro "Antropologia culturale un approccio per problemi"

Antropologia culturale un approcio per problemi riassunto del libro_

Se pensiamo ad una T-shirt di cotone stampata, distribuita e venduta in Florida, ma prodotta, cucita e filata in Cina da cotone coltivato in Texas ci rendiamo conto di cosa sia concretamente la globalizzazione ed in che modo riguarda tutti noi. I Paesi più ricchi consumano sempre di più arrecando danni enormi all’ ambiente e non pare che la felicità delle persone sia in aumento, anzi è diminuita rispetto ai decenni precedenti. Eppure sembra “naturale” volere sempre di più e, quindi, spendere sempre di più.

Per la società americana contemporanea il fattore centrale dell’ esistenza è il denaro, ritenuto essenziale per raggiungere il benessere e la felicità anche perchè spesso è il solo mezzo che consente di avere ciò che si desidera o di cui si ha bisogno.

Perchè l’ economia delle cosiddette società avanzate funzioni è necessario chiedere sempre meno a famiglia e amici e far ricorso esclusivo al mercato. E’ necessario, quindi, lavorare per poter disporre di denaro da scambiare con qualcos’ altro. Inoltre, le economie che funzionano bene devono crescere ogni anno del 3%, per cui l’ offerta di moneta e di beni deve crescere.

Nella società ci sono beni che possiamo procurarci soltanto facendo ricorso al mercato ed altri che stanno al di fuori di esso. Tuttavia, vi è un costante tentativo di trasformare anche questi beni in merci: ad esempio, le persone vengono indotte dalle campagne pubblicitarie ad associare l’ amicizia alla birra e l’ amore ai diamanti. La moderna economia di mercato riesce, quindi, ad attuare nei più svariati modi la conversione di capitali, vale a dire la trasformazione del capitale non monetario (l’ ambiente naturale, i diritti politici e il capitale sociale) in denaro.

I sistemi economici si fondano su regole, meccanismi, istituzioni e sistemi di relazione attraverso i quali le persone si procurano ciò che vogliono. La nostra moderna economia è costituita da un mercato globale.

Gli stati hanno sempre svolto un ruolo rilevante nell’ economia, ma, ad un certo punto, gli economisti si dichiararono favorevoli ad una riduzione dell’ intervento dello stato nell’ economia fiduciosi nella creazione spontanea di un equilibrio tra la domanda e l’ offerta. Così i governi hanno cercato di mantenere un equilibrio nel funzionamento del mercato tra l’ imposizione di regole e il non-intervento. Ma negli anni Settanta si è verificato un rallentamento nella crescita, così nacque una nuova filosofia economica definita neoliberismo, che si proclama a favore della riduzione del coinvolgimento del governo nell’ economia, ritenendo che il mercato sia in grado di autoregolarsi, e promuove l’ accelerazione della conversione del capitale.

Una via attraverso la quale ridurre il coinvolgimento dello stato e aiutare la crescita è esternalizzare i costi di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi, che così non sono inclusi nel prezzo pagato dagli acquirenti, ma gravano sulle imposte pubbliche, sulle generazioni future o sulle persone di altri Paesi. Tutto questo è possibile perchè nonostante i limiti imposti all’ intervento dello stato nell’ economia, gli stati-nazione in realtà rivestono ancora un ruolo molto importante nella crescita economica. Quando è possibile, fanno rispettare le leggi per proteggere le proprie industrie tentando, al contempo, di ridurre la capacità dei paesi poveri di proteggere le loro.

Gli stati-nazione contribuiscono a creare il consenso sulle politiche economiche che favoriscono la crescita e, quando lo ritengono necessario, fanno ricorso alla forza per impadronirsi di alcune risorse, come il petrolio, e per imporre ad altri paesi delle politiche che tornino a proprio vantaggio.

Una crescita continua comporta la perdita di capitale naturale, politico e sociale, aumentando la disuguaglianza tra ricchi e poveri.

L’ economia neoliberista ha altri due importanti effetti sulla società: la distruzione delle forme di solidarietà sociale e la trasformazione di alcune istituzioni come scuole e università. Oggi non ci sono corsi universitari che non contemplino la presenza di insegnamenti relativi alla formazione manageriale e le università tendono a formare cittadini internazionali o globali.

Urge allora un cambiamento che non arrechi danni all’ economia e alla società. L’ Indice dello Sviluppo Umano e l’ Indice di Progresso Effettivo costituiscono dei tentativi di ridefinire il benessere.

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