Capitolo 1 – CULTURA E SIGNIFICATO – Riassunto del libro "Antropologia culturale un approccio per problemi"

Antropologia culturale un approcio per problemi riassunto del libro_

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Capitolo 1 – CULTURA E SIGNIFICATO – Riassunto del libro “Antropologia culturale un approccio per problemi”

La cultura in senso antropologico è quel processo che colloca sullo stesso piano tutti gli individui aventi certe caratteristiche in un certo tempo ed in un certo spazio. *
L’ antropologia culturale offre una prospettiva che consente di scardinare luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi che occultano i meccanismi di costruzione della realtà. Ad esempio, permette di cogliere il tentativo di controllare le attività degli studenti dietro ad orologi, campanelli e ad una certa disposizione delle sedie in aula.
Secondo la prospettiva antropologica, i membri di una società vedono il mondo in modo simile perché condividono la medesima cultura. Conseguentemente gli individui hanno visioni del mondo diverse perché le loro culture sono diverse. Alcuni eventi dell’ esistenza umana come la nascita e la morte sono comuni a tutti gli uomini; variano invece altri elementi della vita, ad esempio le regole per il corteggiamento. Da una società all’ altra, inoltre, cambia il significato che le persone attribuiscono ai suddetti eventi. La morte, ad esempio, per alcuni popoli segna il semplice passaggio di una persona in un altro mondo; per altri, è l’ epilogo della vita. Presso certe popolazioni è considerata un evento naturale ed inevitabile, in altre si crede che sia sempre causata da un atto malvagio, così ogni morte suscita il sospetto e la richiesta di vendetta (isole Trobriand). Presso certi popoli la morte è accompagnata da eclatanti dimostrazioni di dolore e lutto per la persona scomparsa; altrove, negli Stati Uniti ad esempio, il dolore viene nascosto come se si trattasse di qualcosa di cui vergognarsi.
Quindi l’ uomo, in quanto animale culturale, attribuisce un significato a cose, eventi, azioni e popoli e gli antropologi designano questo processo col termine cultura. Quando le persone attribuiscono all’ esperienza uno stesso significato condividono ed esprimono la stessa cultura, quando ciò non accade si determinano delle differenze culturali. Uno degli obiettivi degli antropologi è proprio quello di comprendere le ragioni di tale diversità al fine di superare lo sconcerto iniziale provocato dal confronto tra le varie culture. Tra tutte le pratiche e le credenze umane esistenti, infatti, parecchie potrebbero apparire bizzarre o aberranti: ad esempio, l’ infibulazione praticata in alcune comunità di interesse etnografico.
I giudizi che esprimiamo rispetto a credenze e pratiche altrui creano un dilemma. Infatti, se riteniamo che i significati che gli altri attribuiscono all’ esperienza siano sbagliati incorriamo nel pregiudizio etnocentrico, che risulta intellettualmente intollerabile e ostacola ogni tipo di comprensione interculturale. Se, invece, riteniamo che credenze e pratiche vadano inquadrate nel contesto al quale appartengono e solo relativamente ad esso possano essere giudicate, incorriamo nel pregiudizio relativistico. L’ idea che è impossibile emettere giudizi morali su credenze e pratiche altrui sembra moralmente intollerabile poiché indurrebbe ad accettare qualunque credenza o pratica. Forse allora, prima di condannare credenze o pratiche che risultano lesive dei diritti umani, bisognerebbe sforzarsi di coglierne il senso nell’ ambito della cultura di appartenenza. Il conflitto tra etnocentrismo e relativismo ha un risvolto pratico; nel corso della ricerca, infatti, gli antropologi si trovano di fronte ad un bivio: conservare una “distanza etica” dall’ oggetto del loro studio e restare “obiettivi” o schierarsi moralmente nei confronti delle credenze e delle pratiche analizzate?
Se ogni cultura organizza l’ universo in un certo modo, quella cultura impedisce o rende difficile comprendere visioni del mondo differenti. Allora l’ antropologo, per scorgere la realtà che si cela dietro le apparenze, dovrebbe liberarsi dei propri preconcetti su ciò che è normale o adeguato. Tuttavia, gli antropologi concludono che la comprensione delle altre culture può essere soltanto parziale, dal momento che si può conoscere solo qualcosa di ciò che significa essere nativo. *2 (“cogliere il punto di vista dei nativi”, raccomandava Malinowski).
Un modo per descrivere e interpretare i significati che altri popoli attribuiscono all’ esperienza è considerare una cultura come un testo pieno di simboli di cui è possibile decifrare il significato (Geertz). Inoltre, guardando la nostra cultura come guardiamo le culture altrui potremmo capire meglio i significati che attribuiamo ad oggetti, persone ed eventi. Così, ad esempio, potremmo riscontrare delle analogie tra una partita di football americano ed il combattimento dei galli nell’ isola di Bali.

*1
Notevole rilevanza riveste la nozione di cultura dell’ antropologo Edward Burned Tylor, il quale in Primitive Culture (1871) scrive: “Cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’ insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’ arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità o abitudine acquisita dall’ uomo in quanto membro di una società”. Questa definizione, che considera sinonimi i termini cultura e civiltà, ha una portata rivoluzionaria dal momento che ingloba nell’ insieme cultura “qualsiasi altra capacità o abitudine”, riconoscendo a tutti i gruppi umani la capacità di produrre cultura.

*2
Lo studioso Ernesto De Martino afferma la validità di una posizione che definisce “etnocentrismo critico”: sforzarsi di allargare la propria coscienza culturale di fronte ad ogni cultura “altra” rendendosi conto dei limiti della propria storia culturale, ma senza rinunciare all’ idea del primato della società occidentale.

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