Canto 25 inferno analisi della bolgia dei ladri

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Canto 25 inferno analisi della bolgia dei ladri

Analisi della bolgia dei ladri→ più i peccati sono gravi più la parte orrorosa dei peccati deve essere maggiore. La sequenza dei ladri occupa molto spazio ed è uno dei passi su cui Dante contava molto: vertici di virtuosismo letterario unici. I ladri sono colpiti da serpenti, non ci sono i diavoli, ma gli esseri diabolici sono dei rettili. Il serpente è un animale negativo, che striscia per terra, che può uccidere a tradimento, che si acquatta. E’ l’animale più negativo: riferimento preciso al diavolo. Il serpente può colpire il dannato e mettere in moto un processo distruttivo e allo stesso tempo può avvinghiare il dannato e gli può fare come delle manette alle mani, può bloccare gli arti che gli sono serviti per rubare. C’è un’analogia di comportamento: come il serpente si nasconde anche il ladro lo fa. Le invenzione dantesche lo sono fino a un certo punto, deve fare qualcosa di admirabilis e per fare questa operazione bisogna fare un’operazione molto calcolata perchè se raffiguro di qualcosa di completamente nuovo creo nel lettore una sorta di sconcerto. Una cosa è l’orrore della catastrofe mentre quando è la costruzione di cose mai viste allora bisogna fare attenzione. Se vogliamo che questo abbia una forza efficace di impatto lo scrittore deve muoversi entro certi limiti, quindi per lo scrittore medievale è consuetudine appropriarsi della cultura precedente e trasformarli fino a travisarli. L’opera che dante usa di più sono le Metamorfosi di Ovidio che però non arrivavano alle punte estreme che adotta Dante, poi vi è un altro scrittore: Lucano che scrivendo della guerra civile tra Cesare e Pompeo, e nel corso di questo poema ci sono delle battaglie nel Nord Africa e nei deserti e Lucano si inventa dei serpenti velenosi e le loro azioni.
Da un lato abbiamo chi commette la colpa del rubare e dall’altro lato abbiamo l’operazione dello scrittore dal punto di vista letterario per rappresentare questo reato. Cose importanti da tenere presente: il rubare è una colpa grave però anche la baratteria è una colpa grave e anche qui (ladri) la politica entra in gioco parecchio→ chi fa politica non dovrebbe essere coinvolto nella baratteria però ci sono anche coloro che rubano. In questa bolgia incontreremo un toscano, una figura mitologica e gli altri sono tutti fiorentini, e per fare questo lo scrittore usa degli strumenti che all’inizio n

on cogliamo perchè la prima cosa che ci colpisce è la metamorfosi del dannato dopo che è colpito dal serpente, e dopo ritorna nella sua figura umana.
Verso 82→ la memoria di questa visione ancora gli suscita delle emozioni forti. Riprende delle citazioni dal patrimonio classico.
Vedono da lontano una visione generica: da un lato dei serpenti che si ammucchiano e dall’altra parte i dannati ammassati ma che non possono uscire dalla bolgia e che sono attaccati dai serpenti che li bloccano. Il veleno di un serpente trasforma un dannato in fuoco e poi in cenere. Poi la cenere si riunisce e ritorna persona: un miracolo a contrario → trasformare in cenere è portare alla morte.

Poi ci sono due lunghe similitudini. Da un lato si fa un discorso più letterario: l’Alba Fenice viveva per un periodo poi diventava cenere e poi ritornava in forma. L’immagine dopo è una crisi di epilessia: lo scrittore non è attratto perchè sa cosa succede e il perchè, ma qui si va subito alla fine (verso 115): è il momento in cui la crisi è finita e la persona attaccata si leva (alza verbo chiave perchè i serpenti strisciano per terra quindi il levarsi è positivo). In un solo verso ci sono due termini importanti del primo canto (verso 116).

Se c’è prima un richiamo a se stesso ora di fronte a spettacoli del genere non si può non pensare a Dio e al fatto che lancia questi colpi per vendetta, per una giusta punizione. Abbiamo il piano terra che è il serpente, poi il piano intermedio che  è l’uomo e il piano dall’alto che è qualcosa che può arrivare.
Qui c’è la curiosità di sapere qualcosa: i dannati spesso fanno un tentativo di nascondersi e di depistare il lettore. Qui abbiamo un caso forte di un dannato che esibisce se stesso e amplifica la sua condizione di peccatore (gli piacque una vita bestiale).

A poco a poco incontriamo personaggi che hanno rinnegato la loro natura umana per questo diventeranno dei serpenti. Il dannato si definisce mulo, cioè un incrocio, non puro. Il dannato non sa chi è questo che gli sa vicino ma Dante l’ha riconosciuto, è un personaggio che ha fatto politica, particolarmente violento e ha fatto azioni di sangue. I personaggi hanno un modo di esprimersi lapidario, parlano poco e dicono tutto.

Il peccatore capisce: gli dispiace essere stato riconosciuto ma allo stesso tempo insiste con il suo comportamento oltraggioso. Al peccatore dispiace più ch Dante l’abbia scoperto più che sia morto. Dante non ci dice come è morto questo personaggio e qui c’è una ragione: fin’ora abbiamo visto personaggi politici di un certo livello (Farinata: lungo dialogo con Dante). Ha rubato dei sacri arredi in una chiesa. Vanni Fucci ebbe la fortuna all’inizio di non essere scoperto e fu incolpato un altro personaggio che rischiò di essere condannato a morte.  Al peccatore interessa che Dante l’abbia scoperto ed è costretto ad ammettere che è un ladro ma ha paura che Dante quando torni sulla terra lo svergogni. Qui lui fa una profezia: racconta gli scontri che avvenivano tra le città e anche all’interno di una città, ma arriverà un fulmine che distruggerà il Campo Piceno e ogni bianco ne sarà ferito (Dante lo è) e lo dice perchè tutto questo deve recare dolore a Dante come Dante ha recato dolore a lui avendolo scoperto. La profezia non è rivolta direttamente a Dante ma al suo partito.
Qui la cosa sembra difficile, perchè Vanni Fucci dice queste cose? Ha un rancore spropositato. Nel 25 i ladri non parlano, dicono poche battute che servono all’autore per individuare un peccatore, di solito sono i compagni che li accennano. L’unico che ha il privilegio di parlare è proprio Vanni Fucci perchè rappresenta un tipo di politico, infatti non ci devono essere solo i grandi personaggi politici, ma anche quelli di bassissimo livello che erano parte attiva della loro fazione ma la usavano per fare una politica a basso livello: ruba, fa violenze fisiche, non è mosso da ideali, non c’è niente di positivo in lui. E Dante deve subire quest’umiliazione di un personaggio che lo attacca. Vanni è l’antitesi del viator (Dante) che ha fatto politica e ora è in esilio e ha pagato molto la sua onestà. Nell’esperienza della politica non si parla solo di combattere per ideali, il dramma è che poi si ha a che fare con personaggi che usano strumenti diversi, in questo caso il peccatore prendendosi l’alibi del suo partito ha giustificato i suoi veri intendimenti ovvero rubare e arrivare a fatti di sangue. E’ quindi un personaggio assolutamente amorale, è una bestia (lo dice lui stesso)→ la bestia sta al di sotto dell’uomo, che è al centro, dal punto di vista medievale. Il viator deve scontrarsi per noi anche con il dramma di doversi confrontare con personaggi di così bassa lega rispetto a se che ha cercato di comportarsi sempre rispettando la morale.
E’ un finale molto drammatico: chi si comporta positivamente in politica e non usa certi mezzi può anche pagare, perchè chi usa altri mezzi può sopraffarlo. Il fatto di appellarsi a dei valori si scontra con coloro che sostengono i principi solo a parole ma si comportano in modo diverso.

La differenza è tra chi ha una morale e chi ha una doppia morale.

Canto 25 inferno analisi della bolgia dei ladri→ Alla fine del discorso il ladro alza le mani e fa un gesto osceno e con questo gesto si rivolge a Dante. In questo caso il levare le braccia è usato come una parodia aggressiva dl peccatore e a questo punto si scatena ancora la vendetta divina: le serpi fanno il loro compito ed è come se dicessero che non vogliono che parli ancora. E’ la chiave di interpretazione del 25 perchè dopo questa frase i dannati parlano pochissimo, non racconteranno di loro e le cose personali. I dannati omettono cosa hanno fatto. E’ giusto perchè noi non dobbiamo essere interessati a cosa ha fatto il ladro perchè è qualcosa di basso, l’importante è capire che cosa succede a questo. A volte i peccatori raccontano nel dettaglio, adesso non più.
Dante lancia un’invettiva contro Pistoia perchè il male si propaga, contamina e con il malo esempio coinvolge gli altri paesi. Coloro che dovrebbero fare rispettare le leggi non se ne preoccupa ed è per questo che si espande il male e il modello negativo da questa persona ai vertici alti.
Arriva un personaggio nuovo che è Caco, mitologico. E’ un mostro e Dante fa una costruzione letteraria prendendo da Ovidio e da Virgilio. Il mostro è l’unico elemento anomalo all’interno del blocco dei diavoli: per Dante è fondamentale recuperare tutto lo scibile umano e quindi anche i classici. Ciò che è importante è il fatto che questo personaggio si forma con elementi di altri animale, è un mostro non naturale. Hai un significato di tipo allegorico: ciò che è ordinato e misurato e ciò che p disordinato e smisurato. Più ci allontaniamo dalla verità più c’è il rischio del disordine. Se la figura umana ci riporta all’ordine, il male invece introduce in questa natura un elemento di disordine. Le persone che hanno praticato il disordine saranno rappresentate così, in forme smisurate. E’ una specie di segnale della dismisura, della mostruosità. La perfezione è un punto, è qualcosa in se conclusa, che non si espande. Il movimento, la dismisura e il disordine appartengono a qualcosa che è negativo (essere mai visti che facevano parte un po’ della cultura medievale).

La rappresentazione del mostro è il segnale delle ulteriori mostruosità che si presenteranno nei versi successivi.
Verso 46→ un serpente di avvinghia a un peccatore, c’è una sorta di accoppiamento orribile. Poi quando c’è la metamorfosi non si distingue più chi è il dannato e chi il serpente. Si crede che il dannato sia Agnello Brunelleschi (identificazione di Dante). Non si sa più se è uno o due: perde l’identità e la sua forma umana riconoscibile. L’immagine non è chiara e riconoscibile ma è perversa e questo personaggio scompare lentamente. La metamorfosi è stata scritta tutta nei dettagli, con lentezza e quindi anche l’allontanamento della figura deve procedere a lento passo, sia perchè è un mostro mai visto sia perchè è qualcosa che deve depositarsi nella nostra memoria perchè c’è una perversione di tipo morale: trionfo dell’amoralità. Non è più possibile neanche un discorso umano. Siamo in un abisso smisurato, in qualcosa che non è prevedibile. LA natura umana prevede che nel cervello umano si possa arrivare a realizzare qualcosa di perverso.
Verso 79→altra metamorfosi, di un ramarro. E’ il terzo spettacolo. Viene descritto un ramarro cioè un diavolo, che salta per nascondersi e arriva all’altezza dell’ombelico dell’umano e poi cade. Il rallentamento continua. Ci stiamo avvicinando a una descrizione quasi magica, perchè nell’immaginario esisteva la magia e la magia nera. Qui sembra che Dante voglia rifarsi a una ritualità di questo tipo. C’è una fenomenologia che rimanda al volto e alla bocca, cosa fa quando non parla→ se non parla il gesto non fa parte dell’espressione privilegiata della bocca. Dalla bocca del ramarro esce un fumo ed esce anche dalla ferita del dannato che era stata provocata dal ramarro e questi due fumi si uniscono. A questo punto si fa una doppia metamorfosi (tecnica letteraria sempre più raffinata), si scambiano l’identità.
Verso 100→termini aristotelici, ma il resto è una descrizione dello scambio.
Verso 118→tutto questo avviene in una nuvola di fumo. Quando termina la metamorfosi si scambiano ma continuano a guardarsi l’uno nell’altro: chi era uomo è diventato serpente e il serpente uomo ma sono due figure diverse che rappresentano il male.
Verso 133→ si parla della lingua: all’uomo diviene biforcuta e al serpente si fa intera.
Più avanti ci è ancora un uso improprio della lingua: il serpente sibila e l’uomo parla male e sputa e il fumo svanisce.
Dante chiede scusa se non è riuscito a spiegare bene perchè anche lui è colpito e smarrito dall’evento.

Viene usata da Dante una letteratura aggressiva perchè cita delle famiglie potenti e le critica, è una letteratura che non si ferma davanti a nulla e dire la verità. In questo modo colui che legge può capire di chi si sta parlando e prenderne coscienza.

   
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