Canto 24 inferno Dante “il buon pastore” Virgilio

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buon pastore virgilio dante canto 24

Canto 24 inferno spiegazione → esordisce con una similitudine ampia e complessa, sembra un omaggio.

All’interno vi sono moltissime figure retoriche, l’ornato è raffinato. Il giovane pastore, povero, incolto si sveglia e vede la campagna biancheggiare e si dispera perchè non sa cosa fare, poi riprende la speranza vedendo che la brina è scomparsa e riprende il suo lavoro→ Virgilio ritorna se stesso e supera il suo periodo di crisi.
Perchè tutta questa similitudine? A volte ci sono delle pause, e lo scrittore si abbandona ai bei versi. Per Dante però l’ornato non è casuale, ha sempre dei riferimenti. Il tapino è Virgilio. La similitudine permette di prendere atto dal rischio dell’abbaglio di Virgilio che si è fatto ingannare e dall’altra parte che qui viene scelto il tapino che conduce un gregge. Il rifermento è banale però quest’immagine del pastore è anche un’allegoria sacra. C’è un gioco di allusione e riferimenti che il lettore sa capire.

Il buon pastore dov’è? Virgilio può fare la guida ma non il buon pastore perchè non ha la fede, ma neanche Dante può essere il buon pastore perchè è più la pecorella smarrita. Noi dobbiamo pensare che come il tapino poi di fronte alla brina scomparsa si rinsanisce subito, in futuro, dopo il percorso che avrà compiuto Dante, acquisterà delle esperienze ed egli diventerà il buon pastore (scrivere quello che ha visto per fare da guida per i viventes). Usa questa immagine per recuperare sulla caduta di Virgilio ma lascia capire anche che non è un problema di prestigio ma questo discorso avviene in funzione di un fine importante, cioè quello di scrivere. I cedimenti esistono e lo scrittore li vuole celebrare.
Virgilio apre le braccia: collega il discorso con la costruzione del personaggio. E’ un gesto religioso, è la volontà di abbracciare (di vario tipo: vero o falso), e qui è qualcosa di consolatorio e rassicurante, c’è un rapporto di Virgilio e Dante come tra padre e figlio.

Virgilio recupera in fretta il suo ruolo e dice a Dante che deve fare degli sforzi per arrivante alla fine del suo percorso. C’è un riferimento doppio: per arrivare alla fama non bisogna arrestarsi, in contrapposizione ai dannati di prima che andavano lenti. Virgilio fa rifermento a una sentenza classica: se vuoi la gloria devi agire. Forse questo discorso di Virgilio non è così giusto,questo è solo dal punto di vista del pagano, ma per il cristiano, nel canto 11 del Purgatorio si dice che la gloria è importante ma non deve essere lo scopo ultimo della vita.
Qui però ha una funzione: Dante si deve muovere. Dante obbedisce e dice che è forte e ardito, cioè dotato di coraggio. Dante è consapevole di tutto questo, e prende atto delle difficoltà e nonostante questo è in grado di affrontarle; non è facile da solo ed è per questo che vi è una guida, qualcuno che ti esorta e ti rimprovera (questo personaggio sarà Dante stesso quando scrive).

   
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