Breve analisi del canto 27 del Paradiso – Dante Alighieri

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Breve analisi del canto 27 del Paradiso:

In questo canto Dante mette in scena San Pietro, il primo apostolo, il quale muore a Roma e li viene eretta la Basilica.

Dante decide di non farlo parlare per una predica positiva: o c’è la celebrazione della gloria, o l’invettiva contro il male che tormenta il mondo.

Non siamo nel campo del realismo, ma siamo confronto a colui che il lettore del tempo o ha sentito nominare nel Nuovo Testamento o visto in qualche affresco. Al verso 19 Dante dice che la luce si trasforma e San Pietro spiega il perchè. La prima invettiva è generica ed è nei confronti dei successori di Pietro: il papa si è impadronito e usa per interesse personale la Basilica, che è vacante perchè colui che si comporta male non può essere preso come vero successore di Cristo, e ha fatto della tomba di Pietro una cloaca. E’ colpa di papi se ad un certo punto alcuni si daranno alla destra del padre e altri alla sinistra: a destra ci saranno coloro che si sono salvati e a sinistra quelli che sono stati condannati. I papi contemporanei fanno guerra, falsificano i titoli, vendono i privilegi. Tutto è cominciato positivamente ma poi termina in negativo. Riferimento dotto: quanto tutto sembra perduto può arrivare un salvatore. Dante, che tornerà sulla terra, deve aprire la bocca e non nascondere quello che Pietro non nasconde (può essere nascosta la figura di Cristo perchè va oltre all’umano), perchè non bisogna spiegare Cristo ma dire la verità, deve dire tutto ciò che è negativo.

Per questo non c’è il problema dell’ineffabilità, la bocca può dire la verità.
Bisogna essere consapevoli che nel mondo domina il male, dipende anche dalla storia, dai cicli delle vicende del genere umano e guardando il suo tempo vede come guaio maggiore quello che è la cupidigia, desiderio negativo.

Al verso 121 del canto vi è un’altra invettiva, sulla brama del possesso.

Tutto ciò accade perchè non ci sono dei buoni governati e i viventes prendono delle strade sbagliati perchè hanno figure negative. Non passerà molto tempo che la nave cambierà la rotta, al posto della prua la poppa e viceversa, e al posto del fiore ci sarà un vero frutto. Siamo alla fine dell’invettiva di Beatrice: bisogna dargli qualcosa di positivo, ripresa delle parole che rimandano al mare e del frutto. Si accumulano un quantità di immagini con uno stile molto diverso dall’Inferno e dal Purgatorio, qui invece si abbonda in un linguaggio immaginifico con un sincretismo. Il dato essenziale è che Dante non usa il termine utopia ma dal suo punto di vista le invettive dovevano avere degli squarci positivi. La lotta col male c’è sempre ma il lettore deve recepire il discorso di Dante e lottare come se la vittoria fosse raggiungibile in breve tempo. E’ un problema di scelta letteraria. Adesso deve occuparsi della potenzialità positiva che nell’uomo esiste.

Dante -Analisi riassuntiva canto 27 paradiso Dante

   
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