Breve analisi del canto 23 del Paradiso – Dante Alighieri

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Breve analisi del canto 23

Dopo una leggera introduzione segue una breve analisi del canto 23 del paradiso:

Lo scrittore rinuncia all’aspetto più seducente per il lettore per un andamento più diluito. Bisogna arrivare al lettore con altre proposte non utilizzabile per le emozioni ma con la proprietà di argomentare.
Dante prende fai filosofi e dai teologi, dai padri della chiesa delle fonti che poi incrocia. E’ a lungo dibattuta questa azione. E’ stato Foscolo a rilanciare la fortuna di Dante, e questi studiosi poi si trovavano in crisi nel paradiso, perchè non essendo di fede cristiana non riuscivano ad accettare questa poesia. Con Croce si ha una forte svalutazione del Paradiso: dice ch domina la struttura cristiana di base e rende meno poetico il testo. Tutto ciò viene superato decenni dopo quando si passa a un’interpretazione complessiva dell’opera: al di la delle testi esposte del Paradiso c’è una capacità di fare il verso, di inventarsi neologismi che non ha eguale. Dante ha il vantaggio di non avere alle spalle una tradizione, ma solo poeti latini, padri della chiesa o la Bibbia (aveva la Vulgata di San Gerolamo). Essendo consapevole che la Bibbia non poteva uscire vincitrice dal confronto con i poeti latini Dante trova una scusa: noi leggiamo gli autori latini nella loro lingua, mentre la Bibbia la leggiamo in traduzione, che finisce nell’abbassare la qualità letteraria del testo biblico. Egli rivendica che sia possibile trattare argomenti religiosi anche da un punto di vista letterario, anche con risultati alti.
Un esempio di questo è contenuto nel Paradiso al canto 23; procediamo adesso a una breve analisi di questo canto partendo dal verso 25, punti di maggior audacia dello scrittore, che descrive la visione di Gesù Cristo. Fa in modo che tutto risulti verosimile e credibile al lettore. Inizia con una similitudine: apparizione della Luna quando c’è il cielo sereno, stellato. Questo non è qualcosa di nuovo, si trova anche nei classici. Bisogna precisare: in genere la luna non è sempre un elemento positivo (sole è più importante), ma qui è la bellezza del creato divino. Nella visione classica, anche in quella greca, capita di vedere rappresentato un eroe che guarda il cielo stellato e farlo è uno dei momenti cruciali per capire come può essere usata la letteratura. Anche Leopardi la utilizza: guardando il cielo stellato ci poniamo delle domande. Nella Divina Commedia l’ultima parola di ogni canta è la parola “stelle”: hanno un loro valore, perchè fanno parte di un immaginario letterario, hanno una capacità di seduzione visiva e sono usate per uno sguardo infinito che si volge al cielo. L’eroe antico guarda le stelle perchè erano una garanzia della sopravvivenza dell’eroe ch era certo che per le sue gesta sarebbe diventato una costellazione. Per una scrittore che crede nell’anima, le stelle sono lontane e misteriose e quindi sono il ponte tra la terra  e il cielo, l’infinito. Lo sguardo alle stelle è il riferimento a qualcosa che permette al soggetto di lanciare lo sguardo verso l’infinito. Dante credeva che le stelle risplendevano grazie al sole, e all’interno della luminosità c’è una luce più forte che non si può vedere, che è quella di Cristo, e ora può fare riferimento a qualcosa di più grande che non può essere descritto perchè circondato da una luce così forte impossibile da sostenere. La letteratura può arrivare al punto di non esaurire la realtà, ma può con delle immagini dare un’idea. Questo sguardo è spiegabile perchè dietro queste luci c’è la divinità. Di fronte alle domande non ci sono risposte (la luna non risponde alle domande di Leopardi). Poi c’è una parte della letteratura che formula la domanda, sostiene il mistero però sostiene che al di la di questo la risposta c’è.  Non si può rappresentare ciò che è l’essere perfetto e infinito, e la ricerca letteraria sia che ci dice all’inizio che non arriverò alla risposta, sia che dice che qualcosa c’è, partono, si nutrono, crescono grazie a queste domande. Di fronte a una visione di questo tipo il soggetto è preso da una grande forza estatica che non riesce a reggere e sviene. Dante ha già avuto un potenziamento delle abilità umane e ha la forza di finire il viaggio. Vi è qui il problema della memoria: la visione non può essere ricordata nei particolari, però il succo della visione gli è rimasto dentro. Dante figura il Paradiso con astuzia: dice che lo rappresenterà tutto, ma non è possibile quindi è giusto che si saltino delle cose perchè si deve adeguare alla memoria, alla lingua e infine a coloro che devono leggere e incontreranno delle difficoltà. Qui c’è una definizione della propria opera: “il poema sacrato”→ alcuni dicono che è sacro solo per la parte del Paradiso, altri dicono che è così per la concezione complessiva dell’opera. Vi è una ripresa di termini, episodi che abbiamo già incontrato e che vengono riutilizzati in bene.

   
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