Ascesa e caduta di Teodorico e degli ostrogoti in Italia – riassunto breve

Teodorico e Odoacre
Raffigurazione del duello fra Teodorico e Odoacre

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Teodorico, re ostrogoto educato alla corte di Costantinopoli, nel 489, per incarico dell’imperatore ,preoccupato per l’espansionismo di Odoacre in Dalmazia, portò in Italia il suo popolo. L’aristocrazia e l’episcopato cattolico si volsero subito dalla sua parte anche perchè Teodorico mostrò subito di voler operare in pieno accordo sia con l’aristocrazia sia con la chiesa cattolica, che prese sotto la sua protezione, pur essendo egli ariano al pari del suo popolo.
Con gli ostrogoti era la prima volta che si stanziava in Italia un intero popolo e che si operava un trasferimento di terre di grandi dimensioni sempre in base al principio dell’ospitalità dai proprietari romani ai guerrieri germanici. L’operazione però non fu traumatica perchè il declino demografico a cui avevamo assistito (nel 452 Italia e Spagna furono colpite dalla peste) faceva aumentare la disponibilità di terre. Inoltre non si instaurò la dominazione degli ostrogoti sulla popolazione romana ma si realizzò la coesistenza di due comunità con distinti ordinamenti giuridici e unite soltanto nella figura di Teodorico, re della sua gente e vertice dell’apparato politico – amministrativo romano, in quanto titolare della carica di prefetto in Italia. I goti erano gli unici ad avere il diritto – dovere di portare le armi, mentre i romani, rigorosamente esclusi dall’esercito, formavano una comunità distinta che continuava a vivere secondo il diritto romano. La compresenza di due ordinamenti giuridici nell’ambito dello stesso organismo politico costituiva una novità per l’Italia ma non per le altre regioni dell’impero perchè in esse la pratica dell’ospitalità aveva comportato l’introduzione di quella che oggi i giuristi chiamano la personalità del diritto, consistente nella possibilità per un gruppo etnico di vivere secondo le proprie leggi all’interno di un territorio regolato dal leggi diverse (in questo caso quelle romane). Nuove o almeno singolari erano invece la lucidità e la determinazione con le quali Teodorico perseguì il disegno di tenere distinte le due comunità, richiamando in vita una vecchia legge romana del 370 che vietava i matrimoni tra romani e barbari e sostenendo l’arianesimo un elemento essenziale dell’identità culturale del suo popolo. Ma il sogno di Teodorico si infranse tuttavia contro le resistenze sia del mondo germanico sia di quello romano. Su gran parte del primo era riuscito all’inizio a imporre una specie di protettorato con accordi e alleanze matrimoniali, che gli avevano consentito di legare a sé franchi, vandali, visigoti, burgundi e turingi ma la sua politica estera si scontrò con un analogo progetto egemonico concepito dal re dei franchi, Clodoveo. Contemporaneamente si complicavano i rapporti anche con il mondo romano e non tanto per l’espansionismo di Teodorico nel Balcani arrivando a conquistare la Pannonia e stabilendo il suo protettorato sulla Dalmazia, quanto piuttosto in seguito al ristabilirsi di una piena intesa tra papato e imperatore d’oriente in merito all’applicazione delle decisioni del concilio di Calcedonia. Nacque un clima di diffidenza, che portò Teodorico a vedere complotti ovunque. Nel 526 scomparve e nel 535 l’imperatore Giustiniano dava inizio alla riconquista dell’Italia nell’ambito di un più vasto progetto di riconquista dell’intero occidente. Inizialmente i franchi si formarono in un gruppo unitario da tanti piccoli aggregati nel IV – V secolo. A partire dal 482 furono via via inglobati nel dominio di Clodoveo, re dei franchi saliì al potere e divenne iniziatore della dinastia merovingia, detta così dal nome del suo forse mitico fondatore Meroveo.

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