Arnaut Daniel nel canto 26 dell’inferno di Dante (Divina Commedia)

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Durante il basso medioevo (1100–1230), il trovatore o trovadore o trobadore (forma arcaica) – al femminile trovatrice o trovatora o trovadora – (in occitano trobador pronuncia occitana: [tɾuβaˈðuɾ], originariamente [tɾuβaˈðoɾ] – al femminile trobairitz [tɾuβajˈɾits]) era un compositore ed esecutore di poesia lirica occitana (ovvero di testi poetici e melodie) che utilizzava la lingua d’oc, parlata, in differenti varietà regionali, in quasi tutta la Francia a sud della Loira.

I Trovatori non utilizzavano il latino, lingua degli ecclesiastici, ma usavano nella scrittura l’occitano. Indubbiamente, l’innovazione di scrivere in volgare fu operata per la prima volta proprio dai trovatori, supposizione, questa, da inserire nell’ambiente di fervore indipendentistico locale e nazionalistico (vedi età dei Comuni, nascita delle Università, eresie e autarchie cristiane).

Nel canto XXVI compare la figura di un altro trovatore: Arnaut Daniel. Il poeta ci viene presentato da Guido Guinizzelli, importante stilnovista (e precursore), e successivamente prende lui stesso la parola, parlando in provenzale. Rispetto alla figura di Bertran, nell’inferno, qui Arnaut viene presentato in virtù del suo talento poetico e non della sua colpa (la lussuria): Dante riconosce l’importanza di Arnaut e riprende, nel canto, le sue stesse poesie, sia a livello intertestuale che stilistico inserendo, talvolta, anche passi di altre poesie di autori provenzali. Già come per Bertran, Dante attua una rivalutazione del poeta che, già citato nel “De vulgari eloquentia”, assume nella Commedia un nuovo valore: Dante arriva a definirlo “fabbro”, costruttore di versi, come Daniel stesso si autodefiniva. Non ci è totalmente chiara la Colpa di Arnaut daniel, non viene esplicitata pienamente, forse è dipesa dalla sua poetica, incentrata sulla poesia d’amore cortese (l’amore cortese era esclusivamente amore extraconiugale); Dante utilizza la cornice dei lussuriosi per costruire una riflessione su se stesso e sulla sua vita: l’autoriflessione, nel Purgatorio, è largamente utilizzata da Dante, ed in questo canto tratta principalmente la tematica della poesia ispirata da una figura femminile, che avrà larga fortuna con Cavalcanti e Dante stesso. Per capire ed interpretare le scelte stilistiche, testuali e contenutistiche di Dante, è utile analizzare la rete di fitti collegamenti intertestuali che attraversano il canto: di rilievo è la citazione di Folchetto di Marsiglia con cui Arnaut inizia il discorso – Folchetto era uno dei poeti più presenti nel contesto della poesia duecentesca – così come la frase “Ieu suis Arnaut”, citazione diretta di Daniel, e l’uso di altri passi provenzali. L’unica differenziazione degna di nota sta nella lingua provenzale adottata da Dante nel canto, che non corrisponde a quella prediletta da Daniel: mentre Dante usa un linguaggio simile al “trobar leu”, piano e di chiara comprensione, il linguaggio di Arnaut apparteneva al “trobar clus”, una lingua ermetica ed oscura, difficile. La scelta di Dante è comprensibile se si considera che la Commedia doveva essere di facile comprensione e che il trobar leu permetteva una più immediata composizione delle rime; inoltre potrebbe aver scelto di utilizzare questa forma provenzale come richiamo all’uso del provenzale fatto da diversi stilnovisti, fra cui lui stesso

   
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