Appunti sul capitolo 30 dei Promessi sposi – breve analisi

Don Abbondio nel capitolo 24 dei promessi sposi confronto col cardinale Borromeo riassunto analisi

Nel capitolo 30 dei Promessi sposi Don Abbondio viene accolto molto bene. L’idea del ritorno è importante per Manzoni (ritorno di Don Abbondio al cammino). Ci sarà più avanti il ritorno di Renzo nella Milano appestata: alla fine trova il momento più alto del percorso spirituale, ossia quello in cui viene perdonato Rodrigo e ritrova Lucia.
Il ritorno sui passi è importante perchè lo scrittore crede nella possibilità di un riscatto di un periodo negativo che diventa positivo. Mostra lo scorrere del tempo, mentre per Don Abbondio è tutto fermo, quindi è un personaggio negativo perchè non si muove. Il ritorno salva gli umili, meno per gli aristocratici.
Quando i Lanzichenecchi se ne sono andati loro ritornano: Don Abbondio trova la sua casa tutta depredata e i Lanzichenecchi hanno trovato anche il denaro sepolto (perfidia dello scrittore).

Delle cose rapinate c’è da dire un fatto: Perpetua ha il sospetto che quando le persone abbandonano la casa ne approfittino gli sciacalli, e lancia le sue accuse ma la paura di Don Abbondio è tale che non vuole neppure  che si dica una cosa del genere, “basta avere salva la vita”.

In questo momento Agnese viene aiutata da un cirato che avrebbe potuto lamentarsi di lei.

Questo nel suo piccolo è una rappresentazione di uno sfacelo: rappresentazione pessimistica del quadro generale. Vediamo un orrore di un esercito che scende e l’orrore del Manzoni per questa guerra, ma il guaio è che nella realtà, quando deve descrivere i fatti, deve dire la violenza, il dolore: una popolazione inerme che è vittima di soprusi. Lo sfacelo si allarga anche a livello più basso: la precisazione che nel paese ci sono degli sciacalli si può spiegare con il fatto che non è un pericolo grave, è banale ma è una disgregazione morale dall’alto in basso, in una situazione economica e sociale difficile. Abbiamo una successione di cose negative: dal matrimonio a tutte le cose contaminate dal male. questo viene raccontato con toni gravi e apocalittici/severi. Qua c’è una visione complessivamente negativa a tutti i livelli, di salvano solo i personaggi umili o personaggi santi che stanno molto in alto.

Questa ironia ci nasconde la sostanza pessimistica del romanzo. Il narratore la sottolinea attribuendola al ‘600 ma lui parla anche del suo periodo. Ci fa capire che i mali di questo secolo appartengono alla natura umana anche nel lettore contemporaneo.

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