Appunti su “L’educazione del genere umano” (1790 Lessing)

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Nel 1790 Lessing pubblica in forma anonima un breve scritto in aforismi (sentenze, detti sapienziali, proverbi) che si intitola “L’educazione del genere umano” (Die Erziehung des Menschengeschlechts) in cui viene raccontata una sorta di parabola: Dio dona agli uomini la sua legge (la legge mosaica, Torat Moshe), ma non al popolo più colto ed erudito: i greci, ma a un popolo barbarico, rozzo, ignorante, un popolo di pastori: gli ebrei; in questo deve vedersi la potenza di Dio che sceglie il più ignorante tra i popoli, quello che ancora non ha una forma di scrittura, e gli fa dono della legge per mostrare la sua potenza, così facendo dà all’umanità un severo pedagogo (la Torat Moshe); quella legge che, secondo quanto scriverà San Paolo nella Lettera ai Romani, ha la funzione precisa di manifestare il peccato, infatti finché non c’era la legge non c’era neanche il peccato e quindi quella legge a cui nessuno di noi può adempiere – dice Paolo – perché siamo peccatori legati alla carne. Ma dice Lessing che vi era la necessità di questo “duro pedagogo” affinché l’umanità fosse avviata sulla strada della giustizia e della virtù. Quando questo avviene poi Dio dà un secondo pedagogo più mite, che mostri non più con la durezza della legge ma con la forza dell’esempio personale: Gesù Cristo, il Dio che si fa uomo. Una volta che la figura di Cristo ha mostrato, con il suo esempio, come ci si deve comportare e quali sono le verità che bisogna apprendere ecco che l’uomo a quel punto è avviato sulla strada della ragione e allora – dice Lessing, riprendendo la profezia di un mistico medioevale: Gioacchino da Fiore – verrà un terzo regno nel quale sia l’Antico che il Nuovo testamento saranno superati, non ci sarà più bisogno di religione perché una sola sarà la religione, sarà il regno della ragione, a cui però saremo potuti giungere in virtù dei due pedagoghi che Dio ci ha messo a disposizione ovvero la legge mosaica ed il cristianesimo.

Anche per Lessing dunque, come poco più tardi per Kant, ciò che conta nella religione è: la verità di ragione, il fatto che la religione metta sulla strada della ragione.

Su questo punto Nietzsche non è tanto più lontano, si limiterà a dire che: una volta raggiunta la ragione (Nietzsche ovviamente intende la ragione a modo suo) non c’è più bisogno del pedagogo, non si è più cristiani proprio perché lo si è intimamente, perché l’essere cristiani implica che a un certo punto non si sia più cristiani perché si è realizzato il cristianesimo dentro di noi. Nel frammento noto come Il nichilismo europeo Nietzsche dice che il Cristianesimo ha avuto il merito di salvare l’uomo dalla non significano, dalla disperazione e perfino giustificato il male. L’uomo è cresciuto grazie al Cristianesimo, ma proprio nella misura in cui l’uomo è cresciuto grazie ad esso non ne ha più bisogno. Se leggiamo in controluce Kant e Nietzsche avremo posizioni non così distanti come ci potremmo aspettare.

Il problema essenziale fin qui esposto è quello del confronto tra verità di ragione e verità di fede.

   
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